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LIBRERIA 'MIGLIORIAMOCI' dal 2004 a OGGI consigli di lettura
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ominoturchino



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MessaggioInviato: Dom Apr 26, 2009 10:00    Oggetto: LIBRERIA 'MIGLIORIAMOCI' dal 2004 a OGGI consigli di lettura Rispondi citando


Danielita nel 2004 ha scritto:


Care amiche,
ho pensato che vicino al Bar Miglioramoci di recente inaugurazione, potrebbe sorgere la LIBRERIA MIGLIORIAMOCI, dove chi entra può trovare e dare suggerimenti o notizie su libri o riviste. Ho pensato a una libreria dove si può trovare di tutto: libri per bambini o ragazzi, libri per pensare o per divertirsi e sorridere.
Magari anche il barista potrebbe venire nei momenti di libertà a dare il suo PREZIOSO contributo. Cosa ne pensate?

Daniela


Inviato: Mar Ott 26, 2004





    Evviva !!! CentoCinquantenario dell'Unità d'Italia

    Italia, la Nostra Nazione si è fondata sulla Lingua




          ......

Citazione:



"Mia lingua italiana. Per i 150 dell’unità nazionale" di Gian Luigi Beccaria (Einaudi). Anticipiamo alcuni brani dal capitolo iniziale.


Per prima è venuta la lingua. Non c’era ancora la nazione, ma da secoli esisteva un’unità linguistico-letteraria nazionale. «Ex linguis gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt», scriveva Isidoro di Siviglia in Etymologiae): sono le lingue che fanno i popoli, non i popoli già costituiti che fanno le lingue. Gli ambiti in cui si sono realizzati valori in grado di unire più di ogni cosa l’Italia e tali da costituire la linea maestra di un’aspirazione unitaria non sono stati tanto principi oggettivi o materiali, l’etnia, l’economia, il mercato, il territorio, una comunità di costumi, la politica ideale dell’uguaglianza e della democrazia, l’unità delle istituzioni giuridiche, il principio della tolleranza o altro ancora. La coscienza e la volontà di un’unione si sono basate soprattutto su un valore culturale (la lingua della letteratura, la sua validità e la sua tenuta) che ha prefigurato sin dalle Origini un’unità immaginata e inseguita come un desiderio. «È un desiderio e non un fatto, un presupposto e non una realtà, un nome e non una cosa» il popolo italiano, ribadirà Gioberti (Del primato civile e morale degli italiani), nel secolo dell’Unità.

Non è stata dunque una nazione a produrre una letteratura, ma una letteratura a prefigurare il progetto di una nazione. Carducci nel discorso Presso la tomba di Francesco Petrarca del 1874 recitava: «Quando il principe di Metternich disse l’Italia essere una espressione geografica, non aveva capito la cosa; ella era un’espressione letteraria, una tradizione poetica». In quegli anni anche De Sanctis indicava «nella letteratura e nella lingua gli strumenti di fondazione della collettività nazionale». E già Foscolo, al suo esordio sulla cattedra di eloquenza all’università di Pavia, 22 gennaio 1809, aveva così esortato: «Amate palesemente e generosamente le lettere e la vostra nazione, e potrete alfine conoscervi fra di voi, e assumerete il coraggio della concordia».

