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genziana



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MessaggioInviato: Mer Gen 10, 2018 16:21    Oggetto: 50° anniversario terremoto VALLE DEL BELìCE _ 13-14/01/2018 Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

in apertura delle celebrazioni anno 2018 segnaliamo









"In MEMORIA del BELìCE - Uomini & Racconti" - sabato 13 gennaio ore 20:30, sul palcoscenico del Teatro Comunale L'Idea di Sambuca di Sicilia (Ag) - piccolo gioiello architettonico costruito nel 1848 e che si è miracolosamente salvato dalla furia del sisma - Alessandro Preziosi, accompagnato dalle musiche di Lello Analfino, leggerà testi di Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, Don Antonio Riboldi, Papa Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao, Vincenzo Consolo, e l'appello di solidarietà che Guttuso, Zavattini, Caruso, Treccani, Cagli, Damiani, Zavoli, firmarono per le piagate popolazioni che da quel gelido gennaio furono costrette a vivere in tende e in container di fortuna, per molti anni. Serata a cura di Tanino Bonifacio; ingresso libero e gratuito, fino ad esaurimento posti; info: 3426114182 (botteghino); 0925940111 (municipio).







"Insieme per Costruire Bellezza" è slogan che caratterizza il programma celebrativo del 50° anniversario; domenica 14, la cerimonia ufficiale di commemorazione inizierà alle ore 10:30 presso l'Auditorium "Giacomo Leggio" dell'Istituto comprensivo "Francesco D'Aguirre – Dante Alighieri" di Partanna (Tp) dove, alla presenza del Presidente Sergio Mattarella che interverrà per ricordare il sisma che scosse non solo la Valle del Belìce ma l'intera Italia. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Partanna e coordinatore dei sindaci della Valle del Belìce, e del Presidente della Regione, Nello Musumeci, saranno consegnate targhe alla memoria e riconoscimenti alle persone che prestarono i primi soccorsi alle popolazioni belicine; è prevista la proiezione del cortometraggio "15 gennaio 2018, il Belìce a mezzo secolo dal terremoto", autore Domenico Occhipinti; Alessandro Preziosi, accompagnato dal musicista Lello Analfino leggerà poi alcuni frammenti del monologo "Nel Ricordo della Valle del Belìce";
ingresso in sala solo su invito; per tutti: maxischermo in piazza.








Uno specifico Comitato tecnico, diretto dal critico d'arte Tanino Bonifacio e composto da Onorio Abruzzo, Alessandro La Grassa, Giuseppe Maiorana, Carlo Pendola e Giuseppe Verde supporterà l'organizzazione degli eventi.
CsB - coordinamento dei Sindaci dei Comuni di: Menfi — Montevago — Santa Margherita Belice — Sambuca — Gibellina — Calatafimi Segesta — Vita — Salemi — Santa Ninfa — Partanna — Poggioreale — Salaparuta — Camporeale — Roccamena — Contessa Entellina — Monreale — Campofiorito — Bisacquino — Corleone — Chiusa Sclafani – Giuliana.




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genziana



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MessaggioInviato: Mer Gen 10, 2018 17:29    Oggetto: VALLE DEL BELìCE - 13/01/2018 reading di Alessandro Preziosi Rispondi citando



ha scritto:

Belìce,
quella notte nel racconto del cronista ANSA
Lucio Galluzzo - "A Gibellina tra macerie, morti e grida d'aiuto"



Quella domenica del 14 gennaio 1968 i primi, lievi tremori furono avvertiti a mezzogiorno. Malandati cornicioni del barocco nel centro storico di Palermo si sbriciolarono a terra. Nulla rispetto a quello che sarebbe accaduto qualche ora dopo. All'una di notte la città ebbe un sussulto intenso e profondo, piazze e strade si riempirono di panico. La gente uscì all'aperto con occhi di sonno e di paura. Le prime notizie nelle redazioni indicavano epicentro del terremoto una frattura profonda sullo spartiacque Agrigento-Trapani, la valle del Belice. E dei paesi della valle uno in particolare, Gibellina.

A ricostruire quanto accadde quella notte maledetta di cinquant'anni fa è il giornalista che la raccontò per primo attraverso le notizie battute dall'ANSA, Lucio Galluzzo, allora giovane cronista, poi a capo della redazione siciliana. "Pochi minuti dopo le due - ricorda - i carabinieri di Gibellina risposero al telefono. 'Cosa è accaduto?', chiesi. 'È crollato il campanile, alcune case sulla strada verso Trapani, stiamo facendo una ricognizione', rispose il comandante della Legione, che era gia' sul posto. Si chiamava Carlo Alberto Dalla Chiesa. 'Ci sono morti?', 'Non credo, sto facendo un giro per i paesi nella Valle, la scossa è stata violenta'".

In quell'istante stesso il cronista udì al telefono un respiro sordo e profondo, non capì che saliva dalla terra. "Che accade?", "Viene giù tutto", rispose Dalla Chiesa, e la linea si interruppe. I telefoni si ammutolirono, mentre anche a Palermo giungeva l'eco stemperata ed egualmente terribile di una scossa tra l'ottavo ed il nono grado della scala Mercalli.

La città fu scossa nella fondamenta, il panico divenne terrore incontrollato. Tutti fuori, alla ricerca di uno spiazzo libero. Galluzzo non ci pensa due volte. Sale sulla sua auto e in piena notte si dirige subito verso il "cratere" del terremoto.

"La vecchia strada di mille e mille curve da Palermo a Gibellina - racconta - era libera, nella notte, appena una decina di mezzi di soccorso incrociati su un tragitto di 90 chilometri. Oltre Alcamo, a Gallitello, la montagna era franata, superare i detriti fu difficoltoso. Alla luce dei fari l'asfalto era sgranato, spezzato, dietro ogni tornante un dislivello. Di tanto in tanto case diroccate, non una luce". Il giornalista dell'ANSA raggiunge la periferia di Gibellina all'alba, quando la luce del giorno comincia a farsi largo su uno scenario di morte e distruzione. Un ricordo che resterà indelebile nella sua memoria. "Le prime due case del paese erano segate dal terremoto a metà, esponevano letti disfatti, mettevano a nudo intimità violate, narravano di vite improvvisamente scaraventate altrove. Ora c'erano solo macerie. Si procedeva a piedi. E fu possibile udire le prime voci. Le flebili grida di chi invocava la mamma, Dio, aiuto da sotto le macerie. Le nenie di chi già piangeva i propri morti". "Davanti alla caserma dei carabinieri che con la sede del Banco di Sicilia, era l'unico edificio rimasto in piedi nel paese - ricorda ancora Galluzzo - c'era Carlo Alberto Dalla Chiesa. 'Pensava che non mi avrebbe più rivisto?', mi chiese".

