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'LA MASSERIA DELLE ALLODOLE' libro e film, la Storia
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Autore Messaggio
Stefy72



Registrato: 21/03/04 19:52
Messaggi: 2899

MessaggioInviato: Sab Mag 13, 2006 12:10    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE GIULY !!!

NON SO QUASI NULLA DELLA STORIA ARMENA,

LA CONOSCERO' ATTRAVERSO QUESTO FILM !
Wink Wink Wink


Wink Wink Wink Wink Wink Wink Wink Wink
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lelabest



Registrato: 23/03/04 18:46
Messaggi: 758
Residenza: Bologna

MessaggioInviato: Sab Mag 13, 2006 13:48    Oggetto: mi accodo Rispondi citando


Bello questo topic, anch'io non conosco quasi nulla della storia degli armeni quindi mi consentirà di documentarmi.

Ancora una volta Ale stà riuscendo ad avvicinarmi a temi complessi !!!
Come attore stà veramente svolgendo la funzione di ...(come dice lui)operatore culturale.

Tantissimi in bocca la lupo per questa nuova avventura con registi così prestigiosi.

grazie

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Dumami



Registrato: 18/01/06 18:36
Messaggi: 612
Residenza: MILANO

MessaggioInviato: Sab Mag 13, 2006 14:35    Oggetto: Rispondi citando


Ordinato il libro sarà un piacere leggere questo romanzo per poter godere appieno dopo della trasposizione in film dove il nostro Ammiraglio saprà stupirci ancora una volta Wink Wink
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genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 32480

MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 12:39    Oggetto: 'LA MASSERIA DELLE ALLODOLE' libro e film, la Storia Rispondi citando





AGORA' - Giovedì 15 dicembre 2005 ha scritto:



I fratelli Taviani stanno preparando la versione cinematografica de «La masseria delle allodole», il romanzo di Antonia Arslan che narra le stragi compiute dalla Turchia nel 1915 che provocarono un milione di vittime


Armeni, il genocidio sarà un film


Di Edoardo Castagna

Se a negare la Shoah resta solo uno sparuto drappello di negazionisti alla David Irving - che però, da ieri, include anche il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad -, il silenzio sul genocidio armeno coinvolge ancora l'intera Turchia. A lungo si è saputo poco o nulla di quel milione di vittime; ma, da una decina d'anni in qua, la verità si è imposta. In Italia un contributo decisivo è venuto, nel 2004, dal successo del romanzo di Antonia Arslan, La masseria delle allodole (Rizzoli), che tra poco diverrà anche un film: «Paolo e Vittorio Taviani - conferma la scrittrice - stanno finendo di scrivere la sceneggiatura e tra poco in Bulgaria dovrebbero iniziare le riprese. Sono molto fiduciosa: parlando con loro mi sono resa conto che hanno compreso profondamente il mio libro». Ne La notte di San Lorenzo del 1982, dove descrissero la fuga degli abitanti di San Miniato davanti ai rastrellamenti tedeschi del 1944, i registi toscani si erano già cimentati con movimenti di massa, paura, persecuzioni. «Per questo mi sembra quasi una coincidenza di destini. Credo che non ricalcheranno esattamente il mio romanzo; correttamente, perché si tratta di linguaggi diversi. Ma alla fine anche il film andrà nella stessa direzione del libro: far conoscere la storia armena, non per fomentare odio ma per stimolare comprensione e conoscenza». Peccato che in Turchia parlare del genocidio resti vietato. Domani inizierà il processo allo scrittore Orhan Pamuk, reo di aver ammesso che il suo Paese si macchiò del massacro di un milione di armeni. «Offesa all'identità turca», è il capo d'accusa. Lo stesso dei processi in corso contro Ragip Zarakolu, il coraggioso editore che ha già pubblicato vari testi scomodi sul genocidio armeno e sul passato della Turchia. Ma i processi - contro i quali si è mobilitato il Pen Club - non sembrano scoraggiarlo, tanto che ha già in preparazione la traduzione de La masseria delle allodole. La versione turca dovrebbe vedere la luce a fine 2006, in contemporanea con la probabile data di uscita del film dei Taviani. Prevedibile un riacutizzarsi delle polemiche e delle difficoltà, da parte di Ankara, di occultare ancora il massacro. «Ma in Turchia il negazionismo - prosegue la scrittrice - è un fondamento dello Stato. Mustafà Kemal fu uno statista capace e non ebbe responsabilità nelle stragi, però edificò la Turchia moderna sopra alcuni tabù. Soprattutto sulle pulizie etniche seguite al crollo dell'impero ottomano: gli armeni e gli assiri furono massacrati, i greci deportati, i curdi assimilati a forza». La Turchia fatica a fare i conti con il proprio passato, ma per lungo tempo ha trovato un valido sostegno nel resto dell'Europa. Il Trattato di Losanna del 1922 riconobbe il fatto compiuto del nuovo Stato laico di Kemal e rinunciò all'idea di spartire le spoglie ottomane tra Francia, Italia e Gran Bretagna. Il trattato mise una pietra sopra al passato: incluse le promesse di autonomia fatte ai curdi, e inclusa la memoria del genocidio armeno. Il desiderio di collaborare con la nuova Turchia scoraggiò scomode rievocazioni e poi, dopo il 1945, l'enormità della Shoah fece cadere in completa ombra il suo precedente storico più diretto. «Eppure - nota ancora Antonia Arslan - tra le due vicende i punti di contatto sono molti. Entrambi i genocidi furono pianificati a freddo, con un'organizzazione studiata, l'applicazione al massacro delle tecniche più moderne, la creazione di apposite "squadre speciali". Analogie simmetriche a quelle che si riscontrano tra i sopravvissuti, dal senso di colpa per non essere morti insieme a tutti i propri cari al dolore del non essere creduti, una volta scampati all'orrore». Nella Turchia di oggi i tabù storici stanno pian piano cadendo - si può dire "curdo" anziché "turco di montagna" - ma quello sul genocidio rimane attivo. «È un nervo scoperto, quasi che i turchi temano chissà quale vendetta. Invece hanno davanti a sé la sfida della vera democrazia: accettare l'idea che il proprio Stato abbia sbagliato, accettare l'esistenza dei curdi, accettare i cristiani. Anche se, ormai, non rappresentano nemmeno l'un per cento della popolazione. Nel 1915 erano il 23 per cento. A Istanbul restano sessantamila armeni; nell'interno, un solo villaggio, al confine con la Siria, abitato da trecento persone. Una vetrina per Ankara, mentre tutto il resto dell'Armenia storica è stato curdizzato o turchizzato».



