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- La magia del teatro -
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mari27



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MessaggioInviato: Gio Mar 03, 2011 14:23    Oggetto: Rispondi citando






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MessaggioInviato: Gio Mar 03, 2011 15:05    Oggetto: Rispondi citando


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- Arlecchino -





È la maschera più nota della Commedia dell'Arte. Di probabile origine francese, Herlequin o Hallequin era il personaggio del demone nella tradizione delle favole francesi medievali, nel Cinque-Seicento divenne maschera dei Comici dell'Arte, con il ruolo del secondo Zani il servo furbo e sciocco, ladro, bugiardo e imbroglione, in perenne conflitto col padrone e costantemente preoccupato di racimolare il denaro per placare il suo insaziabile appetito. Col passare del tempo il carattere del personaggio andò raffinandosi: l'aspro dialetto bergamasco lasciò il posto al più dolce veneziano, l'originaria calzamaglia rattoppata divenne via via un abito multicolore col caratteristico e ricercato motivo a losanghe, ingentilirono gli originari lineamenti demonici della maschera nera, così come la mimica e la gestualità. Nel corso del Settecento Arlecchino divenne oggetto di svariate interpretazioni ad opera di diversi autori, fra cui Carlo Goldoni, che rivestì il personaggio di un carattere sempre più realistico.



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L'ultima modifica di mari27 il Gio Mar 03, 2011 15:11, modificato 2 volte
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mari27



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MessaggioInviato: Gio Mar 03, 2011 15:06    Oggetto: Rispondi citando


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-- Le maschere e la commedia dell’arte -


Antichissima è la tradizione italiana che vuole la maschera e il travestimento come uno dei riti che caratterizzano e governano il Carnevale. Ogni regione, ogni città, ogni luogo d'Italia ha la propria immagine fissata nel personaggio che la raffigura e la rappresenta. Possiamo individuare nel Rinascimento e nella Commedia dell'Arte il luogo dove la maschera conquista gli onori del teatro e si fissa in alcuni tipi che ancora oggi determinano i principali caratteri e personaggi del vario e multiforme mondo delle maschere italiane. Lo Zanni , cioè il servo, di origine bergamasca, cioè Brighella, servo insolente e astuto, e Arlecchino, servo ora sciocco, ora furbo, eternamente affamato, attaccabrighe e scansafatiche. Una delle varianti più originali dello Zanni è senza dubbio il napoletano Pulcinella; il Vecchio , cioè Pantalone, mercante veneziano, tenace, brontolone, avaro, dalle non sopite velleità amorose; il Dottore, Balanzone, bolognese, giureconsulto o raramente medico, pedante e sentenzioso, amante della buona tavola; gli Innamorati , che a differenza dei precedenti non portavano la maschera: i nomi di questi personaggi variano da commedia a commedia, nel Seicento si chiamano Cinzio, Fabrizio, Leandro, Lelio gli uomini, e Angelica, Isabella, Lucinda le donne, mentre nel Settecento troviamo Florindo, Ottavio e Rosaura. Dal punto di vista dell'azione scenica gli innamorati avevano un ruolo insostituibile perché erano il perno attorno al quale si muoveva e si diramava l'intreccio comico. Gli innamorati parlavano d'amore e di nobili sentimenti nella raffinata lingua toscana e ripetevano concetti che erano già presenti nella commedia letteraria. Il loro abito non era rigorosamente definito dalle didascalie, ma doveva essere elegante e all'ultima moda; la Servetta, e cioè Corallina, Colombina, Smeraldina. Anche questo personaggio recitava senza maschera e si esprimeva in lingua toscana, pur non disdegnando talvolta di dialogare in dialetto. Il suo carattere era in genere pungente e malizioso, aveva modi sbrigativi e risoluti, la lingua sciolta e la battuta pronta. Era un'inguaribile
bugiarda e usava la sua astuzia a servizio degli amori propri e di quelli della sua padrona. La conquistata professionalità portò i comici della Commedia dell'arte a rivoluzionare i luoghi comuni del loro mestiere. Primo risultato fu che ad ogni attore toccò una parte ben precisa, su cui era tenuto a specializzarsi, affinando sempre più i contorni e le sfumature del personaggio. Nacquero così le maschere della Commedia dell'Arte, personaggi tipici con caratteristiche fisse. Tutto quello che poteva contribuire a completare la fisionomia di una maschera: il trucco del volto, l'abito, i suoi accessori, il modo di parlare, di gestire, i tic, il comportamento sulla scena era considerato e sperimentato. Col tempo le maschere andarono perfezionandosi sempre più: dai primi abbozzi iniziali, schematici ed essenziali, si arricchirono a tal punto da diventare dei veri e propri caratteri, perché definiti non solo esteriormente, ma anche nel modo di pensare e di ragionare. Alcune di loro, specchio di realtà transitorie e contingenti, nel giro di pochi decenni scomparvero dalla scena; altre resistettero e vivono ancora nella fantasia popolare perché impersonano aspetti eterni ed immutabili dell'animo umano.



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mari27



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MessaggioInviato: Sab Mar 05, 2011 10:15    Oggetto: Rispondi citando


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- La commedia dell'arte -


La commedia dell'arte è nata in Italia nel XVI secolo e rimasta popolare sino al XVIII secolo. Non si trattava di un genere di rappresentazione teatrale, bensì di una diversa modalità di produzione degli spettacoli. Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma dei canovacci detti anche scenari, i primi tempi erano tenute all'aperto con una scenografia fatta di pochi oggetti. Le compagnie erano composte da dieci persone: otto uomini e due donne. All'estero era conosciuta come "Commedia italiana".

La definizione di "arte", che significava "mestiere", veniva identificata anche con altri nomi: commedia all'improvviso, commedia a braccio o commedia degli Zanni.

La prima volta che s'incontra la definizione di commedia dell'arte è nel 1750 nella commedia Il teatro comico di Carlo Goldoni. L'autore veneziano parla di quegli attori che recitano "le commedie dell'arte" usando delle maschere e improvvisano le loro parti, riferendosi al coinvolgimento di attori professionisti (per la prima volta nel Teatro Occidentale abbiamo compagnie di attori professionisti, non più dunque dilettanti), ed usa la parola "arte" nell'accezione di professione, mestiere, ovvero l'insieme di quanti esercitano tale professione. Commedia dell'arte dunque come "commedia della professione" o "dei professionisti". In effetti in italiano il termine "arte" aveva due significati: quello di opera dell'ingegno ma anche quello di mestiere, lavoro, professione (le Corporazioni delle arti e mestieri).

Il trapasso dalla commedia rinascimentale, umanistica ed erudita recitata da attori dilettanti a quella dell'arte avviene tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo grazie ad una serie di contingenze fortunate che si susseguono intorno a quegli anni, non ultime le condizioni politiche e sociali che sconsigliavano una produzione teatrale incentrata sui contenuti, sull'impegno politico e sulla polemica sociale.


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