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"Un Buco nel Muro" al San Matteo di PAVIA
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Autore Messaggio
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 33367

MessaggioInviato: Ven Set 30, 2011 14:24    Oggetto: Osp. San Matteo PAVIA: Progetto Un Buco Nel Muro - ADRICESTA Rispondi citando





ADRICESTA Onlus (Ass. Donazione Ricerca Italiana Cellule Staminali Trapianto e Assistenza) promuove il Progetto "UN BUCO NEL MURO"


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Carla



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Messaggi: 1247

MessaggioInviato: Ven Set 30, 2011 16:30    Oggetto: Rispondi citando


E' vero, e stata una giornata "di corsa" ma, per fortuna abbiamo avuto un riscontro positivo!!! PERO' .... Lasciatemelo dire .... LA PARTE PIU' BELLA DELLA GIORNATA, è stata senz'altro la visita al S. Matteo, dove ho incontrato i "NOSTRI BAMBINI" .... in degenza ... in camere sterili ...... guardare i loro volti coperti da mascherine ... beh!!! Capirete senz'altro l'emozione!!! Chiaramente, travandoci di fronte al primario .... io e Claudia abbiamo esclamato...." Certo che porteremo UN BUCO NEL MURO a Pavia .... abbiamo tante persone che ci sono accanto e ci sostengono"!!!! QUINDI, la prossima tappa all'UMBERTO I di ROMA eppoi il S. MATTEO e ... se riusciremo ad avere alcuni preventivi .... entro 6 mesi .... tutto fatto!!!! VI VOGLIO BENE E ..... AIUTATECI .... anche perchè il nostro ALE , il mitico CAPITANO DI ADRICESTA.... ha in serbo per noi una sorpresa, perchè anche lui ha voglia di portare "UN BUCO NEL MURO" IN ALTRI OSPEDALI E ASSOLUTAMENTE la seconda edizione di "UN SOGNO IN CORSIA" !!! E sarà ... molto presto .... a Pescara... chi si offre per darci una mano???!! UN ABBRACCIO AMICHE DELLA SOLIDARIETA'
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Carla -
Adricesta
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claudia_napoli



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Residenza: Roma (ma 'tengo' il cuore napoletano)

MessaggioInviato: Ven Set 30, 2011 21:37    Oggetto: Rispondi citando


Cara Carla e Giuren e tutte voi che vi impegnate in prima persona
vi stimo veramente tanto e vi sono vicina in questo grande sogno che si fa realtà.
Proprio 2 sere fa durante una cena ho parlato con un ragazzo che
lavora come infermiere in un ospedale romano e che è a stretto contatto con bambini in terapia intensiva, bambini in attesa di trapianti o con malattie rare.
Lui ci ha raccontato che a questi dolci bimbi addirittura prepara le pappe
e che alcuni non possono nemmeno avere il calore di un abbraccio da un familiare Crying or Very sad poi ha detto che spesso la notte li sogna... Crying or Very sad
Sentendo i suoi racconti ho subito pensato all'Adricesta e a quanta forza
e amore dimostrate con ogni vostro impegno. Grazie davvero grazie a tutti...

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Con tutto l'oro del mondo non si può comprare il battito del cuore, nè un lampo di tenerezza-de Lamartine
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Doni



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Residenza: Bergamo

MessaggioInviato: Sab Ott 01, 2011 13:05    Oggetto: Rispondi citando


Notizie belle... che riscaldano il cuore ...

Il progetto "Un buco nel muro" senza nulla togliere ad altri progetti, non può lasciarti indifferente ...pensare ad un bimbo in isolamentro che attraverso le postazioni può interagire con il mondo esterno e abbattere la sua solitudine, riempie il cuore ...

Buon lavoro a tutti noi ! Wink
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Marialuisa



Registrato: 03/04/05 17:05
Messaggi: 568

MessaggioInviato: Sab Ott 01, 2011 20:20    Oggetto: Rispondi citando


La comunicazione per un bambino è una delle esigenze fondamentali, poterlo fare anche in situazione di isolamento è una gran cosa.
Sono felice che il progetto si allarghi.
Complimenti.
Marialuisa

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Maura



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Messaggi: 1182

MessaggioInviato: Lun Ott 03, 2011 16:54    Oggetto: Rispondi citando


CHE GIOIA........................CHE COMMOZIONE...................
SI RIPARTE CON IL NOSTRO MITICO PROGETTO " UN BUCO NEL MURO "
A PAVIA..............AL SAN MATTEO, GRAZIE CARLA E CLAUDIA PER
IL VOSTRO COSTANTE IMPEGNO.

