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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Forum Alessandro Preziosi
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genziana



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MessaggioInviato: Dom Feb 24, 2019 02:01    Oggetto: LIBERI DI SCEGLIERE |ROBERTO DI BELLA Tribunale per i Minori Rispondi citando




ALESSANDRO PREZIOSI, nel ruolo del magistrato, IN


LIBERI DI SCEGLIERE TV movie di Giacomo Campiotti


RIvedi in esclusiva tramite RAIPLAY.IT e in qualità HD

installa L'APP su SMART TV o altro dispositivo abilitato









ha scritto:




LIBERI DI SCEGLIERE”, dalla fiction alla realtà.
Al via in questi giorni tante iniziative con tappa nelle scuole e negli istituti di pena.
La soddisfazione di Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i Minori di Reggio Calabria.





Liberi di scegliere” è questo il titolo assai più che metaforico della pellicola dedicata all’esperienza che vede protagonista il presidente del Tribunale per i Minori di Reggio Calabria Roberto Di Bella, impegnato in quella che può senza dubbio definirsi un’operazione di rinascita culturale, dalla quale proprio in questi giorni stando prendendo le mosse tutta una serie di iniziative ad ampio raggio che passando dalle scuole alle carceri ci consegnano la cifra di un cambiamento di rotta in atto ormai da tempo. Il film coprodotto da Rai Fiction e Bibi Film Tv, diretto da Giacomo Campiotti parla del coraggio del presidente del Tribunale per i Minori di Reggio, nel film Marco Lo Bianco, interpretato da Alessandro Preziosi, impegnato nella concretizzazione di misure alternative attraverso cui fornire ai ragazzi nati in famiglie di mafia almeno una possibilità di crescita lontano dai cointesti di riferimento, offrendo così loro la possibilità di scegliere consapevolmente il proprio futuro. Ci sono tante lettere sulla scrivania di Roberto Di Bella, ce ne accorgiamo fin da subito, appena entrati nel suo studio dove con garbo ed attenzione ci riceve in un freddo pomeriggio di metà febbraio. Siamo andati a trovarlo per parlare con lui di questa straordinaria esperienza, quella televisiva e naturalmente quella reale. Lo abbiamo raggiunto in quella che ormai da anni è la sua seconda casa, quell’ufficio divenuto nel tempo quasi un luogo di frontiera, crocevia di sorrisi e di lacrime, di abbracci di benvenuto e saluti di addio dal sapore non sempre uguale, frutto di sentimenti contrastanti e spesso contrastati. Ha una faccia da persona buona il dottor Di Bella, schietta, sincera, la faccia di un uomo che lascia trasparire in modo netto il suo approccio alle problematiche della vita, quelle particolari, intime, sofferte, che per essere affrontate richiedono un’attitudine all’empatia, al contatto umano, agli sguardi, ai sorrisi ed alle parole, specie a quelle non dette. Torniamo alle lettere sulla scrivania, perché non sono lettere qualsiasi quelle, sono missive che assumono il valore della testimonianza, fogli che diventano una finestra spalancata su di un mondo parallelo, fatto di sofferenza, di privazioni, di rimpianti e disillusioni. Una di quelle lettere, ripresa poco tempo fa da un noto quotidiano nazionale, è a firma di un tale Giuseppe, un giovane boss della ‘ndrangheta, detenuto da circa dieci anni in regime di 41 bis, su di lui gravano come un macigno una condanna definitiva a diciotto anni per associazione mafiosa ma soprattutto un’altra in primo grado all’ergastolo per omicidio. Giuseppe ha un figlio oggi dodicenne e sono il pensiero di quel bambino, unito allo spauracchio del carcere a vita a guidare la sua mente e la sua penna. “Scrivo da padre che soffre per il proprio figlio e sono d’accordo con Lei quando dice che solo allontanandolo da questo ambiente potrà forse avere un futuro migliore. Se avessi avuto le stesse possibilità, forse non sarei dove sono adesso”. In queste righe iniziali di una missiva ben più lunga, troviamo l’essenza dell’opera di Roberto Di Bella, il dna di un cambiamento che fino a poco tempo fa sembrava impensabile, improponibile. Agli albori degli anni ottanta la Legge Rognoni-La Torre rappresentò lo spartiacque utile ad entrare nel cuore degli istituti di credito siciliani, quelli che le cronache dell’epoca definirono i “santuari” della mafia. Oggi l’impegno ed il senso di responsabilità di Roberto Di Bella uniti ad un coraggio non comune, hanno prodotto un risultato certamente più importante di quello, perché non è azzardato parlare anche in questo caso di santuari. Entrare nel cuore delle famiglie di mafia, significa infatti cercare di scalfire un monolite granitico, uno scrigno in cui vengono custodite le regole che devono essere tramandate in nome ed attraverso un vincolo di sangue inviolabile, indissolubile. Entrare nell’enclave familiare significa cercare di scardinare dal di dentro un’ideologia, un credo, un modo di essere praticato in modo pedissequo, con ostinazione, quasi con religiosa osservanza. Proprio per questo l’azione portata avanti da Di Bella riveste un’enorme valenza sociale che ha dato la stura ad un cambiamento per certi versi dirompente.