Era toccato a un poeta, Dante, segnare la data d’inizio di quest’unità ideale: nel De vulgari eloquentia egli già vede l’Italia come lo spazio geografico su cui una lingua letteraria ha da diffondersi («videlicet usque ad promuntorium illud Ytalie qua sinus Adriatici maris incipit, et Siciliam»). La sua è un’audacissima «conquista intellettuale», un’idea nuova che da allora farà «costantemente parte del patrimonio culturale italiano fino ai nostri giorni». Dante pensa a un volgare letterario del sì di ampio respiro, fondato su un gruppo non solo di toscani (Cino, Cavalcanti, Dante stesso), ma sul gruppo meridionale dei siciliani già fioriti al tempo di Federico II, accogliendo nella «federazione» dei lirici anche un bolognese, Guinizelli. La parola letteraria si stende su un’unità geografica e culturale prima che essa esista realmente. Dante sin dai primissimi anni del XIV secolo persegue dunque l’esigenza unitaria «di una ideale unità linguistica e letteraria, proposta e richiesta a una reale, frazionata varietà, un’unità insomma che supera, ma nello stesso tempo implica questa varietà». Soltanto sei secoli dopo si realizza quell’antico «desiderio». Un grande poeta contemporaneo, Mario Luzi, ripensando alla nostra storia come percorso volitivo e non politico («O Italia, ininterrotto agone | ininterrotta pena»: in Via da Avignone, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini), parla dell’«antico sogno di un paese da costruire, di un’Italia perennemente da fare, illimitatamente futura. Inventata dalla appassionata genialità dei poeti e dei filosofi e tramutata in disegno politico condiviso e contrastato dagli uomini di governo, l’Italia non è mai stata un paese che riposasse sulle proprie ragioni acquisite, ma è stata sempre vera e indubitabile nella tensione verso un sé da raggiungere».(...)
Nel corso del tempo abbiamo faticato non poco a costruirci una nazione e una lingua comune. La storia della nostra patria, la parola stessa ha conosciuto le tormentate e alterne vicende che conosciamo. Oggi è soggetta addirittura a proposte di cancellazione. Sentiamo con disappunto di tanto in tanto parlare di secessione di una parte di pianura che un tempo, dicono, fu dei Celti, e di «centomila fucili pronti a scendere/da non so che vallate». È pur vero che per molti secoli patria ha indicato soltanto la città di provenienza (la «nobil patria» di Farinata è Firenze; anche il titolo Patria di una delle Myricae di Pascoli ad altro non si riferisce che alle campagne di San Mauro). Oggi, a centocinquant’anni dall’Unità raggiunta, ci sono italiani che ancora sentono di appartenere più alla «piccola» che alla «grande patria», che ripristinano le pratiche del «particulare», come se lo spirito di parte dei comuni medievali occhieggiasse tuttora tra la foresta di torri che minacciosa caratterizza il paesaggio delle nostre terre. Lo spirito di fazione ha radici antiche. Dante ha ampiamente disseminato i faziosi nei gironi infernali e nelle cornici del Purgatorio. Già fa potentemente emergere la rivalità faziosa che durerà nei tempi, strettamente legata alla frammentazione politica della penisola. Soltanto l’Unità ne sconvolge la strutturazione frammentata in entità comunali e statali, con storie e istituzioni molto diverse.

Da tanta e lunga divisione dipende l’allentato sentimento patriottico-identitario di noi italiani, così diverso da quello degli altri. Lo ha ribadito ancora qualche anno fa la Storia d’Italia di Pierre Milza. Abbiamo uno Stato, ma uno scarso senso della nazione. Non abbiamo mai avuto il senso reale e profondo di una comunità nazionale, l’orgoglio di una identità pari a quella che si sente per esempio risuonare nelle parole appassionate che Shakespeare ha messo in bocca a Giovanni di Gand nel Riccardo II. (...)