UN FORTE ABBRACCIO
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cianipat



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Messaggi: 4810

MessaggioInviato: Mer Ott 05, 2011 10:56    Oggetto: Rispondi citando


Questa è una notizia che fa bene al cuore e ti dà la carica giusta per affrontare nuovi impegni.
Il progetto "Un buco nel muro" lo sentiamo veramente a noi molto vicino perchè tutto è nato da lì e mi emoziona sempre tanto tanto!

Quindi via con i desk invernali e che tutto vada bene. Wink Wink

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Marita



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Messaggi: 448
Residenza: Milano

MessaggioInviato: Mer Ott 12, 2011 13:32    Oggetto: Rispondi citando


San Matteo di Pavia: sono “strapresa” dal secondo nipotino (Matteo!! Very Happy ) ma non posso non affacciarmi al forum della bontà per un GRAZIE INFINITO a Carla , Claudia e a tutte le Volontarie lombarde che hanno reso possibile il “Buco nel Muro” in questa città tanto fiera quanto sensibile alla Solidarietà concreta.

In famiglia ricordiamo ancora con commozione i sogni esauditi da Adricesta e Kiwanis e il sorriso delle Amiche Volontarie. Pavia, la città longobarda ove riposa Sant’Agostino… Pavia la forte, culla di storia, sapienza e… prelibatezze! Le Recondite Armonie musicali saranno davvero un omaggio alla raffinatezza e all’ardore solidale dei suoi cittadini…e noi, esonerati per una sera dai doveri di pluri-nonni,…ci saremo!

Con stima e affetto, e un ringraziamento speciale a tutti gli Organizzatori

Marita e famiglia
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Lele



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Messaggi: 2118

MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2011 17:45    Oggetto: Rispondi citando


Che notizia stupenda!! E dopo la bellissima serata di Pavia, passare su questo topic e leggere queste notizie riempie ancora di più di gioia .

Grazie Generale Carla e fatina Giuren! Grazie a Pavia! A tutte le care volontarie lombarde e a Marita, è sempre così bello leggere i tuoi messaggi così poetici!
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*lisicris*



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Residenza: Gaeta (LT)

MessaggioInviato: Dom Ott 23, 2011 08:36    Oggetto: Rispondi citando


leggendo queste notizie mi vengono le stelle agli occhi! Ragazze sapere che il nostro primo progetto possa andare avanti mi riempie il cuore di gioia! Allora via per l'Umberto I e poi per pavia! Ragazze è molto importante il primo progetto!
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genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 33367

MessaggioInviato: Dom Feb 19, 2012 15:01    Oggetto: 19/2/12 IL CENTRO: parla CARLA PANZINO Pres. ADRICESTA ONLUS Rispondi citando



ha scritto:


      dall’Africa a Pescara, una vita per gli altri



      Carla Panzino - la Presidente di ADRICESTA:
      ho raccolto fondi anche insegnando a cucinare


Melissa Di Sano

PESCARA. «Mia madre mi diceva sempre: se hai la fortuna di aiutare qualcuno, fallo». È cresciuta così Carla Panzino, Presidente dell’Associazione ADRICESTA. La sua è una vita dedicata agli altri.

«Da ragazzina volevo fare la suora e andare in Africa», racconta con il sorriso aperto che non lesina mai, «mi piaceva stare a contatto con le persone, d’altra parte sono la nona di dieci figli. A casa nostra c’era sempre una gran confusione, ma era bellissimo». Nove sorelle e un fratello, l’ultimo.
«Avere una sorella è la cosa più bella del mondo, figuriamoci com’è averne così tante», racconta Carla, «è una ricchezza immensa, siamo sempre state una cosa sola: ricordo che le osservavo rapita mentre si preparavano per uscire. Ero una bambina, e vivevo di riflesso le loro vite. Le estati in giro in roulotte, i pomeriggi passati a pettegolare davanti a un tè. Da una parte la famiglia numerosa ti impone sacrifici e responsabilità, dall’altra ti regala compattezza e senso di solidarietà. Una tribù su cui puoi sempre contare».