Abbiamo chiesto al dottor Di Bella, quando e come nasce l’idea di una fiction su questa storia.

L’idea - ci dice - nasce intorno al duemilaquindici da un incontro con la sceneggiatrice Monica Zapelli, la stessa sceneggiatrice de I cento passi, pellicola dedicata alla storia di Giuseppe Impastato e di Lea, dedicata alla tragedia di Lea Garofalo. L’idea mi ha coinvolto fin da subito, e dall’inizio ho inteso precisare al regista che la figura del giudice non sarebbe dovuta emergere come quella dell’eroe, piuttosto avrebbe dovuto coniugare l’autorevolezza ad una necessaria empatia verso i ragazzi e verso le madri che come vedremo hanno un ruolo fondamentale in questa vicenda”.

Quanto il personaggio televisivo si avvicina realmente a Roberto Di Bella?

Il regista, ma anche chi si è occupato di scrivere la sceneggiatura hanno fatto un lavoro straordinario. Non è facile conciliare i tempi televisivi assai ristretti, con l’esigenza di far comprendere un messaggio così importante e complesso a chi non conosce un contesto particolare come quello delle famiglie di mafia e lo sfondo sociale in cui operano. Il giudice deve essere misurato ed allo stesso tempo depositario di una sofferenza emotiva che viene fuori puntualmente quando si occupa di ragazzi con simili problematiche. La forza che lo spinge ad andare avanti anche di fronte a situazioni che appaiono insormontabili risiede nella speranza del riscatto”.

A breve partirà un ciclo di iniziative promosse da Libera e dal Centro sociale Agape che faranno tappa in diversi istituti scolastici e in alcuni istituti penitenziari. Sembra poi che il CSM abbia invocato una legge specifica su questo tema, cosa ci può dire rispetto a questo?

Le iniziative che partiranno a breve rivestono una grande valenza, perché rivolgere un messaggio così importante ai ragazzi delle scuole era assolutamente necessario, come lo è indirizzare un’attenzione particolare alle carceri, spesso intesi come luoghi marginali cui non pensare. Ad oggi ci troviamo di fronte ad una situazione di difficile gestione, per uscire dalla quale sarebbe necessario creare delle reti di supporto ai provvedimenti, passando da una seria formazione di professionisti, psicologi, assistenti sociali, educatori, famiglie affidatarie che abbiano una preparazione specifica, ma oltre a questo serve anche e soprattutto un concreto aiuto da parte dello Stato, che garantisca ai ragazzi ed alle madri che scelgono di allontanarsi dai propri contesti di appartenenza, la certezza di un inserimento nel mondo del lavoro piuttosto che l’accesso ad un’adeguata istruzione”.

A che punto siamo rispetto a questo percorso?

Attualmente molte donne con i propri ragazzi hanno deciso di andare via dalla Calabria, ma purtroppo non esiste ancora una legge che le tuteli adeguatamente. Oggi ci troviamo di fronte ad un evidente vulnus normativo, giusto per intenderci, la mancata tutela nasce dal fatto che un minore o anche la madre, pur dissociandosi dal contesto criminale non possono godere di alcun beneficio non essendo di fatto inseriti nel programma di protezione. Rispetto a questo andrebbe garantita una tutela adeguata all’importanza di una scelta dalla valenza straordinaria che contribuisce a minare dal di dentro la credibilità su cui fino ad oggi la realtà criminale ha fatto leva. Oltre a questo, vorrei porre l’accento su un’altra necessità. A Reggio abbiamo un protocollo giudiziario distrettuale. Sarebbe molto importante che fosse cristallizzato in una norma, perchè prevede dei circuiti comunicativi tra i diversi uffici giudiziari”.

Se le chiedessi di fare un bilancio e di indicarmi una sua aspettativa per l’immediato futuro?