Ma nel nostro Paese, come ho detto, ci aveva pensato la lingua della letteratura a indicare, sin dalle origini, un desiderio di unità, una perseveranza, che si protende nel tempo tra le pieghe delle scritture. La colgo al volo anche in un’annotazione come questa, dovuta a Raffaele La Capria: «Ogni volta che riesco a comporre una frase ben concepita, ben calibrata e precisa in ogni sua parte, una frase salda e tranquilla nella bella lingua che abito, e che è la mia patria, mi sembra di rifare l’Unità d’Italia». Quest’unità, più umilmente sotto forma di aria di famiglia, noi rifacciamo ogni giorno anche nel parlare quotidiano. Penso alle parole delle patrie lettere come echi di un riconoscimento, quelle che affondano le radici nei classici letti a scuola, quei classici che hanno costantemente fatto da collante, raccolto la memoria della nazione, mantenuto la memoria storica della comunità, fatto da contrappeso alla ben nota labilità della nostra coesione nazionale. Comincio da esempi di superficie, piluccando qua e là dal linguaggio colloquiale. Osservo che Dante padre della lingua ha fornito più di altri materia al parlare e allo scrivere mediamente colto: il «natio loco», «le dolenti note», il «discendere per li rami», «perdere il ben dell’intelletto», «senza infamia e senza lode», «ma guarda e passa», «mi fa tremare le vene e i polsi». Ben presente, con tante tessere trasfuse nel parlare quotidiano, il più popolare dei generi nazionali, il melodramma: dal solo Rigoletto «pari siamo», «la donna è mobile», «cortigiani vil razza dannata», e via seguitando. Riusciamo, consapevolmente o inconsapevolmente, il patrimonio patrio della letteratura. Tant’è che ci sentiamo quasi offesi se un’annunciatrice (è capitato) dice in tv che «I cipressi di Bolghéri si sono ammalati». Ci sembra di aver mandato in soffitta il nostro Carducci, che un tempo a scuola mandavamo a memoria («I cipressi che a Bolgheri alti e schietti/van da San Guido in duplice filar…»). (...)


[26/04/2011 - LA STAMPA]






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L'ultima modifica di ominoturchino il Dom Apr 16, 2017 11:16, modificato 7 volte
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Doni



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MessaggioInviato: Dom Apr 26, 2009 14:13    Oggetto: Rispondi citando





I fiori di carta Sarah ha imparato a farli nel reparto oncoematologico di pediatria dell'ospedale San Matteo di Pavia. Aveva solo tre anni quando le diagnosticarono una grave malattia emolitica. Da quel momento trascorre gran parte della sua infanzia in corsia dove, pur toccando con mano il dolore, di quei giorni vissuti fra i camici bianchi, in balia di esami, terapie sempre nuove e prognosi mutevoli, Sarah custodisce solo ricordi felici. La malattia, vista attraverso gli occhi di una bambina, si tinge di poetica leggerezza, perde la sua connotazione drammatica per trasformarsi in un gioco. In queste pagine non c'è traccia di sofferenza, il dolore che costella il passato della protagonista, e che torna prepotente nel suo presente, le insegna ad apprezzare ancora di più il "dono" che le è stato fatto, la vita. I ricordi dei giorni in ospedale si intrecciano con i pensieri di Sarah adulta, che sin da piccola coltivava il sogno di diventare attrice. II flusso emotivo, che è la cifra stilistica del romanzo, esplora difficoltà e sfide che questa ragazza si trova ad affrontare sia sul piano esistenziale, sia professionale. Gli anni travagliati della gavetta, un lungo percorso scandito da anni di studio, da un'infinità di provini e viaggi continui, oscillano fra successi professionali e umane delusioni. L'iniziazione di Sarah all'amore si snoda attraverso riflessioni profonde sul significato dell'amicizia, sugli affetti familiari e le sconfitte private collezionate

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genziana



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MessaggioInviato: Lun Apr 27, 2009 14:53    Oggetto: ALESSANDRO PREZIOSI protagonista 'IL CAPITANO' 1a serie :SKY Rispondi citando








      ALESSANDRO PREZIOSI impareggiabile protagonista! IL CAPITANO-I


Un carismatico e affascinante Alessandro Preziosi veste i panni di Giulio Traversari, Capitano della Guardia di Finanza, in un recente successo RAI, firmato dalla regia del bravo Vittorio Sindoni.
Alle prese con pericolose indagini su traffici illeciti e criminalità organizzata, il Capitano Traversari si troverà ben presto a fare i conti con una realtà intricata e densa di pericoli. Accanto a lui, in un susseguirsi di azione, colpi di scena ed emozioni, il Colonnello coordinatore Danilo Fioravanti, interpretato dal grande Giuliano Gemma. Nel cast anche Selvaggia Quattrini, Gabriella Pession, Giorgio Borghetti e Antonio Iannello.