Questo senso di solidarietà che l’ha avvolta da bambina non l’ha mai abbandonata. E Carla ha sentito quasi il dovere di restituire agli altri lo stesso calore. «Per un lungo periodo di tempo ho seguito mio marito Giampiero in giro per il mondo», continua, «lui è nato al Cairo e ha sempre viaggiato molto come responsabile di una società di servizi petroliferi».

La prima tappa di Carla a seguito del marito, è in Algeria, nel ’90.
«Fu lì che decisi che mi sarei dedicata al volontariato. In Algeria ho conosciuto signore americane, anche loro mogli di dirigenti di multinazionali, che davano una mano in un orfanotrofio. Mi sono affezionata a questo luogo alle porte di Algeri in cui la miseria economica e umana mi imponeva di restituire qualcosa alla vita. Scoprii cose tremende, ad esempio che i topi sono attratti dall’odore del latte e hanno il cosiddetto “morso dolce”: rosicchiano le cartilagini dei piccoli il cui alimento base è il latte in polvere. Una realtà dura che non poteva lasciarmi immobile». È così che Carla inizia a darsi da fare, prima di tutto per ristabilire le condizioni di igiene. «Mio marito mi ha subito appoggiata, la società aveva un’associazione delle mogli e io la usai per raccogliere fondi e aiutare quella struttura e i suoi piccoli ospiti».

Nel ’97 è la volta del Camerun. «Dopo qualche mese dal mio arrivo, grazie all’International women’s club, organizzammo un vero e proprio ballo in maschera in stile veneziano per raccogliere fondi utili ad aprire due dispensari. Il capo era un dottore italiano, Alberto Piubello di Verona, che aveva lasciato tutto per stare lì. Arrivarono centinaia di persone. E così vedemmo trasformato un acquitrino in dispensario».

Ma l’Africa è stata anche un’esperienza difficile per questa giovane donna, che nel frattempo era diventata mamma di due bimbi, Alex e Gianmarco, che oggi hanno 25 e 18 anni, e che per ben quattro volte venne colpita dalla malaria. «Mia sorella ogni tanto mi spediva riviste e quotidiani», racconta, «avevamo voglia di sapere cosa succedeva a casa».
La nostalgia però lasciava sempre il posto alla voglia di fare. «Inventai di sana pianta il Gourmet Club. Tenevo lezioni di cucina alle mogli dei dirigenti. La sera ci raggiungevano i mariti e, a pagamento, cenavano con quello che era stato preparato. Tortellini e lasagne ci hanno permesso di aiutare molte persone».

Dopo tre anni in Camerun, finalmente il ritorno a Pescara, ma con la stessa voglia di fare. «Ho letto della nuova frontiera della donazione del cordone ombelicale», dice, «e allora ho fondato la sezione regionale dell’ADISCO. Da lì è nato tutto: la donazione di Francesco Totti, le partite di beneficenza».
Nella Banca di Sangue Placentare, nel Dipartimento Trasfusionale dell’Ospedale Civile di Pescara, è racchiusa la speranza di vita per chi ne può aver bisogno, «anche se il progetto ogni tanto zoppica perché i fondi non bastano mai». La Responsabile della Banca è Tiziana Bonfini, il Primario del Reparto Antonio Iacone. I centri di raccolta sono a Pescara, Lanciano-Vasto, L’Aquila, Avezzano, Teramo e Penne. Rimane fuori Chieti che, pur avendo fatto il corso di preparazione, non ha ancora aderito al piano. «Donare il cordone ombelicale è importantissimo», spiega Carla, «è una speranza di vita in più e non costa nulla».