Ritengo che un primo bilancio sia assolutamente positivo, oggi testimoniato anche dal grande successo della fiction, ma, al di là di questo, quotidianamente giungono decine di lettere da parte di madri, di ragazzi, ma anche di padri detenuti, che mi chiedono di intervenire per dare ai propri figli la speranza di un futuro diverso e se questo sta accadendo vuole dire che qualcosa nelle coscienze si è mosso, si sta modificando. Ricevo poi tantissime richieste da parte di istituti scolastici che vogliono utilizzare la pellicola per scopi didattici, segno che il messaggio è stato colto nella sua essenza toccando le corde emotive della società civile. Trovo sia poi un eccezionale segnale di speranza il fatto che alcuni dei nostri ragazzi attualmente fuori regione, abbiano collaborato alla sceneggiatura del film, dunque il mio auspicio è che tanti altri ragazzi, tante donne, e perché no anche tanti padri oggi detenuti o latitanti possano, guardando quelle immagini immedesimarsi, ritrovarsi e magari individuare la via verso la speranza, la stessa che molti stanno già percorrendo”.



di Gianfranco Marino, 18/02/2019 - pubblicato via CALABRIAonWEB.it






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genziana



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MessaggioInviato: Mer Mar 06, 2019 19:38    Oggetto: RAI DUE 06/03/19, 23:35, MINE VAGANTI film di Ferzan OZPETEK Rispondi citando








STASERA MERC. 6 MARZO 2019 RAI 2 23:35 HD 502

commedia: "MINE VAGANTI" regia di Ferzan Ozpetek








ennesima riproposizione di un classico del cinema italiano, e non si smette mai di rivederlo, anche in notturna, dopo la Champions
su Rai1 cambiamo canale e conciliamo testa e cuore, sogni d'oro!








martedì 12 MARZO 2019 - RAI MOVIE 13:40 Can. 24



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genziana



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MessaggioInviato: Mar Mar 19, 2019 11:10    Oggetto: Tanti Auguri PER ALESSANDRO - 19 marzo 2019 - Festa del Papà Rispondi citando




19 marzo'19 dal Forum ufficiale di Alessandro Preziosi






              oggi e sempre un augurio gioioso

              e spensierato con Elena e Andrea

              per te Alessandro, allegra la festa

              sereno l'abbraccio!!!
              da piero e giuliana


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Beate-1969



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MessaggioInviato: Mar Mar 19, 2019 13:38    Oggetto: Rispondi citando


Auguri, Auguri!

Per la



per te mio caro amico Alessandro, insieme con i tuoi figli meravigliosi Elena e Andrea!

Vi auguro una giornata meravigliosa!

Baci enorme

Bea



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Mi dispiace per il mio cattivo italiano

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Helena x



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MessaggioInviato: Mar Mar 19, 2019 17:11    Oggetto: CIAO.... Rispondi citando


AUGURI PAPÁ ALE....

TUTTO BENE PER TE AD I TUOI CARI.....

HELENA....
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Marisol



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MessaggioInviato: Mar Mar 19, 2019 21:56    Oggetto: Rispondi citando


Felicidades a todos los papás del foro, especialmente a Ale y mi queridísimo papá... ¡¡te quiero!!

Marisol
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La vera ricchezza è prendere la vita con amore, donando amore.



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labellaelabestiax



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MessaggioInviato: Mer Mar 20, 2019 11:04    Oggetto: Re: ciao a tutti Rispondi citando


Alessandro ha scritto:
un piccolo saluto per questi ultimi giorni di vacanza.Vi abbraccio tutti e a presto con tante novità. sempre vostro
saluti a te un abbraccio
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genziana



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MessaggioInviato: Ven Mar 22, 2019 20:25    Oggetto: LIBERI DI SCEGLIERE, Giacomo Campiotti, RAIPLAY - recensione Rispondi citando











ha scritto:




LIBERI DI SCEGLIERE” - di Giacomo Campiotti




24 dicembre 2006, porto di Reggio Calabria. L’adolescente Giovanni Tripodi (interpretato da Vincenzo Palazzo) incontra all’imbarco del traghetto per Messina Marco Lo Bianco (interpretato da Alessandro Preziosi), il giudice del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria che lo ha seguito negli ultimi anni. Le loro strade sono destinate a dividersi, anche perché Giovanni è diventato maggiorenne, e resta così escluso dalle competenze civili e penali del giudice minorile. Giovanni sta andando ad incontrare la madre Enza (interpretata da Nicole Grimaudo), i fratellini gemelli Domenico e Teresa (interpretati da Carmine Buschini e da Federica Sabatini) e il padre Antonio (interpretato da Francesco Colella) latitante per reati di ‘ndrangheta in un nascondiglio sull’Aspromonte. Subito si assapora la trasmissione dei codici di comportamento mafioso nelle generazioni: le figure femminili sottomesse a quelle maschili, entrambi i gemelli venerati con regali molto costosi e il maschio che deve imbracciare un kalashnikov; mentre tutti si accingono a condividere la cena di Natale, fanno irruzione le forze dell’ordine che mandano a monte la cena ma il padre riesce a dileguarsi da una delle uscite secondarie del nascondiglio. Il giudice minorile viene svegliato alle 5.22 e si reca subito in carcere a trovare Giovanni che afferma: “E’ mio padre, lo dovevo salvare”. A seguito della perquisizione di casa Tripodi, in cui il piccolo Domenico dice alla sorellina “non ti preoccupare, ti proteggerò io”, il giudice minorile convoca la madre Enza coi gemelli in Tribunale. Le ricorda la storia del marito Antonio, e dei fratelli di lui, uno ucciso e l’altro ergastolano, e le propone di portare via i figli prima che sia troppo tardi per loro, lontano dalla Calabria.