      TV satellitare: programmazione su SKY Canale 122 = RAISAT Premium

      Martedì 28/04/09 - 16:00
      Mercoledì 29/04/09 - 04:25
      Martedì 05/05/09 - 16:00

nota Smile ringrazio la gentile forumista che mi ha passato il suggerimento Wink non avendo la parabola satellitare, non vi posso assicurare quali, o se tutti 6, episodi della 1a serie verranno trasmessi, per chi potrà farlo però, sarà sempre un bel vedere Very Happy



      ....................

      ....................


        oppure guardiamo le puntate in dvd i singoli sono disponibili
        IBS.IT: per acquisto on line, scontati al 50% per pochi giorni
        e/o fino ad esaurimento scorte, altre informazioni? nenepd Very Happy


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nenepdl



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MessaggioInviato: Lun Apr 27, 2009 15:18    Oggetto: Rispondi citando


hei Giuly!!! eccomi pronta!
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Gloria93



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MessaggioInviato: Ven Mag 01, 2009 14:17    Oggetto: Rispondi citando


Doni ha scritto:



I fiori di carta Sarah ha imparato a farli nel reparto oncoematologico di pediatria dell'ospedale San Matteo di Pavia. Aveva solo tre anni quando le diagnosticarono una grave malattia emolitica. Da quel momento trascorre gran parte della sua infanzia in corsia dove, pur toccando con mano il dolore, di quei giorni vissuti fra i camici bianchi, in balia di esami, terapie sempre nuove e prognosi mutevoli, Sarah custodisce solo ricordi felici. La malattia, vista attraverso gli occhi di una bambina, si tinge di poetica leggerezza, perde la sua connotazione drammatica per trasformarsi in un gioco. In queste pagine non c'è traccia di sofferenza, il dolore che costella il passato della protagonista, e che torna prepotente nel suo presente, le insegna ad apprezzare ancora di più il "dono" che le è stato fatto, la vita. I ricordi dei giorni in ospedale si intrecciano con i pensieri di Sarah adulta, che sin da piccola coltivava il sogno di diventare attrice. II flusso emotivo, che è la cifra stilistica del romanzo, esplora difficoltà e sfide che questa ragazza si trova ad affrontare sia sul piano esistenziale, sia professionale. Gli anni travagliati della gavetta, un lungo percorso scandito da anni di studio, da un'infinità di provini e viaggi continui, oscillano fra successi professionali e umane delusioni. L'iniziazione di Sarah all'amore si snoda attraverso riflessioni profonde sul significato dell'amicizia, sugli affetti familiari e le sconfitte private collezionate


Doni, questo è uno dei pochi libri che ho letto, mi è piaciuto molto
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nenepd



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MessaggioInviato: Sab Mag 02, 2009 09:28    Oggetto: Rispondi citando


IO STO LEGGENDO "CAOS CALMO", RITENGO CHE SPESSO PRIMA DI VEDERE IL FILM, E' MEGLIO LEGGERNE IL LIBRO. A VOLTE IL FILM NON E' SEMPRE COSI' FEDELE.
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nanà



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MessaggioInviato: Lun Mag 04, 2009 23:37    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Condivido Irene, i libri sono sempre più belli e profondi e lasciano spazio all'immaginazione.
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genziana



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MessaggioInviato: Lun Mag 11, 2009 13:50    Oggetto: PAVESE, FENOGLIO, CALVINO : biografie per immagini LA STAMPA Rispondi citando










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Blue Angel



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MessaggioInviato: Sab Mag 16, 2009 17:40    Oggetto: Re: messaggio Rispondi citando


nanà ha scritto:
Condivido Irene, i libri sono sempre più belli e profondi e lasciano spazio all'immaginazione.

Sono d'accordo con te e Irene! Wink Un film rappresenta ciò che il regista ha pensato per noi, un libro, invece, non è mai solo il mondo dell'autore...un libro apre orizzonti infiniti ed inimmaginabili... Wink
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nanà



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MessaggioInviato: Sab Mag 16, 2009 22:42    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Tutto ciò che è pensiero può divenire parola...
...e le parole sono la storia.
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Doni



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MessaggioInviato: Mar Ott 27, 2009 16:28    Oggetto: Rispondi citando




«Vorrebbe abbracciarla ma non può. Alla nuova vita è sotteso un regolamento non scritto cui si attiene scrupolosamente. Elaborare i sentimenti, disporli come i fiori nelle aiuole, in un ordine artificiale, prima la rabbia, poi l’amore».