Ma ecco che ancora una volta sono gli incontri a cambiare la vita di questa energica donna. «È stato grazie ad una ragazza di nome Stefania, come mia sorella che non c’è più, che altri progetti sono nati», racconta, «era innamorata di Alessandro Preziosi, voleva conoscerlo ad ogni costo».
Stefania era gravemente malata e Carla decise di provare ad esaudire il suo desiderio. «Chiamai un mio amico, redattore di un programma televisivo in cui l’attore sarebbe stato ospite, e Preziosi salutò in diretta Stefania. Alla fine del programma mi contattò perché voleva incontrarla». Preziosi decide di fare qualcosa in più. «Gli proposi di fondare un’associazione, l’ADRICESTA, a cui lui collabora attivamente ancora oggi dopo tanti anni». E il Progetto “Un Buco Nel Muro, che fornisce le camere dei bambini malati di computer e webcam per interagire, è stato realizzato finora a Pescara e a Napoli, e a breve sarà attivo anche nel Policlinico Umberto I di Roma e nel San Matteo di Pavia.
Ma la lezione di Stefania continua. Nasce “Un Sogno In Corsia”, per esaudire i desideri dei piccoli gravemente malati. «Un giorno mi sono sentita dire: “ci avete regalato l’ultimo sorriso di nostro figlio”, e ho capito che non potevamo fermarci».

ADRICESTA ha delegate in tutta Italia e a Pescara c’è la Sede principale, nell’atrio accettazione dell’Ospedale Civile. È lì che Carla passa le sue giornate, con la passione di sempre e l’aiuto dei tanti volontari e della sua famiglia.
Il Coordinatore Scientifico dell’Associazione è il Dottor Giovanni Visci, e i progetti realizzati o in dirittura d’arrivo grazie a sponsor e donatori sono tanti: l’Ambulatorio di Oncoplastica intitolato al Magistrato Manuela Trifuoggi, quello di Ipovisione, l’Ambulatorio Ferite Difficili fornito di camera iperbarica, quello per prevenire il diabete gestazionale; e poi lo Screening Oculistico Neonatale.

In tutto questo, Carla Panzino è stata anche Assessore al Volontariato per circa 18 mesi. «Da quel posto si può fare molto, moltissimo», dice con l’impeto che la contraddistingue.

Per informazione sull’Associazione e su come donare:
www.adricesta.com , www.alessandropreziosi.tv ,
o il numero 085/2056770. Le donazioni sono detraibili dalle tasse.



© RIPRODUZIONE RISERVATA




IL CENTRO Ed. Nazionale - Domenica 19 febbraio 2012 - Pescara






      in questo topic per commenti RISPONDI: Non Riporta

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genziana



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MessaggioInviato: Mar Mag 08, 2012 14:45    Oggetto: febbraio 2012 - DOSSIER MEDICINA intervista teatro/ADRICESTA Rispondi citando



ha scritto:



              Copertina

              Alessandro Preziosi

              il teatro nel sangue
              i bambini nel cuore


Trentotto anni, due figlie, origini napoletane ed uno spiccato senso artistico che, circa vent’anni fa, lo ha strappato ad una promettente carriera forense, all’inseguimento di una passione, quella per il suo lavoro, che oggi ama terribilmente ed incondizionatamente. Già acclamatissimo da pubblico e critica come attore del piccolo e grande schermo, troviamo ora Alessandro Preziosi impegnato in una tournée teatrale come regista ed interprete di Cyrano De Bergerac, la celeberrima commedia di Edmond Rostand, meraviglioso mix di romanticismo, ironia ed esilarante comicità.




Di Alessia Addari (Direttore Responsabile)
Febbraio 2012

Figlio di avvocati. Laureato con 110 e lode in giurisprudenza, frequenti poi l’Accademia dei Filodrammatici a Milano. Quale il motivo di questa inconsueta “inversione di marcia” nella tua vita?
Non è affatto facile ricostruire i motivi di certe scelte, soprattutto quando queste avvengono sulla base di certe frustrazioni o aspirazioni trattenute. Il mio caso è un po’ una combinazione delle due: la voglia di tenermi libero ed allo stesso tempo non sapere come gestire questa libertà, intesa soprattutto come possibilità di agire indipendentemente da una struttura che ti sovrasta, sia familiare che lavorativa. Quando ho scelto avevo ventiquattro anni, laureato in legge e già praticante da un anno in uno studio di avvocatura civile. In questa occasione ho avuto la grande fortuna di trovare una passione, un terreno fertile per il mio entusiasmo per la vita e la mia visione delle cose, così aerea, astratta e velleitaria. Ed è proprio su questa velleitarietà, poi diventata una professione, che ho trovato la mia dimensione, attraverso una disciplina nel creare un vero e proprio lavoro, sia attraverso il teatro che il cinema e la televisione.