Il sisma aveva raso al suolo Gibellina e più o meno altri 14 paesi del Belice, ucciso 296 persone. Un bilancio destinato ad aumentare, come sottolinea il cronista che di quella tragedia fu testimone. "Ciò che il terremoto non distrusse, i morti che non riuscì a fare subito - osserva Galluzzo - vennero nei giorni, negli anni seguenti, a causa dei soccorsi lenti, di un Paese impreparato a gestire l'emergenza, di una ricostruzione mai finita".




BELìCE, 50 anni dopo cerimonia con Mattarella



Uno dei grandi traumi della Sicilia, il terribile terremoto che la notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 seminò morte e distruzione tra i paesi della Valle del Belìce, viene commemorato con una serie di manifestazioni che andranno avanti per tutto il 2018. Il momento più significativo sarà la cerimonia che si svolgerà domenica 14 gennaio, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e di tutti i sindaci del Belìce, nell'Auditorium "Giacomo Leggio" di Partanna. Durante la cerimonia Mattarella consegnerà targhe in ricordo di personalità simbolo che hanno perso la vita nell'aiuto alle popolazioni terremotate.

Ma accanto al momento istituzionale sono numerose le iniziative promosse dal Coordinamento dei sindaci per mantenere viva la memoria e contribuire al recupero di identità e patrimonio culturale della comunità locale. Come il MuDiA, uno dei Poli espositivi della Diocesi di Agrigento che ha inaugurato il 5 gennaio a Sambuca di Sicilia un Museo d'Arte sacra nella seicentesca Chiesa del Purgatorio, restaurata dopo i danni provocati cinquant'anni fa dal terremoto. E sempre a Sambuca di Sicilia la Chiesa Madre, costruita nel 1420 sulle rovine del castello arabo, potrà finalmente riaprire i battenti nelle prossime settimane in seguito a un primo stralcio di lavori che renderanno finalmente fruibile e aperto al culto il monumento.

La tragedia del terremoto rivivrà anche attraverso numerose mostre fotografiche, la prima delle quali sarà inaugurata il 12 gennaio a Chiusa Sclafani, ed ad alcuni spettacoli teatrali.
In particolare una performance di Alessandro Preziosi, che si esibirà la sera di sabato 13 gennaio sul palcoscenico del Teatro Comunale di Sambuca, un piccolo gioiello architettonico costruito nel 1848 e che si è miracolosamente salvato dalla furia del sisma. L'attore, accompagnato musicista Lello Analfino, leggerà testi di Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, Don Antonio Riboldi, Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao e Vincenzo Consolo, ma anche l'appello di solidarietà che Ernesto Treccani, Renato Guttuso, Bruno Cagli e altri firmarono per le piagate popolazioni che da quel gelido gennaio furono costrette a vivere in tende e in container di fortuna, per molti anni. Sul palcoscenico del teatro di Sambuca la sera successiva, domenica 14 gennaio, anche Enrico Lo Verso con una riduzione di "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello. Ma il ricordo del sisma attraverserà tutti i paesi colpiti, da Salaparuta a Santa Margherita di Belice, da Gibellina a Montevago dove il 14 gennaio sarà celebrata una Messa in suffragio delle vittime dal cardinale di Agrigento, Mons. Francesco Montenegro e dai vescovi di Monreale e Mazara del Vallo, Michele Pennisi e Domenico Mogavero. In programma, sempre nella stessa giornata, anche la proiezione di un cortometraggio di Domenico Occhipinti. Il 27 gennaio le celebrazioni si spostano a Palermo, a Palazzo Sant'Elia, con una mostra dal titolo "1968-2018 Paura Sismica", organizzata dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina, che sarà visitabile fino al 13 marzo. A Maggio il 101° Giro d'Italia di ciclismo farà tappa a Santa Ninfa, per rendere omaggio a quei territori. E, infine, ad ottobre, la Valle del Belice, farà parte della manifestazione "Le vie dei Tesori", che rende fruibili i luoghi d'arte più prestigiosi della Sicilia.



RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA 06/01/18 - pubblicato via Speciali ANSA.IT










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Adry



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MessaggioInviato: Mer Gen 10, 2018 19:59    Oggetto: Rispondi citando


Grazie Giuly, sempre puntuale e perfetta.
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Marisol



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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2018 08:49    Oggetto: Rispondi citando


Grazie mille cara Giuly per tutte queste informazioni complete di un fatto prodotto dalle forze della natura, triste, sfortunato e, allo stesso tempo, molto emotivo, che purtroppo si svolge molto spesso...

...sono sicuro che avrà una grande ripercussione e successo.

Tanti baci con grande e sincero affetto da Madrid.

Marisol

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genziana



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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2018 14:04    Oggetto: 50° VALLE DEL BELìCE 14/01/2018 Sambuca, reading di PREZIOSI Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

commemorazione con reading di Alessandro Preziosi





ha scritto:



      Preziosi: ricordo la mia paura per l’Irpinia

      ......Memoria vuol dire anche senso civico

Simonetta Trovato

Creare una memoria vera. Evitando la retorica e magari scendendo nello specifico, proponendo un pool di magistrati “antisismici” che passino al setaccio tutte le case in pericolo, le zone che hanno bisogno di aiuto. Per evitare che il danno di un paese non si replichi altrove. Memoria vuol dire innestare un senso civile e civico delle cose. Alessandro Preziosi ha vissuto l’Irpinia e ha diretto il teatro dell’Aquila: giunge da testimone prima ancora che da narratore.
Sarà lui a dar voce a “In memoria del Belìce. Uomini e Racconti” che correrà lungo alcuni frammenti di scritti sul sisma che nel 1968 devastò la Valle del Belìce; e che aprirà sabato prossimo, alle 20,30 al Teatro L'Idea di Sambuca di Sicilia, le manifestazioni dedicate al cinquantenario del terremoto. L'appuntamento, curato da Tanino Bonifacio, è inserito in un cartellone che si svilupperà nell'arco dell’anno. Tra le testimonianze scritte, ecco testi di Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, don Antonio Riboldi, Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao, Vincenzo Consolo. In occasione dell'incontro a Sambuca si ricorderà anche l’ormai celebre Manifesto-appello del 1970 firmato da intellettuali come Renato Guttuso, Cesare Zavattini, Bruno Caruso, Ernesto Treccani, Bruno Cagli, Damiano Damiani e Sergio Zavoli. Lello Analfino dedicherà invece un testo musicale proprio al Belìce, “Madre Natura”, mentre verranno proiettati foto storiche, un vero tappeto visivo che si farà scenografia di storie intime e collettive. E domenica, sarà sempre Alessandro Preziosi ad accogliere – da narratore – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che arriverà la mattina a Partanna. A sottolineare il valore di recupero della memoria collettiva, lo storico dell’arte Tanino Bonifacio, per il quale “questo recital è uno strumento per comunicare una memoria umana ormai caduta nell’oblio, quella collettiva del popolo del Belìce”, mentre per il sindaco di Sambuca, Leo Ciaccio, «È importante ricordare, stiamo facendo degli sforzi notevoli per sanare le ferite del sisma. Nel giro di pochi mesi verrà riaperta al culto la Chiesa della Matrice, chiusa dal '68, e in questi ultimi anni abbiamo recuperato gran parte del quartiere Saraceno, il nucleo più antico di Sambuca».

Alessandro Preziosi parte dalla memoria, la sua.

«Innanzitutto mi dico onorato da cittadino e da italiano, di essere stato scelto per questo ricordo. Io ho vissuto il terremoto dell’Irpinia: ricordo la fuga da Avellino con mia madre, mentre mio padre, che era il sindaco, volle restare. Diventi grande improvvisamente: i primi movimenti tellurici li presi come un gioco, ma la corsa per le scale e la luce improvvisa che ti accolgono all’uscita, sono difficili da dimenticare. Oggi ho capito che non mi spaventano perché sono rimasto vivo».

Cosa crede di poter comunicare a chi ha vissuto il Belìce?

«Penso al Vajont: avrebbe dovuto essere certificato in maniera esemplare come esempio virtuoso. Ogni pietra fu catalogata e ricostruita: perché qui non è stato fatto altrettanto? Sposo l’idea del pool di magistrati antisismici, e non mi interessa da quale parte politica provenga. Bisogna pensare alla terra: se è sconvolta, vuol dire che qualcosa è successo. Il sisma insegna ai terremotati questo: che hanno perso tutto, ma anche che la casa viene prima della famiglia. L’unico modo per aiutarli è far capire loro che l’uomo deve superare se stesso, che ha il dovere di risorgere …come la natura ha il diritto di distruggerlo».

Alessandro Preziosi non è solo un narratore, quindi.

«Porto la mia esperienza personale che è doppia: da un lato l’uomo che ha vissuto il terremoto, dall’altro l’attore che ha guidato per tre anni il teatro dell’Aquila. Scadere nella retorica è molto facile. Ma è anche vero che mi sono chiesto io per primo, come si fa a ridare dignità all’uomo che si è visto distruggere la vita. E mi sono risposto che la memoria ha bisogno della sedimentazione e attenzione delle istituzioni».

Gibellina ha tentato di risorgere con l’arte.

«La memoria ha bisogno di capire, di urlare, di un orecchio che ascolta. Con tutti gli interrogativi che vengono da questi luoghi, dalle opere d’arte che non possono sostituire le case, di questi paesi che si vedono svuotati… di tutto questo abbiamo responsabilità, soprattutto guardando Amatrice e sperando che tra vent’anni non siano a questo punto». (*sit*)




Inchieste chiuse - «sacco del Belìce» senza colpevoli



La commissione di inchiesta istituita dal Senato aveva elencato nel 1981 oltre una trentina di fascicoli aperti negli uffici giudiziari di Trapani, Agrigento, Sciacca, Marsala e Palermo.




Tra archiviazioni, proscioglimenti, e assoluzioni le inchieste sulla ricostruzione del Belìce si sono concluse senza colpevoli. L'ultima sentenza su quello che i giornali hanno descritto come un caso emblematico del «sacco del Belice» è stata emessa 28 anni fa: tutti assolti gli imputati, che erano stati arrestati con accuse molto pesanti.

Da allora non è accaduto più nulla. Così si può dire che, almeno sul fronte giudiziario, il caso Belìce è dal 1990 definitivamente chiuso. Ben altre erano le aspettative suscitate dalle numerose iniziative della magistratura.

La commissione di inchiesta del Senato aveva elencato nel 1981 oltre una trentina di casi aperti negli uffici giudiziari di Trapani, Agrigento, Sciacca, Marsala e Palermo. Un'indagine complessiva sui ritardi e sulle distorsioni dei piani di ricostruzione non c'è mai stata. Sono state invece aperte inchieste che hanno messo a fuoco solo casi particolari. E questa lettura parcellizzata ha impedito che il giudizio politico, fortemente critico, su ciò che nel Belìce è accaduto trovasse riscontro nelle aule di giustizia. Anche dai singoli casi è stato però possibile ricavare una visione d'insieme sulle cause del grande scandalo.

Da un'analisi dei tanti filoni giudiziari aperti la commissione del Senato ha fissato le distorsioni più emblematiche: «la abnorme dilatazione della spesa, la ipertrofia delle perizie suppletive e di variante, l'ampiezza patologica delle proroghe, la cattiva esecuzione delle opere, la inefficienza dei controlli sull'attività degli appaltatori». Sotto la lente di ingrandimento dei magistrati era finita soprattutto la gestione degli appalti con l'opaco corollario di affari, scambi di favori tra politici e imprenditori, interessi illeciti, clientele. Tutto questo ha comportato una dilatazione della spesa che sfugge a un calcolo sistematico. Ma un'idea sulle cause che hanno inceppato la macchina della ricostruzione e sulla dilatazione della spesa si può ricavare almeno da due casi. A Menfi la costruzione di un lotto di case popolari doveva essere ultimata nell'agosto 1972. Ma i lavori si sono protratti fino alla fine del 1975 e sono costati un miliardo e 747 milioni di lire contro i 378 milioni preventivati.