ISTANBUL
Domani al via il processo allo scrittore Orhan Pamuk


Salvo colpi di scena, domani si aprirà a Istanbul il processo allo
scrittore Orhan Pamuk per «offesa all’identità turca», reato punibile
con tre anni di detenzione. Il tribunale, tuttavia, ha deciso di applicare
al caso il vecchio codice penale «più favorevole al reo» vigente nel
febbraio scorso quando Pamuk, in un intervista a un giornale svizzero,
riconobbe che erano stati uccisi «un milione di armeni e trentamila
curdi». Il vecchio codice penale prevedeva che, per perseguire quel
tipo di reato, ci fosse un’autorizzazione del ministro della Giustizia,
mentre il nuovo, in vigore dal 1 giugno, lo considera perseguibile
d’ufficio. La patata bollente passa così al governo, che dovrà assumersi
la responsabilità di una difficile scelta politica – intrecciata tra l’altro
alla presentazione della candidatura di Istanbul a città europea della
cultura per il 2010. I nazionalisti turchi chiedono comunque una
punizione esemplare per Pamuk, visto come «un antinazionalista
militante e uno scrittore in cerca di fama e di un Nobel».
15 dicembre 2005



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WALLY



Registrato: 10/03/05 08:30
Messaggi: 874

MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 15:30    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE GIULY PER LE NOTIZIE SULLA MASSERIA DELLE ALLODOLE CHE STA GIRANDO IL NS. ALESSANDRO. VEDRO' DI TROVARE IL LIBRO PER ESSERE GIA' INFORMATA QUANDO VEDREMO IL FILM.
UN ABBRACCIO

WALLY
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mony64



Registrato: 24/10/05 13:40
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Residenza: TORINO

MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 15:37    Oggetto: GRAZIE!!!!! Rispondi citando


GRAZIE di cuore a tutte le persone che postano in questo topic arricchendolo e permettendo a tutti di conoscere la storia del popole armeno, sconosciuta al grande pubblico.
Mi sono letta tutti gli articoli postati e devo dire che ho scoperto una realtà del passato che non conoscevo... Nessuno a scuola mi ha mai parlato di questo genocidio, per quanto importante.
Vi sono enormemente grata di tutte le informazioni che ci regalate, che oltre a prepararci a comprendere meglio il film che Alessandro sta interpretando, ci permette di arricchirci culturalmente e soprattutto... ci permette di non dimenticare una pagina assai importante di storia...