Maria, diciassettenne torinese, al terzo anno di Liceo, vorrebbe, ma non può abbracciare Emma. Sua sorella minore ha ingannato l’ingenua zia Mariuccia per riuscire a raggiungerla. È salita su una corriera per Moncalieri, ha seguito la mappa disegnata su un foglio a quadretti ed ha trovato finalmente il casolare in campagna dove Maria è andata a vivere. Si è presa tanti rischi, anche troppi per una ragazzina di tredici anni, ma quell’abbraccio di cui avrebbe tanto bisogno proprio non vuole arrivare. Non le è concesso, perché le regole tacite della comune in cui Maria è andata a vivere dopo essere scappata di casa, sanciscono l’assoluta subalternità dei sentimenti e delle dimostrazioni d’affetto rispetto all’obiettivo primario della militanza comunista: l’abolizione della società borghese.
Lo scontro è aperto e spietato. L’istituzione da abbattere senza riserve è la Famiglia (scritta con la lettera maiuscola) intesa come organizzazione finalizzata alla perpetrazione delle logiche di produzione capitalistiche: subalternità della donna, dei figli, delle idee, imposizione delle regole di convivenza borghese. La famiglia di Emma e Maria è proprio un esempio classico di istituzione da combattere: il padre ingegnere e dirigente alla Fiat, la madre, nata povera, aspirante Gran Dama di Corte. Ma neanche Sandro, uno dei ragazzi che vivono con Maria nella comune, barbetta incolta e fronte spaziosa, rinuncia alla critica, si sottrae alla lotta, nonostante sua madre sia stata un’eroica partigiana amica di Luigi Einaudi.
La guerra che percorre le pagine di questo appassionante romanzo è l’eterno conflitto generazionale che si ripete da secoli, ma che solo a partire dal Sessantotto ha trovato una sua giustificazione teorica, una sua dignità e anche una forma di organizzazione razionale. I giovani che vivono nelle cascine in collina, che lasciano ciclostili nelle cabine del telefono, che sparano alle gambe dei dirigenti sindacali, pesano come macigni all’interno di famiglie cattoliche, tradizionaliste, reazionarie. I giovani degli anni di Piombo scompaginano equilibri e legami forti di secoli, stravolgono riti consolidati, riempiono silenzi carichi di sussiego con le loro quotidiane rivoluzioni. Maria che si dà alla militanza ed Emma che vive sospesa tra la sua vita di eterna ragazza e il mondo che le rotola intorno, sono entrambe ugualmente sovversive.

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genziana



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MessaggioInviato: Dom Nov 15, 2009 02:56    Oggetto: ALESSANDRO PREZIOSI in ' SANT'AGOSTINO ' RAI UNO inizio 2010 Rispondi citando








ha scritto:






di Carla Di Martino *

Esce in libreria «Il Cammino di Sant’Agostino. Un pellegrinaggio in Brianza»: di Renato Ornaghi, pubblicato dall’editore lecchese Bellavite e dall’Opificio Monzese Pietre dure. Imminente è anche la trasmissione della fiction Rai interpretata da Alessandro Preziosi. È dunque l’occasione giusta per ritornare su aspetti meno conosciuti della vita inquieta e tormentata del santo d’origine africana (354-430), autore di quel bestseller che sono Le Confessioni. Incontriamo Isabelle Bochet, specialista dell’agostinismo, professore all’Institut Catholique de Paris e membro dell’Istituto di Studi Agostiniani di Parigi.