Ancora più grave il caso di Salemi, uno dei paesi meno danneggiati dal terremoto. L'Ises, l'ispettorato per le zone terremotate creato per coordinare la ricostruzione, aveva appaltato due lotti per 135 alloggi popolari. Ma sull'appalto all'impresa di Giuseppe Pantalena aveva indagato il pm Giangiacomo Ciaccio Montalto (poi ucciso dalla mafia nel 1983) e l'inchiesta era sfociata nell'arresto dello stesso Pantalena, del direttore dei lavori Giovanni La Rocca e di tre funzionari: Arrigo Fratelli, capo dell'Ises, Salvatore Maligno e Stefano Tedesco del Genio Civile di Trapani.

Erano accusati a vario titolo di avere messo in piedi un sistema di aumenti ingiustificati fino al 35%. Il resto lo avevano fatto le perizie di variante che, oltre a ritardi consistenti, avevano provocato una lievitazione dei costi da 2 miliardi e 720 milioni di lire a 8 miliardi e mezzo. Dopo le condanne di primo grado, tutti sono stati poi assolti nel 1990 a 22 anni dal terremoto e 12 dall'avvio dell'inchiesta. Sul grande affare del terremoto è sempre aleggiata l'ombra degli interessi criminali e in qualche caso mafiosi. Ma solo in un caso il coinvolgimento di Cosa nostra è stato dimostrato in un processo che non riguardava direttamente l'affare della ricostruzione ma l'uccisione del giornalista Mario Francese che per il Giornale di Sicilia aveva curato un'inchiesta sui terreni sui quali è stata costruita la diga Garcia. Francese aveva rivelato che su una delle opere per le quali erano state promosse da Danilo Dolci grandi mobilitazioni popolari Totò Riina aveva organizzato un sistema di appropriazione dei terreni da espropriare. Francese, hanno poi accertato i giudici che hanno condannato Riina all'ergastolo, sarebbe stato eliminato proprio per avere rivelato l'interesse della mafia sulla diga che ora è intestata proprio al giornalista.

Franco Nicastro, Palermo


GIORNALE DI SICILIA GDS - ediz. nazionale - La Storia pag.14 - 11/01/2018







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Marisol



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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2018 15:37    Oggetto: Rispondi citando


Come sempre caro Ale, belle parole e piene di una verità assoluta.

Tanti baci con grande e sincero affetto da Madrid.

Marisol

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Adry



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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2018 22:39    Oggetto: Rispondi citando


E noi siamo onorati di avere te nel nostro paese Alessandro, insieme al Presidente. Già sento tutta l' emozione che vivremo in quel giorno
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ElisaL



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MessaggioInviato: Ven Gen 12, 2018 13:33    Oggetto: Rispondi citando


Narrare, raccontare, evocare, ricordare...
Non solo per emozionare o per dire belle parole cariche di un passato ma prive di un futuro, come pietre abbandonate.
No, io narro per sensibilizzare, per sperare, per edificare la nostra umanità.

Buon fine settimana Alessandro,
sarà certamente indimenticabile!
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genziana



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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2018 02:54    Oggetto: BELìCE - Sambuca 13/01/2018 - reading di ALESSANDRO PREZIOSI Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

commemorazione con reading di Alessandro Preziosi








13 gennaio 20:30 ingresso libero e gratuito, fino ad esaurimento

posti
; info: 3426114182 (botteghino); 0925940111 (municipio).





ha scritto:



    Visita del Presidente Mattarella a Partanna


      La Sicilia ricorda il dramma del

      Belìce, 50 anni dopo il terremoto



Una serie di iniziative in vista del 50esimo anniversario del terremoto di magnitudo momento 6.4 che colpì la Sicilia occidentale la notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 causando oltre 300 morti e centomila sfollati



Uno dei grandi traumi della Sicilia, il terribile terremoto che la notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 seminò morte e distruzione tra i paesi della Valle del Belice, viene commemorato con una serie di eventi che andranno avanti per tutto il 2018. Il momento più significativo sarà la cerimonia che si svolgerà domenica 14 gennaio, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e di tutti i sindaci del Belice, nell'auditorium "Giacomo Leggio" di Partanna. Durante la cerimonia Mattarella consegnerà targhe in ricordo di personalità simbolo che hanno perso la vita nell'aiuto alle popolazioni terremotate. Ma accanto al momento istituzionale sono numerose le iniziative promosse dal Coordinamento dei sindaci per mantenere viva la memoria e contribuire al recupero di identità e patrimonio culturale della comunità locale. Come il MuDiA, uno dei Poli espositivi della Diocesi di Agrigento che ha inaugurato il 5 gennaio a Sambuca di Sicilia un Museo d'Arte sacra nella seicentesca Chiesa del Purgatorio, restaurata dopo i danni provocati cinquant'anni fa dal terremoto. E sempre a Sambuca di Sicilia la Chiesa Madre, costruita nel 1420 sulle rovine del castello arabo, potrà finalmente riaprire i battenti nelle prossime settimane in seguito a un primo stralcio di lavori che renderanno finalmente fruibile e aperto al culto il monumento. La tragedia del terremoto rivivrà anche attraverso numerose mostre fotografiche, la prima delle quali sarà inaugurata il 12 gennaio a Chiusa Sclafani, ed ad alcuni spettacoli teatrali.

In particolare una performance di Alessandro Preziosi, che si esibirà la sera di sabato 13 gennaio sul palcoscenico del Teatro Comunale di Sambuca, un piccolo gioiello architettonico costruito nel 1848 e che si è miracolosamente salvato dalla furia del sisma. L'attore, accompagnato dal musicista Lello Analfino, leggerà testi di Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, Don Antonio Riboldi, Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao e Vincenzo Consolo, ma anche l'appello di solidarietà che Ernesto Treccani, Renato Guttuso, Bruno Cagli e altri firmarono per le piagate popolazioni che da quel gelido gennaio furono costrette a vivere in tende e in container di fortuna, per molti anni.