Passano gli anni. È la volta di Domenico, oramai adolescente che viene fermato per possesso d’armi. Essendo ancora incensurato, il giudice Lo Bianco gli revoca la misura cautelare, ma dispone contestualmente un provvedimento amministrativo di allontanamento di Domenico dalla famiglia e dalla Calabria. Nella fiction così come nella realtà, questo provvedimento osteggiato dal difensore e dalla famiglia del ragazzo, e criticato dall’avvocatura, dalla magistratura e dalla stampa che parla di “deportazione di minori”, segna il punto di svolta della giustizia minorile ed è al centro della fiction “LIBERI DI SCEGLIERE” e prodotta da Rai Fiction e Bibi Film Tv, andata in onda su Rai Uno il 22 gennaio 2019 e visionabile su RaiPlay.

L’opera di Giacomo Campiotti, prende spunto dall’esperienza di Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, e dall’omonimo progetto “Liberi di scegliere”, frutto del tentativo costruito giorno dopo giorno di strappare i figli di famiglie ‘ndranghetiste dal loro destino e finalizzato a facilitare il loro allontanamento e reinserimento abitativo e lavorativo fuori Regione. Questo progetto ha portano alla sottoscrizione di due Protocolli d’intesa - uno tra i Ministeri della Giustizia e dell’Interno, la Regione Calabria e gli uffici giudiziari regionali, e l’altro tra il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, il Tribunale per i minorenni, la Procura per i minorenni quella distrettuale di Reggio Calabria, la Procura Nazionale Antimafia e l’Associazione Libera, sostenuto dalla Conferenza episcopale italiana – e ad una risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio Superiore della Magistratura in data 31 ottobre 2017.

Occorre innanzi tutto esprimere un ringraziamento a Roberto Di Bella, per il messaggio in primis educativo che è riuscito a far veicolare non solo attraverso il titolo molto significativo del progetto e della fiction, ma anche attraverso il “cambiamento” che la tipologia di intervento messi in atto ha scatenato e che consente di dare davvero speranza e di contaminare un contesto così impervio e chiuso, interrompendo quella trasmissione generazionale di ruoli e funzioni che sembrava davvero inarrestabile.

È altresì degno di nota il lavoro realizzato dal gruppo di sceneggiatori, in primis Monica Zapelli, perché è riuscito a ricostruire fedelmente e realisticamente un contesto per molti poco conosciuto, a far risaltare la capacità e il desiderio del presidente Di Bella di comprendere fino in fondo, il suo coraggio, così come la sua capacità di ascoltare i ragazzi in modo empatico, il lavoro di squadra dei giudici del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria ed il lavoro di rete con i servizi sociali e con le comunità residenziali, a dare profondità al personaggio di Domenico contraddistinto da un evidente tormento tra due mondi e due scelte contrapposte (da un lato la voglia di riscatto e di cambiamento e dall’altro la fedeltà nei confronti della propria famiglia d’origine, la “famiglia d’onore”), infine a far risaltare la presa di coscienza che una via d’uscita esiste.

È quasi un'impresa titanica riuscire a sintetizzare in un'ora e mezza di fiction, un percorso così complesso che è durato anni.

Occorre sottolineare che in questa fiction, finalmente, ne escono vincenti lo Stato, la Giustizia e le regole.

È un’opera da vedere e da diffondere soprattutto nelle scuole, per questo motivo Roberto Di Bella ha ricordato che la Rai ha deciso di cedere il film al Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, all’Associazione Libera e al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il potenziale educativo.




di Joseph Moyersoen, 19/02/2019 - pubblicato via web UBI-MINOR.org

recensione pubblicata sulla rivista “MinoriGiustizia”, Franco Angeli, n.1;

25/02/2019, via sito web del
Tribunale per i Minorenni di Milano
che ospita le recensioni di Joseph Moyersoen, giurista, referente relazioni esterne e cooperazione internazionale della Commissione per le dozioni internazionali, già giudice onorario presso Tribunale per i Minorenni, Milano.



