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Autore Messaggio
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
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MessaggioInviato: Lun Feb 06, 2017 20:10    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA dal 7 al 12/2 Teatro della Pergola FIRENZE Rispondi citando



ROMEO E GIULIETTA: Alessandro Preziosi è Mercuzio

dal 7 al 12/02/2017 - Teatro della Pergola a FIRENZE

Incontro / giovedì 9 febbraio, 18.00, Foyer del Teatro




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Trama: Romeo e Giulietta intreccia numerosi elementi nella vicenda dei due innamorati ‘nati sotto contraria stella’. Dalla ‘morte viva’ al drammatico scontro tra due generazioni – la lotta tra le ragioni dell’odio e le ragioni dell’amore – il dramma si arricchisce di temi la cui complessità va oltre la vicenda d’amore. La morte è presente in vario modo fin dall’inizio. Ma è con il duello tra Mercuzio e Tebaldo che essa entra realmente in scena e avvia quella sua presa di possesso della città cui la tragedia conduce. Non solo, ma che la prima vittima sia Mercuzio, simbolo di giovinezza e di libertà, della gioia di vivere e della stessa gioia di far teatro, è anche indicativo di chi sia l’oggetto di questo assalto della morte: non i vecchi, ma i giovani, non il declinare della vita, ma il suo sbocciare, non la stanchezza, l’aridità del cuore, ma la sua freschezza, il suo desiderio d’amore. Tebaldo uccide Mercuzio; Romeo uccide Tebaldo finché, come sappiamo, la morte aggredisce anche Romeo e Giulietta, e la ‘bella Verona’ celebrata all’inizio si trasforma in una tomba. Nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità raggelato nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo.



...............................................................



Un irriducibile 'antagonismo sociale' tra i Montecchi e i Capuleti, che ambiscono a governare la città di Verona, avvicina quindi ROMEO E GIULIETTA più a un dramma borghese che a una tragedia della vendetta, con personaggi non aristocratici in scene di vita familiare, unite al raffinato utilizzo di un apparato tecnologico che comprende soluzioni multimediali innovative.

"E' la storia d'amore per antonomasia – spiega Baraccoin realtà ciò che emerge dal testo è un conflitto sociale e generazionale. ROMEO E GIULIETTA parla del potere, è estremamente contemporaneo: il lavoro che abbiamo fatto si allontana quindi dall’immaginario collettivo delle trecce di Giulietta dal balcone…".




INCONTRO CON IL PUBBLICO | Giovedì 9 febbraio | ore 18.00 | Foyer del
Teatro della Pergola - Lucia Lavia, Antonio Folletto, Alessandro Preziosi,
gli attori protagonisti del ROMEO E GIULIETTA, incontreranno il pubblico.
Coordinerà Riccardo Ventrella. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.




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FIRENZE dal 7 al 12 febbraio '17 ci accoglierà nel foyer del "Teatro della Pergola" un

Desk Informativo dell'Associazione ADRICESTA ONLUS per illustrare e promuovere

Progetti a livello Nazionale e di Umanizzazione, in aiuto dei Bambini Ospedalizzati


il Desk sarà allestito pure giov. 9, 18:00 per l'incontro della compagnia con il pubblico

l'artista Alessandro Preziosi è dal 2004 testimonial ufficiale promotore per ADRICESTA



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L'ultima modifica di genziana il Mer Feb 08, 2017 09:51, modificato 1 volta
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genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
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MessaggioInviato: Lun Feb 06, 2017 21:30    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA_Quaderni della PERGOLA intervista PREZIOSI Rispondi citando



ha scritto:




ALESSANDRO PREZIOSI - Vertigine di SOGNI -



In Romeo e Giulietta, lei interpreta Mercuzio, un personaggio pieno di fantasia…
Si dice che Shakespeare scrivendo questo personaggio si sia lasciato prendere un po’ la mano, nel senso che si tratta di una figura in cui si riscontra tutta la sua forza provocatrice dal punto di vista letterario e in cui si manifesta in maniera estemporanea il gioco della parola teatrale. Mercuzio è l’equilibrio tra la dolcezza, il sogno e il suo rovescio, che è quello di essere un incubo acido. Mercuzio rompe la storia, e la sua morte la incanala nella tragedia. E’ un personaggio osceno, nel senso che fa cose fuori dalla scena… Il mio compito è quello di far arrivare il personaggio fuori dal palco, in modo che non sia una figura autoreferenziale: perché sia teatralmente poetico questo personaggio deve andare verso il pubblico, l’altra faccia della medaglia… Ho letto una volta una cosa estremamente interessante: Shakespeare ha dovuto far morire Mercuzio per non morire lui stesso…

Chi è la Regina Mab, dal celebre monologo pronunciato da Mercuzio in Romeo e Giulietta?
In uno dei monologhi più famosi della storia del teatro, quello della Regina Mab appunto, lui parla di sogni e la sua fantasia si combina in maniera molto leggibile con un aspetto anche macabro. E’ l’inintelligibilità dei concetti a renderli belli. Si racconta del sonno del pomeriggio: perché il sogno se lo rintracci nel diurno hai tutto il tempo per rielaborarlo. E’ l’altra faccia dura e cruda dell’amore. Prima della morte di Mercuzio la tragedia stenta a partire, c’è una specie di irrisione sotto il profilo narrativo anche del concetto di tempo: è come se, attraverso questo personaggio che Shakespeare mette in scena, si preparasse la molla del tempo che fa scattare il congegno drammaturgico. La mancanza di tempo diventa allora una sorta di ossessione da parte di tutti i personaggi. Shakespeare è stato il primo autore che ho affrontato all’inizio della mia carriera, ho interpretato Amleto e prodotto un Sogno di una notte di mezza estate, La dodicesima notte e chissà quanti altri Shakespeare farò… E’ un autore che rappresenta una fonte di studio molto importante per gli attori, capace di sostenere e formare il rapporto esistente tra recitazione e pensiero. Shakespeare ti suggerisce una dimensione verticale dell’esistenza, nel senso che attraverso la sua scrittura l’approfondimento è continuo e non si smette mai di scoprire nuove cose.

Per costruire l’interpretazione di un personaggio, quanto conta la fantasia?
Più che di semplice fantasia, io parlerei proprio di capacità di creare… Bisogna avere una grande immaginazione per riuscire a capire e sviluppare un personaggio. La fantasia è qualcosa che appartiene al nostro intimo; in particolare, io sono una persona che nel quotidiano fantastica molto e invece quando lavoro sto con i piedi per terra: ho ben chiaro ciò che voglio comunicare con la recitazione e mi muovo sempre da un presupposto dichiaratamente fantastico. Per essere attori occorre sostenere una tensione continua verso la fantasia o meglio la follia, che rappresenta il coraggio che ci vuole per affrontare il palcoscenico.