Sul palcoscenico del teatro di Sambuca la sera successiva, domenica 14 gennaio, anche Enrico Lo Verso con una riduzione di "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello. Ma il ricordo del sisma attraverserà tutti i paesi colpiti, da Salaparuta a Santa Margherita di Belice, da Gibellina a Montevago dove il 14 gennaio sarà celebrata una Messa in suffragio delle vittime dal cardinale di Agrigento, Mons. Francesco Montenegro e dai vescovi di Monreale e Mazara del Vallo, Michele Pennisi e Domenico Mogavero. In programma, sempre nella stessa giornata, anche la proiezione di un cortometraggio di Domenico Occhipinti. Il 27 gennaio le celebrazioni si spostano a Palermo, a Palazzo Sant'Elia, con una mostra dal titolo "1968-2018 Paura Sismica", organizzata dalla Fondazione Orestiadi Gibellina, che sarà visitabile fino al 13 marzo. A Maggio il 101° Giro d'Italia di ciclismo farà tappa a Santa Ninfa, per rendere omaggio a quei territori. E, infine, ad ottobre, la Valle del Belice, farà parte della manifestazione "Le vie dei Tesori", che rende fruibili i luoghi d'arte più prestigiosi della Sicilia.




Belìce, ferita ancora aperta dopo mezzo secolo


La prima scossa fu avvertita alle 13:28 del 14 gennaio. Poi ne arrivò una seconda e più tardi una terza. Tra spavento e agitazione tanta gente si riversò sulle strade e molti decisero di passare la notte all'aperto o in rifugi di fortuna. Fu per questo che sotto le case abbattute e sbriciolate si contarono "solo" 300 morti quando la terra tornò a tremare, e stavolta con una violenza devastante, alle 2:33 e alle 3:01 del 15 gennaio. Le vittime potevano essere di più di fronte alla terrificante ondata di scosse che in un baleno cancellò interi paesi della Valle del Belice. Epicentro del terremoto era l'area tra Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago. Ma le scosse furono avvertite fino a Palermo. Cinquant'anni fa il Belice subì una ferita profonda che ancora oggi non si è completamente rimarginata. La percezione dei danni non fu immediata. Le vecchie strade ritardarono gli interventi. E comunque il terremoto mise in luce subito le carenze di un Paese che non era preparato per l'emergenza ma neanche per gestire la ricostruzione, se è vero che per 40 anni migliaia di persone sono sopravvissute nelle baracche di legno o di lamiera e di eternit. Agli occhi dei cronisti e delle squadre di intervento cinquant'anni fa si stagliarono immagini terrificanti: cadaveri estratti dalle macerie e allineati in luoghi improvvisati, feriti che aspettavano i soccorsi, strade piene di detriti, monumenti perduti e opere d'arte irrimediabilmente sfregiate. Le lacerazioni dei tessuti urbani dei paesi erano aggravate dal fatto che le case del Belice erano di tufo e di impasto con le canne. E per questo si polverizzarono quando le scosse si fecero più forti. Oltre centomila sfollati vagavano tra strutture di accoglienza precarie e molti vennero sopraffatti o da malattie respiratorie, che provocarono altre vittime, o dalla disperazione. Una condizione che li spinse verso l'emigrazione da una terra che aveva già mandato molti giovani all'estero e nelle fabbriche del Nord. La prima risposta dello Stato fu quella di incoraggiare le partenze. Ai terremotati furono offerti biglietti ferroviari gratis e passaporti rilasciati a vista. Chi restava nelle baracche viveva in condizioni degradanti. Leonardo Sciascia, in un reportage per L'Ora, paragonò le baraccopoli ai "più efferati e abietti campi di concentramento". La protesta esplose subito ponendo non solo la questione della pronta ricostruzione, che invece imboccò il calvario dei tempi lunghi, ma soprattutto quella della rinascita. Le popolazioni dei 21 paesi colpiti si mobilitarono con manifestazioni e marce di protesta guidate dagli amministratori, dal sindaco di Santa Ninfa, Vito Bellafiore, dal parroco don Antonio Riboldi, da Danilo Dolci. Dal marzo 1968 furono approvate più di venti leggi ma, nonostante il fervore politico, i finanziamenti arrivarono con il lumicino. Si calcola che da cinquant'anni a questa parte siano stati investiti meno di 13mila miliardi di vecchie lire e servono altri 300 milioni di euro circa per finanziare gli ultimi interventi. Pochi i progetti dei privati ancora giacenti negli uffici comunali, il resto riguarda opere di urbanizzazione. I ritardi sono in parte dovuti a quella che Danilo Dolci definì la "burocrazia che uccide il futuro" ma soprattutto alla discussa gestione dei piani di ricostruzione. Interi paesi come Gibellina, Poggioreale e Salaparuta vennero ricostruiti in altri posti. Antiche culture vennero cancellate, il tessuto sociale fu radicalmente mutato, la vita civile di migliaia di persone venne sconvolta. Cambiò anche il paesaggio del Belice: da un lato le "new town" con le grandi piazze e le lunghe strade, dall'altro le tracce di ruderi che restano ancora in piedi negli antichi abitati. Simbolico è il caso di Poggioreale: tutto l'assetto del paese è rimasto al suo posto e il tempo sembra essersi fermato nella città fantasma svuotata dagli abitanti. A Gibellina invece, su impulso di Ludovico Corrao, si è costruita una "città d'arte" con il Cretto di Burri, un sudario di calce bianca che ricopre le macerie del vecchio abitato, e un circuito di eventi e testimonianze che ruotano attorno alle Orestiadi. Il segno distintivo della ricostruzione ritardata è dato in primo luogo dalla progettazione, più attenta alla sperimentazione che alla concretezza, e dallo spreco di risorse per opere imponenti ma inutili. Un caso emblematico di spreco è dato dall'Asse del Belice, una grande strada che attraversa la Valle e si ferma in aperta campagna. Questo comunque è il passato. Il Belice che troverà il Presidente Sergio Mattarella domenica 14, giorno del ricordo e delle cerimonie, è quello di un territorio che si è rimesso in piedi. "Lo ha fatto da solo e con le proprie forze", dice con orgoglio Nicola Catania presidente del Comitato dei Sindaci. Il sogno della rinascita, sostiene, è a portata di mano. Le attività produttive sono state rilanciate, l'agricoltura è stata modernizzata. Sono stati promossi i beni culturali e aperti nuovi musei come luoghi della memoria civile. Il Belice chiede solo di chiudere con poche risorse la pagina del terremoto. Vuole cancellare le ultime ferite e invoca condizioni di sviluppo per quella che il sindaco Catania definisce una "concorrenza leale" con il sistema Italia.