La fiction è visionabile al link: www.RAIPLAY.it/programmi/liberidiscegliere/











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marystone



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MessaggioInviato: Dom Mar 24, 2019 01:59    Oggetto: Rispondi citando


La Rai ha fatto una cosa bella cedendo il film alle istituzioni minorili.
Questa fiction trasmette un ottimo messaggio...trattandosi...fra l'altro di storia vera.
Ben vengano questi lavori se servono ad aiutare tanti minori che vivono un disagio sociale.

un forte abbraccio caro Ale.

mariella
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labellaelabestiax



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MessaggioInviato: Mar Mar 26, 2019 18:47    Oggetto: Re: NESSUNO COME NOI regia di De Biasi con Preziosi e Felber Rispondi citando


visto quasi tutti i film compreso nessuno come noi
bravissimo il nostro ALESSANDRO PREZIOSI
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genziana



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MessaggioInviato: Lun Apr 08, 2019 19:15    Oggetto: RAIPLAY Punto di svolta RAI5, 08/04/19 PREZIOSI legge PROUST Rispondi citando




Alessandro Preziosi legge Marcel PROUST: "La ricerca

del tempo perduto", nel documentario Punto di Svolta

presentato da RAI CULTURA per RAI 5 e RAI PLAY HD


Edoardo Camurri racconta l'autore plurale, sferzante,
lirico, ironico, filosofico, in ultima analisi moderno









Leggere Marcel Proust significa interrogarsi sui motivi che rendono la vita degna di essere vissuta. Edoardo Camurri sullo sfondo della cattedrale di Chartes ci racconta la Recherche, questo incredibile romanzo che ha sconvolto e cambiato per sempre il paesaggio letterario del Novecento, nell'ultimo appuntamento con la serie con le letture di Alessandro Preziosi. Il guaio è che per avere il tempo di leggere la Recherche bisogna essere molto malati o rompersi una gamba, così Robert, il fratello di Proust. Aveva ragione, ma esistono anche altre possibilità, per esempio cominciare ad assaporare lentamente e con gusto "La ricerca del tempo perduto";, magari guardando la puntata di "Punto di Svolta"; a lui dedicata. Marcel Proust è un autore plurale, lirico, sferzante, ironico, filosofico, in ultima analisi moderno. Immergersi ne La ricerca del tempo perduto significa interrogarsi sui motivi che rendono la vita degna di essere vissuta. Quali saranno? La scalata sociale, le celebrities, l'amore o l'arte? E quali contributi ha dato Proust per comprendere la memoria, ovvero la base del nostro io? Le riprese sono state effettuate a Chartes, sullo sfondo della magnifica cattedrale gotica, con le sue affascinanti vetrate. Proust amava le cattedrali e quest'ultime possono essere usate per raccontare l'architettura del suo romanzo. Altro luogo che fa da sfondo alle riprese la strana, anomala, originale e poco conosciuta Maison Picassiette, costruita da Raymond Isidore. I critici della puntata sono Daria Galateria e Giuseppe Scaraffia, ospite Alberto Oliverio.








stasera lunedì 8 aprile 21:15 RAI 5 (primo passaggio)


repliche tv: 10/4, 17:10 - 12/4, 09:45 - 14/4, 12:45;


RAI PLAY HD su SMART TV o altro dispositivo abilitato






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genziana



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MessaggioInviato: Mar Apr 23, 2019 17:09    Oggetto: LIBERI DI SCEGLIERE di Giacomo CAMPIOTTI dal 12/05/19 su DVD Rispondi citando




ALESSANDRO PREZIOSI, nel ruolo del magistrato, IN



"LIBERI DI SCEGLIERE"

il tv movie di Giacomo Campiotti ora in DVD Rai-Com



disponibile nei migliori store on line dal 22 maggio'19



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genziana



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MessaggioInviato: Mar Apr 23, 2019 18:33    Oggetto: LIBERI DI SCEGLIERE di Campiotti - AVVENIRE.it con DI BELLA Rispondi citando



ha scritto:




. Reggio Calabria. Il grazie dei boss al giudice:

. «Aiuta i nostri figli».|"LIBERI DI SCEGLIERE"





Il presidente del Tribunale per i Minori rivela: mi scrivono anche dal 41bis. In carcere i protagonisti della fiction Rai



«Date la possibilità ai vostri figli di scegliere una vita diversa dalla vostra». Non usa giri di parole Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria. Ad ascoltarlo, mercoledì sera nel salone della Casa circondariale 'Giuseppe Panzera' della Città sullo Stretto, ci sono i detenuti di massima sicurezza del carcere reggino. Sono 'uomini d’onore', affiliati alla ’ndrangheta e alcuni sono padri che hanno visto i propri figli allontanati da un provvedimento firmato dal loro interlocutore. L’iniziativa è stata promossa da Libera, Centro comunitario Agape e la rete delle Alleanze Educative.