Nel mestiere di attore, quanto c’è spazio per la tecnica e quanto per l’immaginazione?
L’una è il presupposto dell’altra. La tecnica permette all’immaginazione di potersi esprimere in tutta la sua forza, senza un’adeguata tecnica si finisce per fare un incubo o un sogno pomeridiano che ti allontana dal mestiere. Non credo di essere un metodico. Ogni volta io inseguo un pretesto, cerco qualcosa, ‘quel qualcuno’, per non pensare a quel passo inevitabile verso il palcoscenico. Ottenere la concentrazione necessaria, con il tempo è diventato un qualcosa che si innesca rapidamente e sono diventato più sicuro, ma il giorno in cui smetterà di battermi forte il cuore credo che dovrò lasciare il passo ad un altro. Sento il direttore di scena quando chiama i 5 minuti che mancano per salire sul palco e vivo quei momenti proponendomi ogni sera un obiettivo sempre diverso, di miglioramento e di assestamento di tutte le cose.

Insieme al suo compagno di scuola Tommaso Mattei e ad Aldo Allegrini, lei ha fondato KHORA.teatro, una Compagnia di produzione teatrale…
La nostra società è nata con il tentativo di riuscire a collaborare con tutte quelle persone che sono vicine al nostro comune interesse ovvero che dimostrino un’attenzione forte e coerente nel campo dello spettacolo dal vivo, in tutte le due declinazioni, utilizzandone anche tutte le possibili applicazioni multimediali. Non a caso la nostra società si chiama KHORA, proprio per ribadire il senso della collaborazione con cui siamo abituati a lavorare. Per noi vale lo scambio reciproco di idee e competenze, ed è stata proprio questa sollecitazione a determinare la natura della scelta di unirci: insieme decidiamo, insieme soffriamo e gioiamo…

Quanto la popolarità può influire sul mestiere di attore?
Credo che popolarità vada ben oltre quello che è il mestiere, il percorso più concreto di un attore, ma si tratta di qualcosa che viene ancor più accentuato basandosi sui tanti aspetti mediatici che influiscono sul mondo dello spettacolo. La popolarità rischia di farti cambiare la percezione della realtà delle cose: può provocare una trasformazione della tua identità, soprattutto rispetto a come gli altri ti vedono.




Quaderni della PERGOLA | La Fantasia – 29/12/2016 pag. 8-9-10





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Marisol



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MessaggioInviato: Mar Feb 07, 2017 12:06    Oggetto: Rispondi citando


Ciao nuovamente, mio carissimo amico Ale / Mercuzio,

In Bocca al Lupo nel Teatro della Pergola nella bellissima città di Firenze, da oggi fino a Domenica, .... Rolling Eyes caspita e a proposito caro Rolling Eyes, immagino che approfitterai la tua permanenza in città per un giro e vedere come è (e godere della sua bellezza magnifica e l'opera d'arte unica: "la tua cupola" Wink Wink !!

A presto, mio caro Ale / Mercuzio Razz Razz !!

Tanti baci con grande affetto da Madrid Very Happy Very Happy !!

TVTB

Marisol

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La vera ricchezza è prendere la vita con amore, donando amore.



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PATRICIA 22



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MessaggioInviato: Mer Feb 08, 2017 05:40    Oggetto: Rispondi citando


Amavo Lost in Florence, Alessandro, mi sono divertito molto. Il panorama è bellissimo e si fa un ottimo lavoro con il dialogo inglese, posso capire tutto quello che dici alla perfezione e il tuo accento italiano è molto carino! So che tutti i tuoi fan che hanno atteso per sempre a sentirti parlare inglese non rimarrete delusi! No doppiaggio! So che è un'idea radicale, ma sono felice produttore / regista è andato con esso. Wink
le prestazioni complessive sia fisicamente che verbalmente è favoloso! Modo di andare Preziosi! Tutto il vostro duro lavoro ancora una volta ha dato i suoi frutti!

Aloha, love ya, me

PS: Lost in Florence è ora disponibile per l'affitto o l'acquisto su tutte le piattaforme digitali negli Stati Uniti. 🇺🇸🇮🇹
https://m.youtube.com/watch?v=sTRcztA1nME
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Patricia.

"Hell is empty and all the devils are here."
―William Shakespeare


L'ultima modifica di PATRICIA 22 il Dom Mar 12, 2017 19:34, modificato 8 volte
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marystone



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MessaggioInviato: Mer Feb 08, 2017 14:33    Oggetto: Firenze Rispondi citando


.....com'è andata ieri a Firenze? Sicuramente bene...aspettiamo le recensioni.
In bocca al lupo per tutta la settimana!! Laughing Laughing

mariella
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Beate-1969



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MessaggioInviato: Mer Feb 08, 2017 15:47    Oggetto: Rispondi citando


Caro amico Ale! Laughing

Come stai? Spero bene.

In bocca al lupo per le prossimi spettacoli per te e per tutta la tua cara compagnia!

TVTB!

Ci vediamo presto!

Baci

Bea Laughing
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Mi dispiace per il mio cattivo italiano






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pattyFI



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MessaggioInviato: Mer Feb 08, 2017 18:39    Oggetto: Rispondi citando


Bentornato nella splendida Firenze!! Very Happy Teatro della Pergola.....uno dei piu' prestigiosi.......


Un immenso in bocca al lupo a te e tutta la compagnia.......sara' un successo!

Patrizia e Ida
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Donare un sorriso ad un bambino malato è un atto d'amore!



Io e te che facemmo invidia al mondo, avremmo vinto mai contro un miliardo di persone! [Mille giorni di te e di me]
C.Baglioni
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genziana



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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2017 15:49    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA dal 7 al 12/2 Teatro della Pergola FIRENZE Rispondi citando



ha scritto:



Lucia Lavia alla PERGOLA rinnova la tragedia di

          ''ROMEO E GIULIETTA''


FIRENZE - Shakespeare, più che nostro contemporaneo, è diventato un infallibile compagno di giochi da palcoscenico. L'impalcatura drammatica di "ROMEO E GIULIETTA" è materia incandescente. A tutti nota: amore, morte, passione, appartenenza, autorità, famiglia, il clan e l'antagonismo, la giovinezza della sfida e la vecchiaia del rimpianto. Da stasera a domenica, Lucia Lavia (Giulietta), Antonio Folletto (Romeo), Alessandro Preziosi (Mercuzio) sono i protagonisti dello spettacolo in cartellone alla Pergola di Firenze che punta sulla regia di Andrea Baracco nella traduzione di Salvatore Quasimodo. «È per tutti la storia d'amore per antonomasia - spiega Baracco - ma in realtà ciò che emerge dal testo è un conflitto sociale e generazionale». Un irriducibile scontro sociale tra i Montecchi e i Capuleti, che ambiscono a governare Verona, avvicina la storia più a un dramma borghese che a una tragedia dell'amore; mentre il raffinato utilizzo di un apparato tecnologico multimediale, immerge il dramma nel clima caotico e emergenziale della contemporaneità. Info 05522641. (g.r.)