Redazione, 12 gennaio 2018 - pubblicato via www.RAI NEWS.IT


www.rainews.it/dl/rainews/articoli/sicilia-ricorda-dramma-belice-50-anni-dopo-terremoto-f182356d-d9a3-4876-bc8c-26b553b89138.html








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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2018 17:52    Oggetto: VALLE DEL BELìCE _ 13-14/01/2018, 50° anniversario terremoto Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

programma ufficiale commemorazioni gennaio 2018









È tutto pronto per le celebrazioni del 50° anniversario del terremoto che la notte fra il 14 e il 15 gennaio 1968 sconvolse il Belìce. Il coordinamento dei sindaci ha infatti predisposto un ricco programma ufficiale per l’inaugurazione della commemorazione che si svolgerà alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

La cerimonia di apertura delle celebrazioni del 50° anniversario del Terremoto della Valle del Belìce si terrà domenica 14 gennaio, alle 10.30, presso l’Auditorium “Giacomo Leggio” di Partanna (Tp) alla presenza del Presidente della Repubblica. Dopo i saluti istituzionali portati da Nicola Catania, sindaco di Partanna e coordinatore dei sindaci della Valle del Belìce e dal presidente della Regione Sicilia On. Nello Musumeci, saranno consegnate delle “targhe alla memoria” di personalità che si distinsero in occasione del tragico sisma per l’aiuto prestato alle popolazioni terremotate. In particolare al Comandante regionale dei Vigili del Fuoco sarà consegnata la targa in memoria dei quattro vigili del fuoco Giuliano Carturan, Savio Semprini, Alessio Mauceri e Giovanni Nuccio. A consegnarla sarà il superstite Franco Santangelo, all’epoca del terremoto bambino, che fu estratto dalle macerie proprio dai vigili del fuoco. Il Comandante della Legione Carabinieri Sicilia invece ritirerà la targa alla memoria dell’appuntato Nicolò Cannella. A consegnarla sarà Antonella Stassi, la prima bambina nata a Partanna dopo il terremoto, che le sorelle maggiori aiutarono a venire al mondo e lavarono con la stessa acqua dove la madre aveva cotto poco prima le uova della cena. Una terza targa alla memoria di Don Antonio Riboldi “per la dedizione, l’impegno religioso e civico a favore delle popolazioni della Valle del Belìce” sarà consegnata al vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero da uno dei bambini che monsignor Riboldi portò a Roma dal presidente della Repubblica dell’epoca.

A questi si aggiungerà un riconoscimento a Ivo Soncini, il vigile del fuoco che per primo soccorse ed estrasse dalle macerie Eleonora Di Girolamo, la piccola “cudduredda” che morì alcune giorni dopo il salvataggio ma assurse a simbolo di quel tragico giorno di cinquanta anni fa. A consegnare la targa sarà Eleonora di Girolamo, la sorella della bambina scomparsa nel ‘68 e che ne porta lo stesso nome. A seguire sarà proiettato il cortometraggio “15 gennaio 2018, il Belìce a mezzo secolo dal terremoto” di Domenico Occhipinti. Infine concluderà la cerimonia di apertura la lettura di alcuni frammenti del monologo “Nel ricordo della Valle del Belìce” di Alessandro Preziosi, che saranno letti e interpretati dal noto attore napoletano con l’accompagnamento musicale di Lello Analfino.

Disposizioni in occasione della cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per la cerimonia alla presenza del Presidente delle Repubblica saranno applicate delle rigorose misure di sicurezza utili allo svolgimento della manifestazione. Potranno, infatti, accedere all’interno dell’Auditorium “Giacomo Leggio” soltanto le persone accreditate. Tutti coloro che volessero accogliere il corteo presidenziale potranno disporsi lungo l’asse di via Palermo e in una zona ricavata di via Trieste dove saranno predisposti degli appositi spazi per il pubblico e per tutti gli alunni delle scuole invitate all’evento. La cerimonia sarà trasmessa all’esterno attraverso l’ausilio di un maxi-schermo e in diretta streaming sulla pagina Facebook del Comune di Partanna. Restano invece accessibili, a quanti vogliono partecipare, tutte le altre manifestazioni in programma nel corso dell’intera giornata di celebrazioni.







https://www.facebook.com/comunepartanna/ DIRETTA STREAMING 14 GENNAIO 10:30



Molte e articolate le manifestazioni del programma ufficiale che anticiperanno o seguiranno la visita del Capo dello Stato.

12 gennaio. A Salemi alle 17 sarà inaugurata nei locali del Liceo Classico la “Mostra fotografica sul post-terremoto”, organizzata dal “Centro Internazionale Ricerche e Studi sull’Emigrazioni e Immigrazioni”.

A Chiusa Sclafani alle 10,30 per ricordare il ’68 sarà inaugurata la mostra fotografica “Il Belìce testimonianze”.

13 gennaio. A Salemi alle 10,30 nell’Aula Magna del Liceo Classico si terrà il convegno “Salemi del post-terremoto”, organizzato dal “Centro Internazionale Ricerche e Studi sull’Emigrazioni e Immigrazioni”.

Al Teatro comunale L’Idea di Sambuca di Sicilia alle 20,30 si svolgerà l’evento, a cura di Tanino Bonifacio, “In Memoria del Belìce Uomini & Racconti” con le letture di Alessandro Preziosi e le musiche di Lello Analfino. Saranno letti e interpretati brani di Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, don Antonio Riboldi, Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao e Vincenzo Consolo oltre all’appello di solidarietà di Guttuso, Zavattini, Caruso, Treccani, Cagli, Damiani e Zavoli.

14 gennaio. A Gibellina presso la Porta del Belìce di Pietro Consagra alle 12,30 si terrà la cerimonia di ingresso nella Valle del Belìce con l’inaugurazione di una stele celebrativa. Alle 13 al Teatro di Consagra si svolgerà una performance d’arte “Scribblitti– Storie di Persone e Pareti” a cura dell’artista Hu-Be e del Team di Mario Cucinella.