Recentissima la tua nomina a Direttore Artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo. Un grande impegno, soprattutto in una realtà, come quella della nostra Regione, afflitta ultimamente da una profonda crisi culturale e bisognosa di nuovo slancio e spessore artistico. Sono già al vaglio progetti ed iniziative in tal senso?
Assolutamente si. Il primo e fondamentale progetto riguarda una vera e propria riprogrammazione della stagione teatrale, che vivrà attraverso una circuitazione non più legata al solo Teatro Comunale de L’Aquila, ma anche agli altri Teatri di Chieti, Pescara e Teramo, con un coinvolgimento, dunque, dell’intera Regione. La nuova distribuzione sarà relativa sia a spettacoli di debutto nazionale prodotti dal Teatro Stabile de L’Aquila, sia a spettacoli ospitati da questo stesso.
Proprio a proposito di produzioni, mia intenzione sarebbe quella di mettere in scena testi di autori ancora in vita, drammaturgie moderne e soprattutto italiane, coinvolgendo brillanti protagonisti del nostro cinema quali Favino, Germano, Battiston, attori con una spinta teatrale impareggiabile ed inoltre molto stimati ed apprezzati dal grande pubblico giovanile.


Sempre a proposito della grande passione per il teatro, di enorme successo il tuo debutto lo scorso gennaio in duplice veste di interprete e regista in una nuova produzione di Cyrano De Bergerac. Che significato attribuisci all’opera di Rostand e come potrebbe inserirsi in un contesto sociale come quello che stiamo vivendo?
La scelta di mettere in scena il Cyrano nasce dalla possibilità di creare, attraverso questo meraviglioso personaggio, una sorta di paravento per poter parlare di qualcuno che combatte contro i compromessi, i pregiudizi, l’avidità e la menzogna. Sono infatti sostenitore della grande attualità delle opere classiche, che a tutt’oggi continuano ad avere così tanta forza ed appiglio all’interno del nostro sociale, colpendo ancora molto animi e sensibilità. Questo, probabilmente, il motivo del grande successo di questi spettacoli, in grado di coinvolgere il pubblico, fino all’immedesimazione in realtà e situazioni sempre più vicine al proprio vissuto. Cyrano è un personaggio assolutamente diverso da quelli interpretati finora: lui ha il coraggio di aprirsi al pubblico, di rendersi meraviglioso per sé e per la città, di mettersi in mostra nel bene e nel male. Ammette in maniera responsabile ed eroica la propria debolezza nel non riuscire a farsi amici, in questo spirito di fierezza ed orgoglio che lo attanaglia, non rendendolo adatto ed adeguato alla società nella quale vive. Un ritratto questo che in fondo corrisponde anche al disagio di alcune personalità del nostro tempo, manifestato soprattutto nell’affrontare i grandi sentimenti come l’amicizia, l’amore o anche la vita sociale e la politica. Tutto questo, dunque, è alla base della straordinarietà di quest’opera.

Un percorso professionale in ascesa il tuo, che ti annovera nella rosa degli attori più apprezzati del panorama artistico italiano. Se oggi, all’apice del tuo successo, dovessi stilare un bilancio della tua vita, cosa ne risulterebbe?
Sicuramente, dal punto di vista professionale, cercherei il più possibile di variare le mie esperienze, continuando ad accettare ogni tipo di sfida, come accaduto in passato con il canto, i musical o lavorare contemporaneamente in teatro ed al cinema, o al cinema ed in televisione. L’intenzione è quella di rendere ancor più considerevole la quantità del lavoro finora svolto, le mie letture ed anche questa recente direzione del Teatro Stabile de L’Aquila. Dovendo stilare un bilancio del mio percorso professionale posso, dunque, affermare che tornando indietro rifarei tutto, lasciando forse un po’ più spazio per delle esperienze all’estero, magari in Europa, dove avere la possibilità di confrontarmi con altri mondi ed altri modi di lavorare, sempre utili per accrescere il proprio bagaglio di esperienze.