Un confronto, a carte scoperte. «Non è vero che non c’è scelta per colpa della famiglia di origine, i ragazzi sono 'costretti' dallo Stato che gli fa terra bruciata attorno», ribatte uno dei detenuti. «C’è un costo emotivo altissimo in quello che faccio – ha spiegato Di Bella – ma non potete immaginare la frustrazione di ritrovare a dover giudicare i figli o i nipoti di persone che in precedenza erano già passate dal mio ufficio per reati simili». Una cosa è certa, la fama di 'confiscatore di figli' che per i primi anni ha accompagnato il presidente del Tribunale per i Minorenni negli ambienti delle cosche, sta iniziando a umanizzarsi. «Lei non ha paura di essere lasciato solo?», domanda un esponente mafioso che sta scontando la sua pena in carcere provando ad incalzare Di Bella: «Quale altra istituzione sta adempiendo realmente al suo ruolo come fa lei?». La logica della delegittimazione rimane nei cliché dialettici della ’ndrangheta.

Ma anche su questo il giudice messinese ha pochi dubbi: «Bisogna tutelare i ragazzi, alleggerire le loro spalle dall’eredità schiacciante che si trovano a sopportare. Anche voi volete che i vostri figli siano liberi di scegliere». A riprova di ciò sono le decine di lettere in cui diversi detenuti (anche del 41 bis) chiedono a Di Bella di intervenire per 'salvare' quei ragazzi dal destino apparentemente segnato. Succede anche di più: «Mi stanno scrivendo semplici detenuti e perfino boss al 41 bis. 'Giudice, la ringrazio – dicono –. Prosegua nella strada che ha intrapreso per i nostri figli, avessi avuto io la stessa opportunità che sta fornendo ai miei ragazzi forse non mi troverei nel luogo di sofferenza in cui sono ora» ha raccontato Di Bella.

Accanto a lui, sono entrati nel 'limbo' carcerario anche due degli attori protagonisti del cast di 'Liberi di scegliere', la fiction andata in onda su RaiUno lo scorso 22 gennaio diretta da Giacomo Campiotti e che ha fatto conoscere al grande pubblico il protocollo che prevede la sospensione della responsabilità genitoriale delle famiglie mafiose. Si tratta di Francesco Colella e Saverio Malara, artisti calabresi, che hanno voluto spiegare come la serie-tv sia di segno opposto rispetto a quelle che mitizzano il crimine, avallando la 'seduzione criminale' che i clan esercitano nel controllo capillare dei territori. Per fronteggiare questa emorragia valoriale, negli anni sono stati 60 i minori entrati nel progetto del Tribunale dei Minorenni, di cui 40 sono stati allontanati dalla Calabria. [...]


© RIPRODUZIONE RISERVATA fonte: www.avvenire.it/attualita/pagine/il-grazie-dei-boss-al-giudice-sta-aiutando-i-nostri-figli


di Federico Minniti - 23/02/19 - pubblicato via AVVENIRE.IT, Attualità





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MessaggioInviato: Mar Apr 23, 2019 19:10    Oggetto: ERAVAMO SCHIAVI corto di Marco Ponti, voce narrante PREZIOSI Rispondi citando




    Alessandro Preziosi è la voce narrante per il corto:

    "ERAVAMO SCHIAVI" documentario di Marco Ponti

    anteprima nazionale: XXIII ValSusa FilmFest 2019






IL FILM dura 60 minuti ed è stato prodotto dalla Sugarland in collaborazione con Zero dB Studios, con la voce narrante di Alessandro Preziosi.
LA SINOSSI:
Nel 1944 la Germania nazista è prossima alla disfatta. Hitler manda al fronte chiunque sia in grado di combattere.
Dai paesi occupati vengono deportati con la forza uomini e donne per farli lavorare nelle fabbriche tedesche.
A fine giugno in Valle di Susa, zona ad alta densità partigiana, i tedeschi scatenano un rastrellamento di massa.
Alle 16:30 del 29 giugno 1944, dalla stazione di Torino, parte un treno piombato con settecento prigionieri, catturati in tutta la valle, da Bussoleno a Avigliana. Alcuni di loro sono solo dei ragazzini di 14, 15 anni, ed alcuni i deportati col fratello o col padre.
Il loro destino è la fabbrica di autocarri della Daimler-Benz a Gaggenau e lavoreranno come schiavi per il Terzo Reich. Sono circa centomila i lavoratori coatti italiani, sfruttati come milioni di altri schiavi da tutta Europa nell’economia di guerra nazista. Uno su dieci non tornò a casa.
Di quelli che tornarono, quasi nessuno riuscì a raccontare l’orrore di quello che aveva vissuto.
Questo film è il racconto, crudo e emozionante, di tre di loro (Ottavio Allasio, Bruno Fiora e il compianto Maurilio Borello) che, a distanza di settant’anni, hanno deciso di aiutarci a non dimenticare mai quello che è successo.
E di insegnarci con la loro esperienza che, oggi come allora, di lavoro si può morire.