A Salaparuta e Poggioreale alle 15,30 le autorità istituzionali e i sindaci della Valle deporranno una corona commemorativa nel Monumento dedicato alle vittime del sisma del ’68. Il monumento che si trova tra i due comuni è stato benedetto dal pontefice Giovanni Paolo II nel 1982, durante la sua visita pastorale nella Valle del Belìce.

A Sambuca di Sicilia al Teatro Comunale l’Idea alle 20,30 si terrà lo spettacolo teatrale con Enrico Lo Verso “Uno, Nessuno, Centomila” di Luigi Pirandello.

A Santa Margherita di Belìce presso il Museo della Memoria alle 16 si svolgerà l’inaugurazione della stele celebrativa con i nomi delle vittime del terremoto.Alle 21,00 si terrà la veglia per il completamento della ricostruzione “Una ferita ancora aperta” nell’area incompleta del quartiere di via Cannitello.

A Montevago nel vecchio centro alle 16,30 si terrà la Santa Messa di commemorazione delle vittime del sisma officiata dal Cardinale di Agrigento Mons. Francesco Montenegro e dai vescovi di Monreale, Trapani, Mazara del Vallo e Piana degli Albanesi, rispettivamente Mons. Michele Pennisi, Mons. Pietro Maria Fragnelli, Mons. Domenico Mogavero e Mons. Giorgio Demetrio Gallaro. Seguirà un fiaccolata di raccoglimento in onore delle vittime del terremoto.

A Camporeale alle 12 si terrà la commemorazione della prima scossa del terremoto mentre alle 16 è prevista al Palazzo del Principe l’inaugurazione della mostra su “Camporeale durante e prima il terremoto”. Alle 17 seguiranno le proiezioni di foto e video e un incontro dibattito sui movimenti giovanili del ’68 a Camporeale e il terremoto del Belìce. A concludere una drammatizzazione teatrale.

A Calatafimi Segesta alle 18,30 in Chiesa Madre è prevista la Santa Messa per commemorare le vittime del sisma officiata dal Vescovo di Trapani Mons. Pietro Maria Fragnelli e concelebrata dai Parroci Don Giovanni Mucaria e Don Pietro Santoro.








Uno specifico Comitato tecnico, diretto dal critico d'arte Tanino Bonifacio e composto da Onorio Abruzzo, Alessandro La Grassa, Giuseppe Maiorana, Carlo Pendola e Giuseppe Verde supporterà l'organizzazione degli eventi.
CsB - coordinamento dei Sindaci dei Comuni di: Menfi — Montevago — Santa Margherita Belice — Sambuca — Gibellina — Calatafimi Segesta — Vita — Salemi — Santa Ninfa — Partanna — Poggioreale — Salaparuta — Camporeale — Roccamena — Contessa Entellina — Monreale — Campofiorito — Bisacquino — Corleone — Chiusa Sclafani – Giuliana.




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MessaggioInviato: Dom Gen 14, 2018 02:28    Oggetto: BELìCE - Sambuca 13/01/2018 - reading di ALESSANDRO PREZIOSI Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

commemorazione con reading di Alessandro Preziosi





Teatro Comunale L’Idea di Sambuca di Sicilia, 13 gennaio 2018,
evento a cura di Tanino Bonifacio, "IN MEMORIA DEL BELìCE -
Uomini & Racconti" con le letture di ALESSANDRO PREZIOSI e le musiche di LELLO ANALFINO eseguite con il suo Acoustic 3io in4.
















ha scritto:



50° Terremoto Belìce: p. Nardin (Rosminiani),

“un’esperienza unica per la sua drammaticità”




“Per gli abitanti della Valle del Belìce è fuori di dubbio che l’esperienza di questi anni è unica per la drammaticità del suo inizio: quelle interminabili e spaventose scosse sismiche che fanno sobbalzare non solo la terra, ma tutto te stesso fin nelle tue fibre. Le conseguenze si sono rivelate per la massima parte della popolazione una tragedia consumata giorno per giorno”. Padre Vito Nardin, generale dei Rosminiani e coadiutore a Santa Ninfa (Tp) con don Antonio Riboldi, nel periodo successivo al sisma che colpì quella zona, ricorda così il dramma vissuto dagli abitanti della Valle del Belìce, nel 50° anniversario del terremoto. Per l’occasione ha pubblicato “Risorgere: insieme si può”, testo che ripercorre la realtà vissuta dalle popolazioni locali e la storia degli interventi di ricostruzione. Padre Nardin, che domenica 14 gennaio celebrerà una messa nella chiesa madre di Santa Ninfa ricostruita, ricorda “l’umiliazione di dovere ricevere tutto per i primi tempi, dal vestiario al vitto, dalle medicine, al sussidio”, vissuta dagli abitanti colpiti dal sisma. Poi “il sentirsi ‘ospitati’ in tende, in baracche, il sentimento di dovere ringraziare per qualcosa che ti è stato dato, ma che odi, perché non è quello che sarebbe giusto avere”. Sentimenti che “a lungo andare corrodono la serenità personale”. Tra le condizioni segnalate, il “disagio di vivere in baracca per anni, dovendosi adattare a situazioni che sarebbero sopportabili solo per poco tempo”. Inevitabili le conseguenze. “Tutta la personalità muta piano piano, ma in peggio: non si parla più per non essere ascoltati, non si sa più stare in famiglia perché non c’è spazio; i bambini crescono per la strada e non acquistano l’amore per la famiglia. I giovani, nonostante doti naturali notevoli, rimangono mortificati nel loro sbocciare per la mancanza di prospettive, per un ambiente ristretto, per una somma di cause che finiscono per disorientare e scoraggiare”. “Eppure, proprio questa gente – sottolinea padre Nardin – ha dimostrato in tante e tante occasioni una capacità di resistenza insospettata”.