Una fama che ti definisce un attore piuttosto schivo e restio a parlar di te e della tua vita privata, mentre in realtà sembrerebbe tu sia un gran chiacchierone con uno spiccato senso dell’umorismo, a testimonianza del tuo sangue napoletano. Quale di queste due immagini ti rappresenta di più?
Naturalmente la seconda! Il problema è legato alla grande confusione ed allo stordimento del mezzo mediatico, considerato nel suo complesso televisivo, giornalistico e cartaceo. Forse l’unico che salverei è quello radiofonico, il solo, a mio parere, davvero capace di far capire al meglio la persona con cui hai a che fare, perché la senti parlare in presa diretta, perché può smentire, chiarire quello che dice o farsi capire per quello che realmente è. Oggi le deduzioni dei giornalisti o le etichette con le quali ti portano avanti sono un po’ riduttive. Io sono sempre stato un tipo molto molto aperto, ma ho smesso di esserlo quando mi sono accorto che alla fine, l’unica cosa che interessava era sapere cosa succedesse nella mia vita privata, che onestamente non ritengo altrettanto interessante quanto il mio percorso professionale.

Forte e duraturo è il tuo legame con l’Associazione pescarese ADRICESTA, (Associazione Donazione Ricerca Italiana Cellule Staminali Trapianto e Assistenza), di cui sei illustre testimonial ormai da molti anni. Un forte messaggio di amore, solidarietà e speranza con l’ intenzione di sensibilizzare quanto più possibile ad una situazione di dolore e sofferenza, quella dei piccoli malati di leucemia. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti a questa realtà?
Ciò che mi ha avvicinato ad ADRICESTA è forse lo stesso criterio che mi ha spinto a fare l’attore… non c’è una scelta vera e propria. E’ stata una meravigliosa occasione che mi è stata offerta e che ho colto all’inizio con grande entusiasmo e partecipazione. Con gli anni e con la nascita delle mie due figlie, purtroppo, mi sono reso conto della difficoltà nel dedicare il tempo necessario a questo progetto, nonostante ciò l’organizzazione è riuscita a creare condizioni tali affinché fossi sempre presente in occasioni o eventi importanti. Per il resto, l’amore e la disponibilità che in fondo è il minimo che io possa dare e forse anche poco rispetto a quello che in una vita più equilibrata sarei riuscito a fare per questi bambini.

“Un Buco Nel Muro” è il nome del progetto che hai sposato, la cui intenzione è quella di alleviare il senso di isolamento dei piccoli pazienti ricoverati nei centri oncoematologici pediatrici. Quali sono i canali e le iniziative in grado di poter combattere la solitudine di questi bambini?
Devo dire con estremo piacere che, durante questi anni, tutti gli obiettivi che ADRICESTA ed io ci eravamo proposti in merito a questo progetto, sono andati a buon fine. Siamo infatti riusciti nell’intento di creare postazioni multimediali all’interno delle stanze sterili dei bimbi malati di leucemia, nonostante queste apparecchiature fossero assai difficili da installare in questi luoghi, a cui si aggiunge anche quello di aver realizzato, sempre attraverso una iniziativa dell’Associazione, i sogni di questi piccoli degenti. Per ciò che riguarda la raccolta fondi, questa avviene in maniera molto ordinata, attraverso cene di beneficenza o la vendita durante le ottanta date della mia tournée, di alcuni miei gadget in appositi desk, dove peraltro è possibile per gli spettatori avere informazioni dettagliate sia sull’Associazione che sulle sue attività. Del resto, il mio motto con ADRICESTA è sempre stato “miglioriamoci”, anche se ammetto che farlo è davvero molto faticoso, forse addirittura vano come proposito, ma sarebbe ancor più mortale non provarci.