IL TIRRENO pag. 39 - iltirreno.gelocal.it - 7 febbraio 2017 -






ha scritto:



Romeo e Giulietta dramma eterno di un amore



È la storia d'amore per antonomasia, ma anche e soprattutto un testo sul conflitto sociale e generazionale. ROMEO E GIULIETTA approda al Teatro della Pergola, da stasera a domenica, nella versione di Andrea Baracco, con Lucia Lavia nei panni di Giulietta, Antonio Folletto in quelli di Romeo e Alessandro Preziosi nei panni di Mercuzio. La pièce, che sfrutta la traduzione del dramma shakespeariano di Salvatore Quasimodo, avvalendosi di soluzioni multimediali innovative, pone l'accento sull'irriducibile antagonismo sociale fra Montecchi e Capuleti, avvicinando l'opera di Shakespare più a un dramma borghese che a una tragedia della vendetta.

Giovedì 9 alle 18 Preziosi (che è anche produttore dello spettacolo insieme a Tommaso Mattei e Aldo Allegrini), Lavia e Folletto incontrano il pubblico nel foyer (ingresso gratuito fino a esaurimento posti).

Teatro della Pergola, v. della Pergola 18/32; da oggi(ore 20.45) a dom. (15.45)


©RIPRODUZIONE RISERVATA

REPUBBLICA.IT - LA REPUBBLICA | Giorno pag. 12; 7 febbraio '17





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genziana



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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2017 16:16    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA - Teatro della Pergola FIRENZE, recensione Rispondi citando



ha scritto:





Recensione: SHAKESPEARE PARLA AI GIOVANI



Non si sa perché il pregiudizio verso i superclassici debba passare anche attraverso il giudizio di un pubblico che odia lo sguardo nuovo, che se vuoi vedere un testo classico, deve essere classicissimo. Ma l'altra sera alla Pergola in tanti hanno applaudito il «ROMEO E GIULIETTA» nella coraggiosa, originale versione di Andrea Baracco, dalla traduzione di Quasimodo.
Uno spettacolo dal grande impatto emotivo con le musiche anche di De André che ci stanno benissimo. In questa lettura intelligente Montecchi e Capuleti sono semplicemente ricchi borghesi che Shakespeare sembra denunciare per il loro spirito mercantile e pragmatico, teso solo a fare sfoggio della posizione sociale, preoccupati del vantaggio economico della propria famiglia. Non riscrittura, ma un'intelligente e sostanziale rivisitazione. Dinamicità: la scena si allarga alla platea, il linguaggio è storicizzato.
Una bravissima Lucia Lavia figlia, sì, di due mostri sacri, ma il risultato non è certo scontato - fa Giulietta. Credo perda dieci chili a replica l'ottimo Antonio Folletto, Romeo appassionato, vibrante, atletico. Brava e convincente la perfida balia, Elisa Di Eusanio. E infine, lui, Mercuzio, Alessandro Preziosi, diabolico, ambiguo e pornografico. Che si conferma se ce ne fosse bisogno quello che è: un grande interprete.
Replica fino a domenica. Da non perdere.

Titti Giuliani Foti


LA NAZIONE ed. FIRENZE Giorno&Notte pag. 64 ; 09/02/2017 -






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genziana



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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2017 17:17    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA da 7 a 12/02/ Teatro della Pergola FIRENZE Rispondi citando



ha scritto:




Firenze - Teatro della Toscana: ROMEO E GIULIETTA

    un classico tra i classici, alla Pergola di Firenze


      Il regista Andrea Baracco mette in scena una
      nuova versione del capolavoro di Shakespeare,
      nella traduzione di Salvatore Quasimodo


[foto di Dismappa.it]




“Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: color già tristi, e questi con sospetti!” così Dante nel sesto canto del Purgatorio (quello della “serva Italia”) nomina le due famiglie che saranno immortalate dal bardo di Stratford, ma senza accennare a discordie, tanto meno per motivi amorosi. In realtà la vicenda di Romeo e Giulietta sembra essere squisitamente letteraria, con archetipi che risalgono alla Grecia antica: in Italia a dare forma più o meno “definitiva” alla vicenda saranno Luigi da Porto (Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, circa 1530), che presenta il racconto come storicamente vero: i personaggi si chiamano Romeus e Giulietta, l’ambientazione è a Verona ai tempi di Bartolomeo della Scala, nei primissimi anni del Trecento. Molti elementi e personaggi della vicenda si ritroveranno poi in Shakespeare. La versione “definitiva” è però quella che compare nelle novelle di Matteo Bandello nel 1554. La tragedia Shakespeariana, composta tra il 1594 e il 1596, è sicuramente una delle più celebri e amate dal pubblico ed ha ispirato musicisti come Ciajkowsky e Prokofiev, e in Italia Vincenzo Bellini e Riccardo Zandonai che musicò un testo di D’Annunzio.

Ora questo classico tra i classici approda al Teatro della Toscana, sul palcoscenico della Pergola, da martedì 7 a domenica 12 febbraio (ore 20,45; festivo 15,45) nella versione di Andrea Baracco, con la traduzione di Salvatore Quasimodo. Lucia Lavia è Giulietta, Antonio Folletto è Romeo, Alessandro Preziosi interpreta la parte di Mercuzio. Il regista Andrea Baracco rilegge il testo come luogo di morti violente, quasi accidentali, per cui l’ostilità che diviene conflitto e si trasforma in morte copre uno spazio molto ampio rispetto a quello dell’amore. “Sia Romeo che Giulietta – dichiara il regista – mettono ferocemente in discussione quel patto col mondo, quella specie di abitudine ereditaria, di convenzione prolungata che i loro padri hanno stipulato e che non sembrano aver alcuna voglia di ritrattare. L’universo degli adulti osserva impassibile il dimenarsi forsennato dei propri figli che inciampano di continuo e che ogni volta, con ginocchia sempre più sbucciate e il corpo sempre più livido, si rialzano e riprendono il passo, finché è possibile”.