© Riproduzione Riservata Redazione, 9 gennaio 2018 - pubblicato via AgenSIR.it





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MessaggioInviato: Dom Gen 14, 2018 10:30    Oggetto: BELìCE 14 gennaio 2018 - PARTANNA commemora 50° anniversario Rispondi citando







COLLEGAMENTO 2^ DIRETTA Facebook PARTANNA LIVE ADESSO IN CORSO https://www.facebook.com/partanna.live/videos/979018898915055/?hc_ref=ARSnOjww_Xl_oKCI2qL-7SErGXw9tepyRqdRltXSa4w3KBP5bsowNAeOrCTBvh-QnsM


Facebook PARTANNA LIVE prima diretta interrotta per problemi di connessione
https://www.facebook.com/partanna.live/?hc_ref=ARTI5c90-K8UoXj73tiJ0GpvP1RostkZI7I59dJvmjH7nRwyhvonBxOtNjN--oIW-1w


IL FUTURO DIPENDE DA TE https://www.facebook.com/ilfuturodipendeda.te/?hc_ref=ARSefpzQ8IQPqKP0upCJ4EFGmWDmHWVX2ASj9Ijsy8iQSaIOX8O7x8hFhv86ejosT04



da PARTANNA DIRETTA STREAMING 14 GENNAIO DALLE 10:30

.alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

la cerimonia di commemorazione si concluderà con la lettura di
alcuni frammenti dal monologo Nel ricordo della Valle del Belìce di Alessandro Preziosi, accompagnamento musicale di Analfino.




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MessaggioInviato: Dom Gen 14, 2018 14:10    Oggetto: BELìCE - Sambuca 13/01/2018 - reading di ALESSANDRO PREZIOSI Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

commemorazione con reading di Alessandro Preziosi











ha scritto:



50 ANNI FA - IL TERREMOTO CHE DISTRUSSE IL BELICE



Al via, ieri, le manifestazioni in occasione del 50° anniversario del terremoto del Belice, che si verificò nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, radendo al suolo diversi paesi della Valle del Belice. Al Teatro comunale L'Idea di Sambuca di Sicilia, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, del Prefetto di Agrigento Nicola Diomede, del Questore di Agrigento Maurizio Auriemma, dell'ex sindaco di Verona Flavio Tosi, della senatrice Patrizia Bisinella, si è svolto l'evento, curato da Tanino Bonifacio, "IN MEMORIA DEL BELìCE, Uomini & Racconti". Brani letti e interpretati dal noto attore napoletano, Alessandro Preziosi con l'accompagnamento musicale di Lello Analfino. Letture tratte dagli scritti di Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, Don Antonio Riboldi, Papa Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao, Vincenzo Consolo.

Quel tragico terremoto del 15 gennaio 1968, momenti concitati e di enorme drammaticità. Leonardo Sciascia, come cronista, scrisse all'indomani del terremoto: "A Santa Margherita, dodici ore dopo la sciagura non è ancora arrivata né una tenda, né una coperta, né un pezzo di pane".

Papa Giovanni Paolo II nel celebrare la Santa Messa, il 20 novembre 1982, nella Valle del Belice, disse: "Ho voluto che la mia prima sosta tra le genti di Sicilia fosse qui, nella terra del Belice. Saluto Voi, Uomini e Donne di questa terra, che avete vissuto l'esperienza sconvolgente di quella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 ed avete affrontato, senza lasciarvene piegare, gli indicibili disagi che ad essa hanno fatto seguito in tutti questi anni. Saluto in particolar modo voi giovani, che muovevate allora primi passi nell'esistenza o che non eravate nati ancora: il futuro della Valle del Belice è nelle vostre mani".



Redazione, 14/01/18 - pubblicato con immagini via SiciliaEuropa.com










"Grande successo e grandi emozioni Ieri sera al teatro L'Idea di Sambuca per l'apertura della commemorazione del 50° anniversario del Terremoto del Belice con le letture di Alessandro Preziosi e le musiche di Lello Alfino. Sono stato ONORATO di rappresentare la Protezione Civile con la mia presenza tra le varie autorità. Momento toccante quando è salito sul palco uno dei Vigili del Fuoco, Ivo Soncini, che all'epoca salvò tra le tante persone anche la famosa bambina Eleonora Di Girolamo detta "Cudduredda" che morì pochi giorni dopo per una "oggi banale Polmonite". Dopo la cerimonia, ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con il Signor Ivo per capire come all'epoca si lavorava, senza mezzi ed attrezzature ma con grande spirito d'animo. Grande lezione di vita!!!.
Oggi, con i volontari provvederemo a montare nel Comune di S. Margherita di Belice una mini tendopoli per ricordare le tante persone che per anni hanno vissuto in baracche.!!!
"
Facebook 14/01/18, Organizzazione Volontari Protezione Civile Sambuca


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MessaggioInviato: Lun Gen 15, 2018 01:57    Oggetto: VALLE DEL BELìCE _ 13-14/01/2018, 50° anniversario terremoto Rispondi citando




50° anniversario del terremoto nella Valle del Belìce

la Sicilia e l'Italia ricordano con un anno di Iniziative

commemorazione con reading di Alessandro Preziosi





Teatro Comunale L’Idea di Sambuca di Sicilia, 13 gennaio 2018,
evento a cura di Tanino Bonifacio, "IN MEMORIA DEL BELìCE -
Uomini & Racconti" con le letture di ALESSANDRO PREZIOSI e le musiche di LELLO ANALFINO eseguite con il suo Acoustic 3io in4.



Tgr RAI Sicilia da 05'18'' www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-0d24a8c2-15be-4d3a-8e16-b7894abcee9d.html







Tgr RAI Sicilia 06'' http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-466fc7b8-e355-4913-953a-bc98318e963a.html

Partanna, 14 gennaio '18 cerimonia 50° anniversario terremoto

con il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

lettura di Alessandro Preziosi "Nel ricordo della Valle del Belìce"




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Marisol



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MessaggioInviato: Lun Gen 15, 2018 13:05    Oggetto: Rispondi citando


Mia cara Giuly,

Grazie per tutte le informazioni sulla celebrazione del 50 ° anniversario del terremoto della Valle di Bellìce.

Le immagini di quel tempo, frutto del terremoto, scuotono il cuore.

immagino l'emozione di tutti i privilegiati che hanno potuto partecipare a questa celebrazione.

Grazie Ale, per aver partecipato.

Tanti baci con sincero e grande affetto da Madrid.

Marisol

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