Questo tuo impegno sociale, l’interesse e l’aiuto nei confronti dei piccoli, ha sicuramente creato un valore aggiunto sia alla tua carriera che ai tuoi rapporti personali. Cos’è cambiato nell’approccio con gli altri e nel tuo modo di vedere la vita?
Emotivamente l’incontro con questa realtà mi ha permesso di ridimensionare molto i problemi del quotidiano che ho dovuto affrontare, per fortuna molto meno gravi rispetto a quelli con cui ho avuto a che fare visitando i bambini negli ospedali o ascoltando le storie raccontate dai genitori di questi piccoli. Umanamente, invece, rispetto alla sofferenza altrui, credo ci sia un preciso percorso e solo negli anni, alla fine di un periodo della tua vita, si possano tirare le somme. E’ infatti molto difficile superare il contraccolpo emotivo, razionalizzare e capire bene il senso della vita o il modo in cui poter aiutare gli altri. Ci vuole un’età per metabolizzare il dolore in maniera concreta, ed io credo di stare ancora percorrendo una strada, sempre molto distratto dalle cose che faccio e, soprattutto, dal mio lavoro che ritengo sia emotivamente molto delicato, tanto da non permettermi mai di avvitarmi in maniera definitiva rispetto ad un punto, facendomi sentire sempre incostante e contraddittorio. Devo dire che, a questo proposito, il confronto con ADRICESTA è stato ed è molto importante. Infatti tutte le volte in cui sono con loro, e purtroppo ultimamente un po’ meno di frequente, mi accorgo davvero di quanto mi dia gioia questo contatto. Poi vedo tanti bambini che sono guariti, grazie anche al sostegno morale, ed allora lì sono davvero felice.




        Solidarietà

        Alessandro Preziosi e ADRICESTA:

        Grandi progetti per “piccoli amici”


Tanti modi per trasmettere un messaggio meraviglioso: alleviare il senso di isolamento dei piccoli pazienti ricoverati nei centri onco-ematologici pediatrici. Infatti, i giovani ospiti ricoverati per lunghi periodi, già indeboliti dalla malattia, sono sottoposti a dura prova dall’isolamento in camera sterile, necessario in questi casi. Con l’ausilio di computer e webcam, la “prigione” si trasforma, il bambino può comunicare con l’esterno, mantenendo una relazione “quasi” normale con l’ambiente: importantissimo in un momento di grave disagio e fragilità.

Alessandro Preziosi





Un Buco Nel Muro”:
con ADRICESTA una webcam contro la solitudine.



Scopo del progetto è varcare la soglia dell’isolamento, tramite internet, per i piccoli pazienti ricoverati in camere sterili, inaccessibili ad un contatto umano (se non con un genitore alla volta). E’ prevista la dotazione di strumenti e sistemi di comunicazione tecnologicamente avanzati che, ricorrendo anche a telecamere collegate ad Internet, potranno alleviare il senso di solitudine per chi è costretto a vivere in piccole camere per diversi mesi, lontano dai suoi punti di riferimento abituali, quali la famiglia, gli amici e la scuola. Il progetto, partito inizialmente per l’Ospedale di Pescara, sta trovando un tale seguito in tutte le parti di Italia, che si è deciso di coprire cinque città in tutto, due al Nord e due al Sud. I presupposti della suddetta iniziativa riguardano i seguenti punti:

• con l’ausilio di un computer all’interno della camera, il bambino può comunicare con i propri amici che vengono a fargli visita (tramite postazioni multimediali all’esterno del reparto);

• tramite la rete, il bambino in isolamento può interagire, cooperare e giocare insieme a tutti gli altri utenti collegati in quel momento, consentendogli in questo modo di sentirsi meno lontano dal suo punto di riferimento scolastico, nonché familiare. Le attività proposte consentiranno di seguire una lezione scolastica, di scambiare opinioni su avvenimenti esterni e parlare delle esperienze vissute in ospedale;

• con le postazioni multimediali all’esterno dei reparti, i visitatori (compagni di scuola, amici, parenti etc.) che per motivi igienici non possono entrare in reparto, tantomeno nelle camere dei bambini degenti, potranno effettuare collegamenti e dialogare in questo modo con il paziente ricoverato. L’utilizzo della posta elettronica consentirà al bambino ricoverato di progettare e lavorare, in contatto con la scuola di appartenenza, per sviluppare compiti senza sottoporsi a tempi ed orari rigidi di lavoro;

• uso di internet, incontrare amici virtuali per vivere una situazione che li faccia sentire “fuori dalla camera di isolamento”; con l’introduzione delle webcam la camera sterile si trasforma in un prolungamento dell’habitat familiare e il bambino può mantenere una relazione abbastanza normale con l’ambiente, potendo collegarsi con teatri, musei, scuola e quant’altro che possa in qualche modo rompere il disagio e la fragilità vissuta in prima persona dai pazienti pediatrici in isolamento. Nonostante difficoltà logistiche per l’organizzazione degli spazi multimediali e di un sistema di manutenzione nei reparti, ma sarà nulla in confronto a quanto affrontato giornalmente dai piccoli ospiti, che, indeboliti dalla malattia, vivono una realtà difficile da accettare per chi ha solo volontà di giocare, ridere e conoscere amici.