Signora Bochet, per Agostino l’amore che lega gli uomini su questa terra è prefigurazione dell’amore di Dio e immagine della Trinità. Che posto ha la sessualità in questa filosofia dell’amore?
L’itinerario esistenziale di Agostino è difficile e complesso. Penso sia facile anche oggi riconoscersi nella giovinezza di Agostino: l’esperienza della carne, dell’amore fisico e della paternità; l’ambizione e il desiderio di fare carriera, che spinse Agostino a Roma poi a Milano; l’adesione a una setta, quale era quella manichea: tutto questo Agostino lo ha vissuto intensamente prima della conversione, ed ha lasciato un segno profondo nel suo pensiero adulto.

Ma bisogna fare attenzione.
Prendiamo proprio l’esperienza della sessualità, momento saliente dell’adolescenza e della giovinezza di ogni tempo. Nell’opera di Agostino - le Confessioni, ma anche opere teologiche come il De Ciuitate Dei e il De Genesi ad Litteram, commento letterale dettagliato del racconto biblico della creazione - i riferimenti al corpo e agli aspetti fisiologici dell’amore sono ricorrenti. Ma proprio per questo bisogna fare le giuste distinzioni. In Agostino molto chiara è la differenza fra esperienza sessuale e consapevolezza del proprio corpo. Se per Agostino la sessualità in sé é bene, l’esperienza sessuale è negativa: per lui la sessualità è stata un ostacolo alla conversione, e in quanto tale, non la rinnega ma non la difende.

Come guarda, Agostino, al corpo?
Diverso è il suo atteggiamento nei confronti del corpo in generale. Agostino valorizza il corpo come parte integrante della persona. Questa posizione è forte nel contesto della sua epoca: pensate che Plotino 205-270), filosofo neoplatonico cui Agostino deve tanto, aveva vergogna del proprio corpo, involucro mortale da nascondere e annullare, e Porfirio (234-305 circa), suo discepolo e biografo, spiegava alla sua propria moglie la necessità di evitare ogni contatto fisico e di distaccarsi dal corpo. Agostino ha un estremo rispetto del corpo e una profonda conoscenza della vita in tutte le sue manifestazioni. Le passioni corporali non sono buone o cattive in sé: lo sono secondo la volontà buona o cattiva che le dirige.

Se volessimo riassumere in poche righe il messaggio di Agostino...
Una delle frasi più celebri di Agostino, che ha attraversato i secoli e ancora parla a tutti e a tutte è sicuramente: ama e fai ciò che vuoi. Che però non vuol dire: «ama e fai quel che ti pare». È un messaggio di libertà, e l’uomo è veramente libero solo quando ama di vero amore, di un amore che è carità verso il prossimo e verso Dio. Non c’è amore nella ricerca di autoaffermazione, amore e egoismo si escludono.

In un altro film recente, del 2007, il regista Mohamed Djedaiet presenta Agostino come il primo difensore del dialogo fra i popoli, contro lo choc delle culture. Cosa ne pensa?
Nel 2001 un grande Convegno: Agostino, universalità e africanità, é stato organizzato ad Algeri. Qualche anno dopo ho organizzato io stessa un viaggio culturale sui luoghi agostiniani d’Africa. E stata un’esperienza estremamente interessante ma che necessita qualche riflessione. Prima di tutto, attenti agli anacronismi: l’Africa di Agostino fa parte dell’Impero romano, Agostino è un cittadino romano e parla latino. Quel che è di sicuro interesse, è l’esperienza geografica dei luoghi agostiniani: capire cosa significa, per esempio, viaggiare in Africa, vedere coi propri occhi il paesaggio mentale di Agostino. Ma per apprezzare questi aspetti, bisogna avere una conoscenza profonda e molto dettagliata della sua vita e della società in cui è vissuto. O avere una buona guida! Quel che trovo invece straordinario, è come lo studio di Agostino possa essere oggi un’occasione di dialogo e di scambio interculturale. Viaggiare in Africa, incontrare i miei colleghi d’Algeria e Tunisia, è stata un’esperienza di vero dialogo: fra africani ed europei, fra musulmani e cristiani, alla scoperta di quello che fu un grande filosofo, un grande teologo, ma soprattutto, un grande uomo. (* Filosofa e islamologa comasca, insegna nelle università di Parigi e Lille)