Pur non rispettando, come di consueto, le unità aristoteliche, Shakespeare concentra l’azione appena quattro giorni, da un lunedì di luglio al giovedì della stessa settimana: Giulietta passa in quattro giorni da bambina a donna matura, Romeo da giovane esempio di amor cortese a fiero vendicatore.

Cosa spinge Shakespeare ad accelerare così vorticosamente il tempo dell’azione? – si domanda il regista – “non c’è tempo” o meglio “il tempo è scaduto” sembrano sussurrarsi di continuo tra loro i personaggi, o almeno tutti quelli che possiedono ancora gambe per correre, gli altri, invece, i genitori, il Principe, la Chiesa, rimangono seduti in luoghi ben protetti a osservare, immobili”.

In scena ci saranno Gabriele Portoghese, Elisa Di Eusanio, Giacomo Vezzani, Mauro Conte, Laurence Mazzoni, Dario Iubatti, Woody Neri, Roberta Zanardo, Daniele Paoloni, Alessia Pellegrino. Le scene sono di Marta Crisolini Malatesta, i costumi di Irene Monti, le musiche di Giacomo Vezzani, le luci di Pietro Sperduti. Una produzione di Alessandro Preziosi, Tommaso Mattei e Aldo Allegrini, in coproduzione con KHORA.teatro e TSA Teatro Stabile d’Abruzzo.

I Montecchi e i Capuleti sono ricchi borghesi – continua Andrea Baracco – e nel testo c’è ampio spazio dedicato alle loro abitudini domestiche. Shakespeare pare denunciare soprattutto lo spirito mercantile e pragmatico del borghese, tutto teso a fare sfoggio della propria raggiunta posizione sociale, preoccupato solo del vantaggio economico della propria famiglia”.

In questa edizione Romeo e Giulietta sono due personaggi concreti: lei non è una docile fanciulla come siamo abituati a vederla, ma una femmina innamorata. Nella famosa battuta Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!? Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome, ad esempio, le sue parole risuonano con una violenza: sta chiedendo all’amato di rinunciare al proprio nome, quindi alla sua essenza.

Insieme agli attori – interviene il regista – abbiamo cercato di scardinare dall’interno battute che sono tra le più conosciute della storia del teatro mondiale: siamo andati alle origini delle parole, è stato un lavoro davvero complesso. La Giulietta di Lucia Lavia è un personaggio furioso, nel senso che ha una furia dentro di sé che ribolle in continuazione, mentre per il Romeo di Antonio Folletto la definizione più adatta è quella di essere un ragazzo metropolitano: nonostante appartenga a una famiglia ricca, vive in strada, con tutte le sue contraddizioni”.




di Totalità, 6 febbraio '17, pubblicato via TOTALITA.IT Cultura Teatro






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genziana



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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2017 17:45    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA - Teatro della Pergola FIRENZE, recensione Rispondi citando



ha scritto:



    . Recensione: FIRENZE - Teatro della Toscana

    . ROMEO E GIULIETTA: una lettura mozzafiato


      Al Teatro della Pergola una edizione molto
      particolare del capolavoro Shakespeariano

      Regia di Andrea Baracco, protagonisti Lucia
      Lavia
      , Antonio Folletto, Alessandro Preziosi.







All’inizio è un pugno nello stomaco. Viene il sospetto e il timore che sia uno di quegli spettacoli in cui la parola d’ordine è attualizzare, il che significa sovente violentare e devastare.

Un consiglio, dunque: non giudicare per i primi dieci minuti. Anche perché, molto presto, si fa strada la convinzione di trovarsi di fronte a qualcosa di semplicemente straordinario.

Che cosa dà la dimensione di una messa in scena davvero riuscita? Quando si ha la sensazione che in realtà si sia rimasti molto più fedeli all’autore di tante versioni più “filologiche”, con tanto di pizzi, merletti, sospiri e … sbadigli. Anche perché quella del regista Andrea Baracco, che ha usato la bellissima traduzione di Salvatore Quasimodo, non è esattamente una attualizzazione, ma se mai una collocazione atemporale. Una di quelle opere che non appartengono solo alla loro epoca, ma a ogni tempo e all’eternità.

Nel ROMEO E GIULIETTA in scena in questi giorni alla Pergola di Firenze -Teatro della Toscana (una produzione di Alessandro Preziosi, Tommaso Mattei e Aldo Allegrini, in coproduzione con KHORA.teatro e TSA Teatro Stabile d’Abruzzo) c’è davvero Lui. C’è Shakespeare che ci ricorda che la sua era una poetica forte, d’impatto, che toglieva il fiato: che rappresentava le passioni lasciando da parte le unità aristoteliche e senza esitare, vero Dante britanno, a mescolare le espressioni più tenere e sublimi con quelle più dure, volgari, proprio da slang; alla faccia di tutte le svenevolezze petrarchesche e peggio ancora petrarchiste. Con una durezza che sapeva veramente colpire al cuore, allora come oggi.

Congratulazioni allora ad Andrea Baracco, che ha dato allo spettacolo un taglio estremamente “mozzafiato”, veloce e dinamico ma senza eccessi o sbavature. Di grande effetto, nella prima parte, gli attori che scendono in platea, le loro voci che sembrano veramente “salire” sul palcoscenico, il loro interagire con il pubblico con qualche leggero tocco metateatrale, anche questo sempre nel modo e al momento giusto. Uno spettacolo che ha il passo veloce e crudele della modernità, ma che era quello previsto già da Shakespeare stesso, il quale aveva accelerato vorticosamente il ritmo dell’azione in appena quattro giorni: “Questo è un testo corale, in cui tutti gli elementi fanno parte di un grande ingranaggio. Tutto accade in quattro giorni e gli eventi precipitano: si apre il sipario con Giulietta che è una sorte di bambola incipiente sottoposta al comando dei propri genitori e Romeo invece è un ragazzino imbevuto di amor cortese (…) Dal momento che si incontrano avviene una rivoluzione: Giulietta diventa una femmina passionale, quasi rivoluzionaria più che ribelle (…) e Romeo assurge al ruolo di vendicatore. In pochi giorni non solo gli eventi che costruiscono il plot, ma proprio i personaggi in sé vivono una vera rivoluzione che porta la situazione complessiva a degenerare in maniera assolutamente imprevedibile e fulminea” dichiara il regista e in effetti non si potrebbe sintetizzare in modo migliore lo spettacolo e lo spirito “feroce” che lo anima. Una dimensione “corale”, anzitutto: Baracco vuole davvero portare alla luce l’animo dei personaggi e le loro motivazioni spesso meschine, e riesce in maniera straordinaria a creare la contrapposizione di due blocchi opposti, “i vecchi e i giovani”: le famiglie rivali, i Capuleti e i Montecchi, con lo spirito mercantesco e pragmatico del “borghese” che vuole la propria affermazione sociale anche a costo della infelicità dei propri figli; e dall’altra loro, i due ragazzi, che vogliono invece sottrarsi a quella logica a costo della loro stessa vita.