Venerdì 12 aprile 2019, presso il Cinema Comunale di Condove (Torino), Piazza Martiri della Libertà 13, Marco Ponti ha presentato in anteprima nazionale al XXIII Valsusa Filmfest il film che ha appena ultimato, primo documentario di carattere storico da lui realizzato con un’importante e cosciente presa di posizione sull’importanza di “fare memoria”, obiettivo da sempre perseguito dal Valsusa Filmfest.

“Eravamo schiavi” racconta di tre ragazzi valsusini che nel 1944 vennero catturati dai nazifascisti e portati in Germania a lavorare come schiavi in una fabbrica di autocarri.

Erano presenti in sala due testimoni diretti della storia raccontata e il figlio di un terzo testimone. Ingresso gratuito (ore 21:00).


Durante la giornata il regista di Avigliana ha condotto, nella bellissima location di Cascina Roland di Villar Focchiardo, un workshop sul tema "Raccontare la (nostra) realtà. Come il cinema e la letteratura possono salvare l'ambiente in cui viviamo. Un laboratorio senza molte risposte esatte, ma con tante domande su quello che il narratore può fare in tempi difficili come il nostro".



MARCO PONTI

Regista e sceneggiatore, è nato ad Avigliana (in bassa Valle di Susa), realizza nel 2001 il suo lungometraggio di debutto “Santa Maradona” con Stefano Accorsi, per il quale vince il David di Donatello come migliore regista esordiente. Negli anni successivi scrive e dirige altre commedie cinematografiche di successo, soprattutto tra il pubblico giovanile e sempre con interpreti di primissimo piano: A/R Andata + Ritorno, Passione sinistra, Ti amo troppo per dirtelo, Io che amo solo te, La cena di Natale, Vita spericolata. E' anche regista di video musicali (per Vasco Rossi e Jovanotti), e docente di narrazione alla Scuola Holden di Torino.




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MessaggioInviato: Mar Apr 23, 2019 20:24    Oggetto: ERAVAMO SCHIAVI documentario di Marco Ponti ValSusa FilmFest Rispondi citando









    Alessandro Preziosi è la voce narrante per il corto:

    "ERAVAMO SCHIAVI" documentario di Marco Ponti

    proiezione fuori concorso al XXIII Valsusa Filmfest






LA XXIII EDIZIONE - 2019 - DEL VALSUSA FILMFEST



Si svolge tra il 9 ed il 28 aprile 2019 in dieci comuni della Valle di Susa - Avigliana, Bussoleno, Chianocco, Chiomonte, Condove, Oulx, Sant’Ambrogio di Torino, Susa, Venaus, Villar Focchiardo – oltre che a Torino e nelle carceri di Fossano (CN), Scampia e Poggioreale (Napoli) con le proiezioni del progetto “Corti Dentro- Da giudicati a giudicanti”. www.valsusafilmfest.it


E' un Festival sui temi del recupero della memoria storica e della difesa dell'ambiente che da 19 anni anima la Valle di Susa caratterizzandola come un luogo aperto all'incontro e al confronto culturale attraverso concorsi cinematografici, proiezioni fuori concorso e numerosi eventi collaterali tra letteratura, cinema, musica, arte e impegno civile; si svolge nel mese di aprile e ogni anno propone un tema su cui riflettere e sulla base del quale vengono organizzati la maggior parte degli appuntamenti.

Obiettivo principale del Filmfest è quello di promuovere cultura dando ampio spazio alle nuove generazioni e ai modi in cui intendono raccontare i fatti del nostro tempo e della nostra storia attraverso il mezzo cinematografico. Una manifestazione che si è sempre proposta come luogo d’incontro e di confronto per produzioni indipendenti creando al contempo situazioni ed eventi che aiutino a riflettere e a cogliere i cambiamenti sociali, culturali e politici di questo inizio di secolo.