Il Volume: TRA ARTE E FEDE - Conversione contesa da 3 territori

«Il Cammino di Sant’Agostino. Un pellegrinaggio in Brianza»: è questo il titolo del libro di Renato Ornaghi (Bellavite editore ed Opificio Monzese Pietre dure) che presenta percorso circolare collegando 25 santuari del territorio brianzolo, con riferimenti a importanti siti artistici. Agostino è legato a doppio filo alla Brianza: il luogo della sua conversione, il Cassiciacum delle «Confessioni», coinciderebbe con Cassago Brianza (Lc). Ma anche Casciago (Va) e Cucciago, nel Canturino, rivendicano questo legame. «Il libro una proposta di conoscenza turistica, ma anche un’esperienza di fede, che è ancora tutta da scoprire», afferma l’autore. Si tratta di un percorso particolare per un pellegrinaggio, poiché data la sua circolarità, propone un punto di partenza che coincide con quello di arrivo. «Questo può sembrare un po’ strano per chi vede il pellegrinaggio partendo da un punto e arrivando a un altro», avverte Ornaghi, «ma questa circolarità ha un significato anche dal punto di vista di richiamo della figura agostiniana. Agostino ha questo simbolo che è la cintura: gli agostiniani non hanno un cordone che lega il saio come i francescani, ma hanno un cinturone di pelle, quindi un simbolo di fedeltà, di costanza, di adesione al proprio credo». Il libro sarà presentato stasera, alle ore 20.30, a Monza, al Museo e Tesoro del Duomo, in un incontro a numero chiuso su invito, e verrà riproposto a Cassago Brianza (Lc) il 27 novembre, a ingresso libero.

Manuela Moretti

Sabato 14 novembre 2009









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ominoturchino



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MessaggioInviato: Sab Gen 02, 2010 16:15    Oggetto: FAUSTO COPPI 'il Campionissimo' a 50 anni dalla scomparsa... Rispondi citando



Per i tifosi dello SPORT, del ciclismo e dei suoi campioni, grandi e indimenticabili, oggi ricorre il 50° anniversario dalla scomparsa di FAUSTO COPPI "l'Airone": sono appena tornato dall'edicola, e vi segnalo 2 libri che sto sfogliando con emozione, potrebbero essere un buon regalo nella calza della Befana.


"FAUSTO COPPI. Un uomo solo al comando" di Paolo Alberati
esce con il giornale LA STAMPA www.lastampa.it/sport

"Chiedi chi era COPPI" Il Grande Fausto come non l'avete visto mai
esce in edicola con La Gazzetta dello Sport www.gazzetta.it/Ciclismo/

e... "FAUSTO COPPI" di Gianni Brera - Le Biografie - La Repubblica
Baldini & Castoldi, in libreria www.repubblica.it/rubriche/la-storia/index.html




mia sorella Giuliana, ha trovato i link alle pagine dei giornali on line, se volete leggere un riassunto della storia del Campionissimo e vedere qualche foto significativa, tante e alcune quasi inedite nei libri in edicola. Non poteva non essere anche questa una ricerca a 4 mani... Per noi sono libri da collezione, mio padre era appassionatissimo di ciclismo e tifosissimo di Coppi. Buona lettura!






Il mito che è diventato leggenda
di Davide De Zan (che ieri gli ha dedicato una trasmissione su Rete4)