Uno “scontro di generazioni” dunque, una lettura che veramente porta alla luce tutti i temi di un testo che va ben oltre la storia d’amore: il potere, il denaro (bellissima la battuta di Romeo quando acquista il veleno con cui si suiciderà da uno speziale fallito, dicendogli che il vero veleno è l’oro con cui egli compra il suo fallimento) e il tentativo di trovare un qualcosa che li superi o quantomeno ne contenga gli effetti pestilenziali. La forza nuda di questa interpretazione è sottolineata anche dalle scene di Marta Crisolini Malatesta: due “cubi” in ferro e plexiglass, tetri e quasi spettrali (che possono anche ricordare vagamente le case – torri medievali) e che rappresentano le dimore dei Capuleti e Montecchi, i cui nomi sono “graffitati” sulle superfici trasparenti da un pennarello rosso; lo stesso che utilizza Giulietta per scrivere sulla parere della sua “camera” le fasi della sua rapida trasformazione. Graffiti dunque, come arte da strada …

I costumi di Irene Monti contaminano insieme, in modo provocatorio ma efficace, tradizione e modernità: se Romeo sembra più un ragazzo da discoteca che un giovane e raffinato damerino (cosa che poi non è affatto ) la gorgiera del principe di Verona dà un elegante tocco d’epoca; bello il chiaroscuro di luci di Piero Sperduti, mentre il commento musicale di Giacomo Vezzani alterna citazioni di De André a musica da discoteca allo Stabat Mater.

Infine, la compagnia. Bisognerebbe parlare dettagliatamente di tutto il cast, di come ciascun attore riesca a dare del suo personaggio una lettura viva, appassionata, convincente e soprattutto fuori da ogni stereotipo;ad esempio il frate Lorenzo di Gabriele Portoghese, un dandy narcisista che sembra veramente più un prete dei nostri giorni che non un pio frate medievale, o la balia di Elisa di Eusanio, personaggio forte e incisivo, più mezzana e maitresse che saggia consigliera.

Ma il vertice è toccato sicuramente dai due protagonisti e da Mercuzio: “un grande poeta delle emozioni” lo definisce il regista, e un grande ALESSANDRO PREZIOSI è perfetto in questo ruolo: straordinario affabulatore, riesce a passare dalla gioia estrema al più profondo sconforto, con cambi di registro improvvisi e repentini, sorta di fool shakespeariano che domina lo scena con il suo disprezzo dell’amore o i suoi atteggiamenti di un cameratismo goliardico ai limiti del morboso.

La Giulietta di Lucia Lavia è un personaggio straordinariamente vivo e drammatico: donna innamorata ben più che ingenua fanciulla “ha una furia dentro di sé che ribolle in continuazione” (Baracco). L’attrice rende con una forza straordinaria il rapido passaggio della giovane dalla docilità e spensieratezza giovanile a una fredda e risoluta determinazione. Per quanto riguarda il Romeo di Antonio Folletto, la sua caratteristica secondo il regista è “quella di essere un ragazzo metropolitano: nonostante appartenga a una famiglia ricca, vive in strada, con tutte le sue contraddizioni”. Senza dubbio e c’è da aggiungere che Folletto dà al suo personaggio una caratterizzazione straordinariamente “adolescenziale”: sognatore e impetuoso, con repentini passaggi dall’esaltazione alla malinconia, il suo Romeo è veramente la personificazione di una giovinezza alla ricerca, spesso - e soprattutto oggi – disperata di un senso per la propria vita.

Poi … si può non essere d’accordo su alcuni dettagli e non apprezzare determinati particolari. Ma alla fine l’effetto è quello di uno spettacolo che non si dimenticherà facilmente: come il bellissimo, struggente finale, fatto di muti sguardi prima del suicidio e di una ultima - anacronistica quanto si vuole, ma suggestiva – sigaretta fumata insieme. L’ultimo guizzo di luce prima del buio che cala pesante come una mazzata sul palcoscenico.

Teatro esaurito, applausi entusiasti. Come direbbe forse frate Lorenzo, perdere questo spettacolo sarebbe un vero peccato!



Prossime repliche: 9,10,11 febbraio ( ore 20,45); 12 febbraio (15,45)


di Domenico Del Nero 09/02/2017, pubblicato via TOTALITA.IT - Cultura






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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2017 18:33    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA dal 7 al 12/2 Teatro della Pergola FIRENZE Rispondi citando




ROMEO E GIULIETTA: Alessandro Preziosi è Mercuzio

dal 7 al 12/02/2017 - Teatro della Pergola a FIRENZE

Incontro / giovedì 9 febbraio, 18.00, Foyer del Teatro





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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2017 21:09    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA - Teatro della Pergola FIRENZE, recensione Rispondi citando



ha scritto:



        . ROMEO & GIULIETTA alla Pergola

        . fra i protagonisti Preziosi, Firenze


Un cast eccezionale per la tragedia shakespeariana in scena alla Pergola fino al 12 Febbraio








Sorprendente. Geniale. Emozionante. Il cuore batte al ritmo della frenesia di Romeo, si contorce nel dolore di Giulietta e delira con Mercuzio.

La storia di “Romeo e Giulietta” è da sempre la storia d’amore per eccellenza. Ma sul palco del Teatro della Pergola assisitiamo piuttosto ad un conflitto sociale che rispecchia l’attualità, quindi usciamo dall’immaginario classico per sconfinare in una tragedia rivoluzionaria diretta dal bravissimo regista pluripremiato Andrea Baracco, che di William Shakespeare ha portato in Spagna “Amleto” mentre al Globe di Londra “Giulio Cesare”.

Eterna è la rivalità tra le famiglie Montecchi e Capuleti, che si spartiscono il potere della città di Verona e che lo stesso Shakespeare vuole denunciare attraverso una critica forte del pragmatismo per mantenete la posizione sociale raggiunta da questa borghesia. Il regista sembra marcare quella volontà di Sheakesperare di denunciare quanto siano le famiglie mercantili attaccate alla posizione sociale e al vile denaro, proprio quegli aspetti che Romeo e Giulietta abortiscono e denunciano con il loro amore impossibile mettendo in discussione la convenzione sociale e familiare. Un dramma più familiare che aristocratico.