Un abbraccio affettuoso a tutte voi,

Monica
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Mony64 - Sostenitrice Adricesta Onlus
"Se la vita fosse un lampo, vorrei essere luce".
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anonimo
Ospite





MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 15:56    Oggetto: Rispondi citando


grazie mille Giuly dell'articolo...e grazie a tutte coloro che inseriscono sempre articoli più o meno recenti che permettono di documentarci e di restare sempre informati!
un bacio a tutte!
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Rossana



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MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 18:06    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE GIULY!
UNA INFORMAZIONE: SAI MICA SE SIA POSSIBILE - ANCHE SE ADRY MI HA GIA' DETTO CHE NON LO E' - POTER SCARICARE ON-LINE IL LIBRO?
ASPETTO NOTIZIE: UN BACIONE

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genziana



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MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 20:09    Oggetto: IL LIBRO Rispondi citando


Rossana ha scritto:


GRAZIE GIULY!
UNA INFORMAZIONE: SAI MICA SE SIA POSSIBILE - ANCHE SE ADRY MI HA GIA' DETTO CHE NON LO E' - POTER SCARICARE ON-LINE IL LIBRO?
ASPETTO NOTIZIE: UN BACIONE




Rossana Cara,

al contrario de "I Vicerè", che si può trovare on line in formato gratuito dato che non esistono più diritti d'autore da far valere, "La masseria delle allodole" è un libro di recente uscita, sarebbe a pagamento anche se scaricabile in formato e-book da internet: è disponibile però in libreria anche in edizione economica (BUR Biblioteca Universale Rizzoli).
Questo è il mio modesto consiglio naturalmente Wink ti abbraccio, Giuly

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Lory1984



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MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 21:02    Oggetto: Rispondi citando


grazie delle Preziose informazioni e per aver pubblicato tanti articoli interessanti..!! Sono Passata in Libreria a ordinare il libro così mi posso documentare meglio per quando uscirà il film!!!

Lory
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Danielita



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MessaggioInviato: Lun Mag 15, 2006 21:08    Oggetto: Rispondi citando




Ragazze armene in costume tradizionale
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Rossana



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Residenza: Catania

MessaggioInviato: Mar Mag 16, 2006 17:35    Oggetto: Rispondi citando


CI MANCHEREBBE GIULY, GRAZIE!
IL FATTO E' CHE ULTIMAMENTE MI MANCA IL TEMPO E...
MA VEDRO' PROSSIMAMENTE: UN BACIONE ED UN ABBRACCIO ANCHE A TE