Sono passati cinquant'anni eppure il ricordo di Fausto Coppi è ancora incredibilmente vivo. E se questo accade è solo perché la sua immagine e l'eco delle sue imprese sono ormai parte della nostra vita e della storia del nostro paese. La storia di Fausto è un romanzo che ha ispirato film, canzoni, un'infinità di libri in tutto il mondo che ci vorrebbe una biblioteca immensa per contenerli tutti.
La vita di un uomo semplice diventato leggenda. I nostri padri, i nonni, hanno ancora gli occhi lucidi quando parlano di Coppi e delle sue imprese e chissà quanti di loro portano il nome Fausto proprio grazie a lui. Ma anche i più giovani sentendo quel nome non possono che emozionarsi, perché anche dopo mezzo secolo il suo mito è ancora intatto.
Ed è qualcosa in più dei cinque giri d'Italia vinti, dei due Tour de France, del mondiale, delle grandi classiche, del record dell'ora, è il mito dell'uomo solo al comando che resiste al tempo, lo sconfigge e che vale mille volte più di un palmares strabiliante. E' la storia di un uomo straordinario prima che di un atleta immenso.
Ma non c'è solo lui, c'è anche Gino. Coppi e Bartali che dividevano l'Italia e la riunivano con le loro vittorie e con una rivalità intensa fatta di attacchi ma anche di stima e rispetto, quando il ciclismo ancora più del calcio faceva battere il cuore della gente. Il cuore di fausto ha smesso di battere il 2 gennaio di 50 anni fa.
E' morto di malaria e il vero mistero è come abbiano potuto i medici di allora fallire una diagnosi così elementare. Quel giorno l'Italia si è fermata per lui e per quella vita che con una cura semplice poteva essere salvata. L'airone ha chiuso le ali per sempre e l'Italia da cinquant'anni lo porta nell'anima con lo stesso incurabile affetto.

2 gennaio 2010


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nenepdl



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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 14:12    Oggetto: Rispondi citando


consiglio....

IL GIORNO IN CUI MIA FIGLIA IMPAZZI' - di Michael Greenberg
STORIA VERA

Un padre narra l'inizio e il protrarsi della schizofrenia della figlia adolescente. Un libro in certi punti straziante, che dimostra l'amore ma anche la paura di un padre di fronte all'impossibile.


NELLE TERRE ESTREME - di Jon Krakauer
STORIA VERA
La storia di un ragazzo che lascia la sua casa e la sua vita per spingersi in terre sconosciute e inospitali, alla ricerca della libertà e di sè stesso.
E' stato realizzato anche il film ma non l'ho visto.


LE CAMPANE DI BICETRE - di George Simenon
Un uomo si ritrova infermo in un letto d'ospedale: racconta i suoi giorni i pensieri che affollano la sua mente facendo un impietoso bilancio della sua vita. Simenon resta sempre un grande maestro nel suo genere,
ho letto varie sue opere e ogni volta ne resto estasiata.


SONDERKOMMANDO AUSCHWITZ - di Shlomo Venezia
STORIA VERA

La testimonianza di un ex deportato, addetto alle camere a gas. Un libro cruento e forte che illustra fino a che punto può spingersi la mente umana ma anche, fino a che punto un uomo può umiliarsi pur di vivere un minuto in più. Per la crudeltà di certi fatti descritti, in alcuni punti ho sentito la necessità di chiudere il libro, respirare a fondo e poi, riprendere la lettura.
Lo consiglio solo a chi è veramente convinto di voler sapere...!
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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 15:58    Oggetto: Rispondi citando


nenepdlavoro ha scritto:

Un padre narra l'inizio e il protrarsi della schizofrenia della figlia adolescente. Un libro in certi punti straziante, che dimostra l'amore ma anche la paura di un padre di fronte all'impossibile.


Grazie Irene per il consiglio ...proprio ieri ho letto la recensione del libro, lo leggerò.

Ultimamente ho letto "La foresta dei girasoli "
Torey L. Haiden

Lesley, diciassette anni, adora Mara, la sua bellissima e affascinante madre, che le racconta storie incredibili sulla vita in Germania e Ungheria prima e durante la guerra. Ma c'è una terribile verità sul proprio passato che Mara non può confessare, e che sta diventando una pericolosa ossessione. Lesley fa di tutto per cercare di comprendere i comportamenti sempre più strani della madre, così come suo padre cerca disperatamente di salvare la moglie dai ricordi. Ma a volte l'amore non sembra essere sufficiente per evitare la tragedia, e Lesley, di fronte a una vita famigliare distrutta, decide di partire, per andare lontano, nel paese dove Mara è stata felice, alla ricerca della verità

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