La scelta di rendere frenetici i personaggi che vivono la scena da protagonisti e nel pieno della gioventù, gli altri personaggi che si rispecchiano nelle famiglie sono semplici spettatori immobili, quasi impassibili di fronte alla smania dei giovani protagonisti.

La velocià che si avverte in scena è dettata dalla volontà di portare lo spettatore a sentire la caducità del tempo: Giulietta in pochi giorni passa da bambina a donna accecata dalla passione, Romeo da ragazzo perennemente innamorato delle donne a uomo simbolo dell’amor cortese e della vendetta.








IL CAST

Un cast veramente al di sopra di ogni aspettativa. Il testo è stato riletto da Baracco con alcuni tagli, che per i cultori del classico sono stati come sale su una ferita, ma certo tutti gli spettatori dai giovanissimi presenti con la scuola ai senior, sono concordi nell’affermare che è stato veramente uno spettacolo appagante. senza mai cadere in eccessi stravaganti e incoerenti o in una forzosa modernità.

Innanzitutto la scenografia e la scelta di pochi attori a cui sembrava cucito addosso il ruolo, sono stati la base del successo dello spettacolo.

Romeo e Giulietta hanno la forza travolgente dell’adolescenza, e quella incoscienza della vita che li induce a pensare di essere invulnerabili, sono così, giovani e impulsivi, ancora di più di come li ha raccontati Shakespeare. La loro energia ha invaso il Teatro della Pergola calandosi in ogni spettatore. La distanza tra il mondo adulto e quello dei due ragazzi, uno scontro generazionale che prelude a una rivoluzione. Una rivoluzione impossibile, se non con la morte, ma per amore valeva la pena provarci fino alla fine.

Un Romeo nel fisico giovanissimo anche quello interpretato sul palco da Antonio Folletto, noto per aver interpretato O’ Principe nella serie tv Gomorra. Instancabile ed esuberante, a tratti fresco nella sua genuina spontaneità. Impulsivo come un giovane può essere. Questo attore rende tutto lo spessore necessario a un Romeo irrefrenabile, con una recitazione che forse appartiene più al cinema che al teatro, ma che arricchisce solamente questo spettacolo.

Giulietta impersonata da una Lucia Lavia che porta sul palco tutto il suo bagaglio teatrale, una maturità artistica sbalorditiva, rispetto alla giovane età. Giulietta, creatura uscita da un quadro di Raffaello, è in balia di opposte forze, la spontaneità da un lato e le regole dall’altro. Il tormentato conflitto interiore porta alla perdita della gioventù, rendendola una determinata pianificatrice.

L’amore tra i due è vissuto sempre a distanza, anche nella notte di nozze. L’ultima scena è struggente, malinconica quanto romantica, infatti Baracco si concede una parentesi di libertà: gli innamorati fumano una sigaretta attendendo la morte con inconsapevolezza giovanile e prima di andarsene si sfiorano con un ultimo languido e malinconico sguardo.

Un “Romeo e Giulietta” fisico, sviscerato, con l’amore che scorre nelle vene e nell’aria, che denota tutta la natura umana di fronte ad un amore contrastato. Fino ad arrivare a chiedersi perchè? Tra le ragioni dell’odio e quelle dell’amore.






Ma che dire di Mercuzio? Alessandro Preziosi si supera nel ruolo dell’amico di Romeo, diviene una presenza scenica magnetica e forte, rendendo umane quelle sfaccettature di un personaggio ambiguo, al limite dell’osceno, né maschio né femmina. giusti accenti insinuanti, aggressivi, allucinati soprattutto nella recita del monologo della Regina Mab, ricreando una bellissima atmosfera horror. Esce di scena prima della trgaedia stessa perchè già da solo è tragedia. Particolare come la prima vittima sia Mercuzio, simbolo di giovinezza e di libertà, della gioia di vivere e anche indicativo di chi sia l’oggetto di questo assalto della morte: non i vecchi, ma i giovani, non il declinare della vita, ma il suo sbocciare. Il regista gli affida un ruolo versatile anche dopo morto, quando il suo corpo viene appeso per i piedi in un’immaginaria Piazza Loreto, che diciamola tutta proprio non ci sta, oppure quando si reincarna nello speziale che vende il veleno a Romeo. Tebaldo uccide Mercuzio; Romeo uccide Tebaldo finché, come sappiamo, la morte aggredisce anche Romeo e Giulietta.

Appassionante anche il ruolo della Balia nella figura di Elisa Di Eusanio, che veste ogni lato del suo ruolo magnificamente e con una mimica facciale straordinaria, cambiando spesso registro.

L’unico che NON muore tra i personaggi è Benvolio, interpretato da Dario Iubbati, che NON entra mai in prima persona all’interno del conflitto ma è solo vittima delle circostanze. Una voce narrante che si è assoggetata alla volontà degli adulti, di quei personaggi immobili come assoggettato dalla sua classe sociale.

La scelta della scenografia, opera di Marta Crisolini Malatesta, quando si apre il sipario lascia un po’ di stucco, vige l’essenzialità e la freddezza: due cubi di plexiglass e ferro sono rispettivamente la casa della famiglia Montecchi e Capuleti e i nomi delle casate vengono graffitati sulle superfici trasparenti con un pennarello rosso, lo stesso utilizzato per tutte le scritte d’amor sofferto in perfetto stile writers. La resa all’estremo del minimalismo con delle scelte innovative e multimediali è un tocco di genio. Un dramma più familiare che aristocratico.

La scena NON resta ferma immobile sul palco, ma si muove nella platea passando in mezzo a spettatori che NON riescono a distogliere gli occhi e l’attenzione mentale da quel pathos. È così una corsa contro il tempo che anche il cuore del teatro pulsa al ritmo dei passi di Romeo.Lo spettacolo si cinge di un’aura che turba ma anche disturba, che suggerisce domande sull’uomo, come se la mente stesse camminando sul filo di una tensione emotiva perpetuamente in tiro.

Un omaggio al classico la recita in inglese del prologo e dall’esecuzione in lingua originale di un canto.

Le musiche (di Giacomo Vezzani, che interpreta l’aedo, il musicista e il Principe) moderne e in parte dal vivo, e luci (Pietro Sperduti) sapientemente giostrate, tra la discoteca e le funebri croci, alimentano le scene. Le canzoni di De André vengono cantate dagli attori come fossero parte integrante del testo: struggente serenata presa da “Amore che vieni, amore che vai” di De André, poi il ritmo martellante durante la festa in discoteca, infine si scivola nello Stabat Mater in latino, per i momenti antecedenti il dramma, il tutto cantato dagli stessi attori. Fino alla scena finale con un sorprendente omaggio a David Bowie con “Rock ‘n’ roll suicide”, che accompagna il suicidio di Romeo e Giulietta al ritmo di un’ultimo sguardo e di un’ultima sigaretta, condivisa.