La competizione si articola generalmente in 5 sezioni: Documentari, Le Alpi, Cortometraggi, Memoria Storica e Videoclip Musicali. Il tema principale è obbligatorio solamente per le opere che concorrono alla sezione Documentari con una durata massima di 60’; nelle sezioni Cortometraggi (durata massima 30’) e Videoclip Musicali (durata massima 6’) il tema è generalmente libero; la sezione Le Alpi è per filmati sulla montagna e sulla cultura montana (durata massima 60’); la sezione Memoria Storica, organizzata in collaborazione con l’ANPI Valle di Susa, è riservata a opere, della durata massima di 60’, che intendono consegnare a futura memoria la documentazione di un avvenimento della nostra storia passata e recente.

IL FILMFEST E LA VALLE DI SUSA
Il Filmfest nasce nel 1997 dall’incontro di alcuni amici con la passione per il cinema, l’attenzione all’ambiente, l’amore per la propria Valle, per la ricerca storica e per la memoria.
Il progetto è nato dalla considerazione che la valle di Susa è sempre stata un territorio molto vivace, sia culturalmente che politicamente. La sua posizione geografica di confine ha spesso creato condizioni indispensabili per superare il rischio di una certa chiusura tipicamente provinciale. Valle di transito, dunque, ma anche una Valle che ha saputo confrontarsi con altre culture ed elaborare modifiche alle proprie abitudini soprattutto in relazione ai flussi migratori. Un territorio che per tradizione vede i suoi abitanti partecipi e attivi - come durante gli anni della Resistenza e della lotta di Liberazione - attenti alle trasformazioni, a tutto ciò che succede, dove la pratica politica spesso diventa un tutt'uno con l'intervento sociale.
Negli ultimi anni, in seguito alla chiusura delle fabbriche e alla mancanza di nuovi posti di lavoro, la Valle è diventata un dormitorio, sempre di più individuata come un corridoio di passaggio e vissuta come un'area da sfruttare dalla massa cittadina in fuga dalla città.
La conferma che esiste una possibile risposta al degrado progressivo di questa terra sta nel fatto che il Valsusa Filmfest ha sempre avuto un ottimo riscontro di pubblico. Un progetto con un segnale forte, capace di mettere insieme i 'ragazzi' di un tempo e quelli di oggi, attraverso strumenti nuovi e linguaggi di ricerca.
Il Valsusa Filmfest vuol continuare a proporsi come strumento per mettere in luce e valorizzare lo straordinario patrimonio collettivo della memoria storica, attraverso il recupero di quella orale che ancora esiste in Valle. Una rassegna che parla di rispetto dell'ambiente, di difesa del territorio, che sia di stimolo nel cogliere immagini di una Valle inedita.
L’amore per la montagna, il forte senso di appartenenza a una terra, unito a una cultura transfrontaliera sempre presente, l’amicizia con alcuni “cittadini” (Armando Ceste e Carla Gobetti per esempio), hanno permesso la nascita ed il successo di questa manifestazione.
La Valle è lunga 100 chilometri da Sestriere a Caselette e presenta 36 comuni. Per coinvolgere il territorio vengono organizzati diversi eventi collaterali: mostre, dibattiti, convegni, workshop, spettacoli, concerti, incontri con l’autore, ecc...
Il Filmfest ha sempre promosso la cultura coinvolgendo fortemente le scuole, nella convinzione che i giovani sono i semi del nostro futuro, radicati nella nostra storia e nella nostra memoria ma portatori di frutti e linfa nuova.
E ogni anno bisogna fare i conti con i finanziamenti e il conto corrente in rosso.
Forse è anche per questo che venne scelto un partigiano, Bruno Carli, come primo presidente; una persona che ne ha viste tante nella vita e non si spaventava certo quando i contributi non arrivavano e insegnando ai più giovani che anche i festival possono essere luoghi di resistenza.

IL FILMFEST E LA MONTAGNA
Il Valsusa Filmfest ha avuto da sempre un’attenzione particolare nei confronti della montagna sia perché nato in un territorio con forte tradizione alpinistica sia perché per l’associazione organizzatrice la montagna significa memoria, radici, lavoro, identità, amicizia, fatica e libertà ma anche svago, divertimento, solitudine e futuro.
Montagne e Alpi che non siano più barriera ma cerniera di una grande regione europea.
Oltre a riservare una sezione del concorso al tema della montagna e della sua cultura, viene organizzata ‘Cinema in Verticale’ a cura del Gruppo 33 di Condove, rassegna sul cinema e la cultura di montagna che da 17 anni apre il Valsusa Filmfest.
Il Festival è organizzato dall’Associazione Valsusa Filmfest con il sostegno, la collaborazione ed il patrocinio di numerose Associazioni ed Enti.



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