Un Sogno In Corsia”: realizziamo i loro desideri.


L’iniziativa si propone di realizzare i sogni e i desideri dei bambini lungodegenti ricoverati nei vari reparti pediatrici ospedalieri. Il progetto verrà promosso negli ospedali italiani, con il coinvolgimento prioritario dei bambini ricoverati, a cui verrà data la possibilità di disegnare i loro sogni su fogli da disegno stampati dalla ADRICESTA, sorteggiandone poi, uno per ogni nosocomio (più uno di riserva), direttamente dai referenti Ospedalieri di ciascun ospedale, unitamente alla delegata regionale e volontari dell’Associazione di competenza. Questo progetto, ha l’obiettivo di regalare al bambino malato un momento di felicità, che lo distolga dal suo problema quotidiano: attraverso il disegno, il bambino ci comunicherà i suoi desideri ma, soprattutto, i suoi bisogni, tanto espressi quanto latenti, che uno volta riconosciuti possono aiutare medici, genitori e associazioni di volontariato, a migliorare la dura permanenza in ospedale del bambino, sostenendolo anche psicologicamente. Il sogno prioritario del bambino malato sarà sicuramente quello di guarire ma, la guarigione, deve essere considerata la vittoria di una lotta che ogni giorno il bambino, i medici e i genitori combattono. Questa iniziativa, invece, fa si che il bambino fruisca nel mondo reale di quella possibilità di sognare senza dover pensare alla sua malattia, grazie alla generosità di chi vorrà realizzare i suoi desideri: concretizzarli rappresenta quindi, per i piccoli pazienti, l’evasione dalla realtà del proprio quotidiano e restituisce loro nuove e concrete capacità per affrontare al meglio la malattia e le cure, oltre ad un nuovo rinnovato entusiasmo per la vita. I disegni verranno poi esposti durante una serata di beneficenza, alla quale parteciperanno personaggi del mondo dello sport e della spettacolo, per la raccolta dei fondi necessari per esaudire tutti i sogni sorteggiati e, se necessario, anche parzialmente o totalmente quelli di riserva.




    DOSSIER MEDICINA – Salute Medicina Benessere in Rivista
    Il trimestrale - Anno 6 - n. 13 - Gennaio-Febbraio-Marzo 2012

web www.dossiermedicina.com






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genziana



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MessaggioInviato: Mar Mag 08, 2012 14:46    Oggetto: febbraio 2012 - DOSSIER MEDICINA intervista teatro/ADRICESTA Rispondi citando



ha scritto:










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genziana



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MessaggioInviato: Mar Mag 08, 2012 14:47    Oggetto: febbraio 2012 - DOSSIER MEDICINA intervista teatro/ADRICESTA Rispondi citando



ha scritto:











      in questo topic per commenti RISPONDI: Non Riporta

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genziana



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MessaggioInviato: Ven Feb 01, 2013 16:45    Oggetto: UN BUCO NEL MURO di ADRICESTA / Ospedale San Matteo di PAVIA Rispondi citando


GiuRen ha scritto:



RItorna il nostro storico Progetto...che emozione!!!!

SIiiiii come dicevo nell'altro topic relativo all'evento del 18/10/2011, ieri io e Carla siamo andati anche al San Matteo nel reparto encoematologico pediatrico dove ci aspettava il Dott. Zecca il nuovo primario e con lui abbiamo parlato circa la realizzazione del progetto che ci ha molto emozionato quando ci siamo avvicinati per la prima volta a questa Associazione.

Quindi anche qui state all'erta così vi aggiorneremo sugli sviluppi.

Grazie generale....tutte le volte che ti seguo e ti sento parlare capisco quanto sei GRANDE!!!!!!!!!!!






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