Unanime il consenso del pubblico, che per 2 ore e 45 minuti ha trattenuto il fiato senza mai distrarsi e lasciando gli applausi solo alla fine di ogni atto come se non volesse rompere l’aura di magia e suspense creata.



Giulia Nardoni - 10 febbraio 2017 - pubblicato via SEIdiFIRENZEse.it





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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2017 21:09    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA: Firenze, LA PLATEA intervista LUCIA LAVIA Rispondi citando



ha scritto:



Lucia Lavia : “Shakespeare è una ricerca continua,
il ruolo di Giulietta è il più difficile che io abbia fatto



              ROMEO E GIULIETTA

[foto di Jasmine Bertusi]



Ci siamo quasi. Dal 14 febbraio al 5 marzo 2017 sarà in scena al Teatro Eliseo, ROMEO E GIULIETTA, una produzione Khora.teatro, in coproduzione col Teatro Stabile d’Abruzzo, per la regia di Andrea Baracco con Lucia Lavia, nel ruolo di Giulietta, e Antonio Folletto, nel ruolo di Romeo. A vestire i panni di Mercuzio ritroveremo Alessandro Preziosi, altro eccellente attore che abbiamo imparato ad apprezzare non solo al cinema e in televisione, ma anche a teatro nel ruolo di Don Giovanni di Molière e Cyrano de Bergerac.

Nell’attesa di assistere a quella che è la tragedia più famosa del drammaturgo inglese, abbiamo intervistato Lucia Lavia, la quale ci ha svelato non poche novità – e sorprese – riguardo i personaggi di Giulietta e Romeo. A quanto pare, infatti, ciò che vedremo non sarà il solito polpettone ricco di sfaccettature smielate spinte al limite del romanticismo, ma una versione più reale e concreta dell’amore vista con gli occhi del poeta del Seicento.

ROMEO E GIULIETTA è il testo che viene più spesso trasposto a teatro rispetto a tanti altri testi. In cosa si differenzia la sua Giulietta a confronto con le tante altre Giuliette che abbiamo già visto?

Allora, abbiamo fatto un lavoro molto lungo e molto faticoso insieme al regista, Andrea Baracco, sul personaggio di Giulietta. È un personaggio che mi è affine solo in parte, un po’ per un discorso di età e poi per un discorso di fisicità dato che come mia impronta attoriale non mi è molto vicina. La cosa interessante che ha deciso il regista è di non dare al personaggio di Giulietta un imprinting romantico o smielato, ma di scegliere la strada che Shakespeare aveva scelto perché, sì, Giulietta è una ragazzina di quattordici anni però è descritta come una ragazza concreta, molto intelligente; i suoi monologhi sono monologhi di ragionamento in cui il pensiero è esternato tantissimo, al contrario di Romeo, che invece è più impulsivo, Giulietta è più concreta. La concretezza è fondamentale secondo me perché non rende il personaggio banale, melenso… è una ragazza giovanissima, quasi bambina, con un carattere maturo. È molto difficile da interpretare anche perché le battute ti portano da un’altra parte, c’è il rischio di cadere nello smielato perché le battute di Romeo e Giulietta sono tutte battute d’amore: la difficoltà sta nel parlare di amore senza fare troppo gli innamorati, e questo è stato ed è un lavoro che io continuo a fare nonostante le repliche. È lo spettacolo più difficile che abbia mai fatto.

Come si è preparata per questo ruolo?

Sinceramente questa volta penso di aver fatto uno sbaglio perché bisogna assolutamente arrivare alle prove svuotati di qualsiasi tipo di pensiero e immaginazione sul personaggio. Io ho fatto l’errore di cercare il personaggio da sola per portare qualcosa già alle prove… sa, sono molto giovane e per la paura del ruolo molto complesso ho studiato prima, e quindi ho iniziato a imparare a memoria, immaginarmi delle cose, e questo mi ha portato un po’ fuori perché la mia visione contrastava con quella di Andrea. È stato veramente duro scardinare quello che mi ero già prefissata, infatti ho dovuto fare un lavoro di pulizia mentale, di solito arrivo senza una idea mia alle prove. Alla fine abbiamo costruito un personaggio molto interessante, intelligente, forte e complesso. C’è stato un grande lavoro da parte mia e soprattutto di Andrea, non si smette mai di imparare, studiare e provare, nemmeno durante le repliche. E poi la difficoltà sta anche nel raccontare Shakespeare, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto rendendoti conto che stai dicendo delle cose “sacre”, è molto difficile non cadere nella retorica.

Andrea Baracco sviscera il testo di Shakespeare facendo perno su tre punti fondamentali: il tempo, la natura dello spirito borghese di quel periodo e la personalità ermafrodita e tragica di Mercuzio. Qual è il vero punto di forza nel testo di Romeo e Giulietta?

Fermo restando che lo spettacolo è stato ricostruito e montato dal regista che ha deciso di fare luce su queste tematiche, per me il discorso fondamentale è il discorso del “nome”, esce sempre fuori il nome “Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo, rinuncia al tuo nome, che cos’è un nome…”, ma anche quando Romeo dice a Frate Lorenzo “Padre dimmi dov’è nascosto il mio nome nel mio corpo, per saccheggiarlo e portarmelo via…” è come se la borghesia e tutto ciò che è amore, tutto ciò che è anima venisse incastrato in qualcosa di inesistente che è il nome; e poi, soprattutto, quello che ci racconta questo testo è che l’amore è possibile solo nella morte. Questa è la tematica: che l’amore vero è possibile solo nella morte.

I personaggi che ha interpretato hanno sempre avuto un certo spessore. Oltre ad avere una fragilità disarmante, un animo dolce e romantico sono caratterizzati anche da una forza e da una tenacia sorprendente. Si rispecchia molto in loro caratterialmente?