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PattyRose



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Residenza: Valle Santa

MessaggioInviato: Mer Mag 17, 2006 15:24    Oggetto: Rispondi citando


Prendemmo la strada sotto i portici per andare al Santo. Era il 13 di giugno, il giorno del mio onomastico. Pioveva, e io non volevo muovermi, ma il nonno Yerwant, il patriarca a cui nessuno disobbediva, aveva detto: «E ora che la bambina conosca il suo santo. È già quasi troppo tardi, ha cinque anni. Non sta bene far aspettare i santi. E dovete portarcela a piedi». Lui ci avrebbe raggiunto con la sua automobile Lancia, e con Antonio, l'autista.
Così, percorsi con la zia le due lunghe strade porticate che conducono alla basilica, con la zia Henriette, piccola piccola, dal gran naso armeno e dai lucidi capelli neri a caschetto, che aveva molti segreti e se li teneva stretti, non portava mai tacchi bassi e non permetteva che aprissi la sua borsetta. Neppure lei era contenta dell'ordine del nonno: aveva caldo, aveva "quasi" mal di testa, pensava che andare alla basilica nel giorno del Santo fosse poco fine, cosa da provinciali e da turisti, temeva di perdermi, si angosciava per nulla, come sempre.
Zia Henriette era una sopravvissuta al genocidio del 1915. Creatura della diaspora, non aveva più una lingua madre. Parlava molte lingue, compresa la sua, l'armeno, in modo legnoso, innaturale: come una straniera. In tutte faceva patetici sbagli, e non volle mai raccontare la storia della sua sopravvivenza. Aveva dimenticato anche la sua età (in Italia, quando sbarcò, era così minuta e patita che le tolsero due o tre anni). Ma ogni sera, a casa nostra, veniva a cena portando vassoi di biscotti alla moda austriaca, enormi vasi di yogurt fatto in casa, paklavà colmo di noci e di miele: e la sua presenza riempiva la casa di memorie oscure.
Io l'amavo moltissimo, e mi facevo viziare. A casa sua i dischi di Edith Piaf andavano tutto il giorno, e si poteva ballare con le scarpette di panno. Sicché mi facevo trascinare verso il Santo con pigra curiosità, sperando in un gelato, o in una medaglietta, o in un libro colorato, chissà. Per me, ero aperta a tutti i doni - e mi aspettavo un dono, fiduciosamente.
E quando arrivammo allo sbocco della via del Santo nella immensa piazza, ebbi il mio dono. La pioggia era cessata da qualche minuto, e improvvisamente le nuvole si spostarono, come un sipario, e un raggio caldo di luce e di sole fece della piazza, un teatro, dove innumerevoli figurine colorate cominciarono a sgrullarsi e a chiudere gli ombrelli, affrettandosi verso l'ingresso. Tante Aide, Nives, Esterine, Gigie si chiamavano allegre e urgenti, accompagnate da bambini compunti vestiti da piccoli frati, e da uomini atticciati, seri, addobbati di nero; nel centro, un gruppo solenne e ieratico si faceva notare per i chiassosi costumi, le gonne lunghe e i fieri capelli delle donne, i mustacchi erti degli uomini. Fermi, fissavano concentrati il grande portone socchiuso della basilica.
«Vedi? Ci sono anche gli zingari» disse preoccupata la zia. «Tienimi stretta la mano.» Io non pensavo a sciogliermi. Mi bastavano gli occhi. Ero incantata e confusa. Erano quelli, gli zingari? Quelli che andavano sempre, e non si fermavano in nessun luogo; quelli che abitavano i carrozzoni sgargianti, che erano come case piccolissime, con dentro tutto quello che serve? Anche noi armeni siamo andati in tutti i paesi ma, giunti in un posto, ci fermiamo; e così abbiamo parenti in tutte le parti del mondo. E cominciai a ripetermi l'elenco delle città dove avevamo parenti, e i loro nomi, rigirandomeli in bocca come una caramella.
La zia lo ripeteva sempre: «Quando sarò proprio stanca di stare con voi, quando sarete stati troppo cattivi, io me ne andrò. A Beirut da Arussiag, ad Aleppo da zio Zareh, a Boston da Philip e Mildred, a Fresno da mia sorella Nevart, a New York da Ani, o anche a Copacabana dal cugino Michel. Lui però per ultimo, perché ha sposato un'assira». Io ero affascinata dalla signora zia assira. Avevo visto in un libro illustrato i costumi degli antichi assiri e le loro barbe, mi avevano raccontato la storia di Nabucodo-nosor e delle grandi città di Babilonia e di Ninive, e mi figuravo questa zia incedere, avvolta in stoffe sontuose, su e giù per i giardini pensili di Babilonia (che suonava abbastanza simile a Copacabana). Altro che lasciarli per ultimi, come voleva zia Henriette; lo splendore di questa parentela brasiliana a mio parere doveva avere il primo posto. Ma nessuno in verità chiedeva il mio parere...
Continuando a stringermi nervosamente la mano, la zia si guardava intorno. Era piccola, patetica e subito sperduta, e cercava la rassicurante presenza del nonno, che infatti arrivò in quel momento. Con una curva impeccabile, l'auto argentea scivolò lungo il perimetro della piazza e si fermò silenziosamente proprio accanto a noi.

Tratto da "La masseria delle allodole" di Antonia Arslan


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mony64



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MessaggioInviato: Gio Mag 18, 2006 12:01    Oggetto: LA MASSERIA... Rispondi citando


Bel pezzo postato Pattyrose, grazie.
Mi ha fatto venire voglia di leggere il libro...
Andrò a comprarlo.
Un saluto

Monica
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Mony64 - Sostenitrice Adricesta Onlus
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Rossana



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MessaggioInviato: Gio Mag 18, 2006 12:18    Oggetto: Rispondi citando


CHE BELLO, OGGI HO FINALMENTE COMPRATO IL LIBRO, COSI' SPERO AL PIU' PRESTO DI INIZIARE A LEGGERLO! Laughing Wink
CIAO CIAO

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