Dipende dai personaggi. Ci sono stati personaggi molto notevoli, Madame Bovary per esempio è stata un’operazione molto importante per me in cui c’è stato un grande impegno, una grande fatica anche da parte della compagnia e sempre sotto la direzione di Andrea Baracco. Diciamo che io amo interpretare personaggi un po’ storti, un po’ complessi, con delle fragilità e anche dei lati negativi, è un profilo molto interessante che mi affascina molto. Anche Ifigenia è stato un ruolo molto importante per me, ci sono personaggi che mi sono divertita a fare anche se io non sono mai contenta del mio lavoro alla fine, ogni volta che faccio una cosa penso che non l’ho mai fatta come avrei voluto farla, sono un po’ perfezionista. Tornando al discorso di Giulietta per me è come una montagna, con Shakespeare non si può scherzare, è una continua ricerca e devi sorprendere anche il pubblico perché il pubblico sa di cosa stiamo parlando, e quindi non possiamo andare solo a memoria, ma sorprenderlo, nonostante conoscono meglio di noi la storia di Romeo e Giulietta. È difficilissimo e impossibile, ma noi ci proveremo.

Madame Bovary, Angelica, Giulietta, Lucia Lavia… sul palcoscenico si fondono in un’unica persona, ma chi è la vera Lucia Lavia?

Mamma mia… non lo so! Forse tutti gli attori finiscono col fare gli attori perché con noi stessi abbiamo tanti di quei problemi che cerchiamo di essere altro da noi. Non lo so come sono, non credo ancora di conoscermi, non mi conosco abbastanza per poterle dire chi sono.

Romeo e Giulietta e non Giulietta e Romeo. Si è mai chiesta il perché di questa “prevaricazione” del maschio rispetto alla femmina? Lei che ha sempre interpretato donne coraggiose, cosa pensa delle donne?

Penso che le donne e gli uomini siano esseri diversi, penso che dobbiamo rispettare la diversità pur avendo uguali diritti. Io non pretendo di essere uguale ad un uomo e un uomo non deve pretendere di essere uguale a me, dobbiamo avere gli stessi diritti, dobbiamo essere uguali di fronte alla società rispettando la nostra diversità. Non penso che le donne siano migliori degli uomini come non penso che gli uomini siano migliori delle donne, siamo uguali nella nostra diversità.

Cosa dobbiamo aspettarci dunque dal ROMEO E GIULIETTA con Lucia Lavia e Antonio Folletto?

Cerchiamo di essere reali, di essere veri, di essere innamorati… di mostrare la diversità che c’è in Romeo e Giulietta ricostruiti con caratteri completamente diversi, anche nel modo di muoversi, di parlare e di esprimersi. Cercheremo di portare in scena uno spettacolo con un ritmo incalzante, di commuovere, se sarà possibile, ma soprattutto cercheremo di fare e di dare il massimo.



Costanza Carla Iannacone, 10/02/17; pubblicato via: laplatea.it | LA PLATEA







        "Vieni, notte, vieni, Romeo; vieni, tu giorno nella notte:
        amorosa notte dalle ciglia nere, dammi il mio Romeo,
        e alla sua morte frantumalo in piccole stelle:
        il volto del cielo sarà così splendente
        che tutti avranno amore per la notte
        dimenticando di adorare il sole"


        "ROMEO E GIULIETTA" - regia Andrea Baracco



[foto di Paolo Castaldi]

ROMEO E GIULIETTA: Alessandro Preziosi è Mercuzio

dal 14 febbraio al 5 marzo 2017, Teatro Eliseo ROMA



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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2017 21:09    Oggetto: ROMEO E GIULIETTA - Teatro della Pergola FIRENZE, recensione Rispondi citando




ha scritto:



            ."ROMEO E GIULIETTA"


Teatro Eliseo. La tragedia scespiriana tra note di Bowie e writer



"ROMEO E GIULIETTA" può passare per una tragedia romantica, per uno scontro fra anziani (i “padri”) e giovani (i “figli”), per una faida tra due famiglie, per una contrapposizione tra sentimenti (i due giovani in amore) e pensieri intellettuali intrusi (vedi Mercuzio, condannato a morte dalla trama), per un match spavaldo di sfidanti e sfidati con relative vittime, per un duello di parole, per una spirale di vendette, per un tracciato di gesti e ansie che si rincorrono in quattro giorni, per un intrigo di feste e agguati, per una miscela di tensioni diventate universali. Lo scatto in avanti che ci sembra abbia fatto il "ROMEO E GIULIETTA" allestito con la regia di Andrea Baracco per Lucia Lavia (Giulietta), Antonio Folletto (Romeo) e Alessandro Preziosi (Mercuzio), spettacolo in arrivo martedì all’Eliseo, consiste in una sorta di accorta, adeguata, ambigua anaffettività, si manifesta sotto forma di sociale, introversa, speculare indifferenza, come se in Shakespeare scoppiasse oggi il meditato virus di una frugalità di energie e culture, una sorta di economia assai studiata che lascia il segno un po’ ovunque nella storia, nel Dna dei personaggi, nell’habitat scenico. Ma non interviene una semplice opera attualizzante, che faccia leva su costumi di oggi. I corollari dei nostri giorni ci sono, e però l’eco elisabettiano è incolume.
Vale a dire che, oltre ai tre protagonisti già nominati, i vari Gabriele Portoghese (Frate Lorenzo), Elisa Di Eusanio (Balia), Giacomo Vezzani (Principe), Mauro Conte (Paride), Laurence Mazzoni (Tebaldo), Dario Iubatti (Benvolio), Woody Neri (Padre Capuleti), Roberta Zanardo (Madre Capuleti), Daniele Paoloni (Padre Montecchi)e Alessia Pellegrino (Madre Montecchi) si inseriscono in un impianto in cui i due casati veronesi hanno le radici in dirimpettaie costruzioni di vetro a due piani, con superfici che ospitano le scritte di writer, mentre nell’aria volano note di De André o di David Bowie (quando i due ragazzi suicidi e redivivi fumano una sigaretta: immagine toccante). E se Lucia Lavia è una Giulietta di fermezza preraffaellita, se Antonio Folletto è un Romeo vulcanico e tossico, e se Alessandro Preziosi è un Mercuzio mercuriale e fuori dal mucchio, c’è posto per musica dal vivo, per disamore alla Fassbinder, e non viene da commuoversi per il finale funesto, viene piuttosto da sentire un freddo al cuore, come se i giovani amanti di secoli e secoli si sacrificassero inutilmente per noi che da secoli li costringiamo a nascondersi._




          Va in scena PREZIOSI il nuovo

          MERCUZIO è fuori dal mucchio


Lucia Lavia e Antonio Folletto sono ROMEO E GIULIETTA nell’originale allestimento da martedì al Teatro Eliseo di Roma


Rodolfo Di Giammarco - Riproduzione riservata

LA REPUBBLICA ed. Roma – Giorno&Notte pag. 19; 11/02/17 |TrovaRoma







ROMEO E GIULIETTA: Alessandro Preziosi è Mercuzio

dal 14 febbraio al 5 marzo 2017, Teatro Eliseo ROMA



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