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TOURNE' 2018 - 2019 - 2020 ALE con VAN GOGH
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Forum Alessandro Preziosi
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Autore Messaggio
genziana



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MessaggioInviato: Dom Feb 09, 2020 13:39    Oggetto: a ORTONA! Aperitivo Solidale ADRICESTA con PREZIOSI|van GOGH Rispondi citando





ORTONA Aperitivo di Beneficenza ADRICESTA Onlus


con ALESSANDRO PREZIOSI protagonista nella pièce

VINCENT VAN GOGH - L'odore assordante del bianco





donando un'offerta minima Solidale di partecipazione



contatta ora la Sede Nazionale di ADRICESTA ONLUS

085.2056770
info@adricesta.com WhatsApp 3371078397


o chiama direttamente Teatro TOSTI tel. 0854212125



per prenotare e ricevere conferma posti al più presto!







incontro: giovedì 20 febbraio 2020 orario 18-19:30

presso AperìTosti TEATRO "F.P. TOSTI" ORTONA (Ch)




L'ADRICESTA ringrazia Comune ed Ente Teatrale, AperìTosti,

Lions Club Ortona, Kiwanis Club Chieti-Pescara "D'Annunzio"








dal 2004! ADRICESTA ONLUS va in aiuto dei Bambini

Ospedalizzati, a livello nazionale, con Progetti Solidali


a sostegno dei Malati, dell'Infanzia e della Famiglia, e

del processo di Umanizzazione dei Reparti di degenza


ALESSANDRO PREZIOSI è nostro testimonial ufficiale

dedicando il suo forum personale fin dalla fondazione







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genziana



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MessaggioInviato: Dom Feb 09, 2020 13:44    Oggetto: VINCENT VAN GOGH: 8-9/2/20 Teatro CARLO GESUALDO di AVELLINO Rispondi citando



ha scritto:


AVELLINO,

al Gesualdo; PREZIOSI: il mio VAN GOGHMoralità e

bellezza, dalla sua idea di arte alla forza del teatro




Il QUOTIDIANO Del SUD ed. IRPINIA - AVELLINO 6/2/20, Cultura pag. 21







produz. KHORA.teatro|TSA Teatro Stabile d'Abruzzo

VINCENT VAN GOGH. L’odore assordante del Bianco

di STEFANO MASSINI con regia di Alessandro Maggi


8-9 febbraio, AVELLINO Teatro "CARLO GESUALDO"

nel Grande Teatro del TEATRO PUBBLICO CAMPANO

con Città di AVELLINO, Regione CAMPANIA, MiBACT








con Alessandro Preziosi, protagonista dello spettacolo

ci sarà pure il Desk dell'Associazione Adricesta Onlus,

di cui l'artista è testimonial, un pretesto di Solidarietà











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genziana



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MessaggioInviato: Dom Feb 09, 2020 15:33    Oggetto: VINCENT VAN GOGH: 8-9/2/20 Teatro CARLO GESUALDO di AVELLINO Rispondi citando








8-9 febbraio, AVELLINO Teatro "CARLO GESUALDO"

nel Grande Teatro del TEATRO PUBBLICO CAMPANO

con Città di AVELLINO, Regione CAMPANIA, MiBACT








produz. KHORA.teatro|TSA Teatro Stabile d'Abruzzo

VINCENT VAN GOGH. L’odore assordante del Bianco

di STEFANO MASSINI con regia di Alessandro Maggi





ha scritto:



Alessandro Preziosi porta Vincent Van Gogh al

Gesualdo «Che emozione tornare ad Avellino»





Alessandro Preziosi torna al “Carlo Gesualdo” di Avellino con lo spettacolo “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco“ scritto da Stefano Massini e diretto da Alessandro Maggi. Il doppio appuntamento con il Cartellone del “Grande Teatro” è per sabato 8 alle 21 e domenica 9 febbraio alle 18.

Abbiamo cercato di scavare nel significato più profondo dell’arte, percorrendo il processo creativo che portava Van Gogh alla realizzazione di quel tipo di dipinti”, racconta l’attore che si sofferma poi sulla scelta di rappresentare una fase così complessa della vita dell’artista, rinchiuso nelle austere mura del manicomio di Saint Paul de Manson.

«Tutta la sua vita è stata estrema, come il periodo decisamente particolare sul quale ci siamo voluti soffermare. Da quel contesto totalmente bianco, dove l’assenza di colore diventa una punizione morale, si può solo rinascere e provare a riportarsi creativamente in vita. Da un punto di vista teatrale – continua Preziosi - è stato molto stimolante rappresentare un momento di assoluta chiusura psicologica e umana del pittore, incapace di recuperare gli stimoli artistici».

Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, lo spettacolo è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica. Il serrato dialogo tra Van Gogh e suo fratello Theo propone un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana dell’artista e ne rivela gli aspetti più reconditi.

Il testo firmato da Stefano Massini, vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, restituisce il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva, avvalendosi di una drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici che offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

Per Preziosi l’appuntamento con Avellino e il Teatro “Gesualdo” si carica di un ulteriore significato, particolarmente profondo. «Tornare ad Avellino dopo il doloroso addio a mio padre sarà molto toccante. Il Teatro, quando arrivavo in città, era per me un momento emozionante e coinvolgente e, in questa occasione, lo sarà ancora di più. Sarà come se fosse in platea: dedicherò lo spettacolo a mio padre e a tutte le persone che lo conoscevano, direttamente o indirettamente. Hanno lasciato un segno importantissimo nella nostra famiglia».

Preziosi dedica ancora un pensiero speciale ad Avellino e agli avellinesi. “In quei giorni difficili c’è stata una presenza molto sentita, sia da parte pubblica e istituzionale che privata. E’ stato un atto di vero amore che ha reso meno dolorosa la scomparsa di mio padre. Verso Avellino – conclude l’attore - c’è grande e sincera riconoscenza”.



Per info e prenotazioni: teatrocarlogesualdo.it teatropubblicocampano.com
biglietteria del Teatro Comunale Carlo Gesualdo, Piazza Castello - Avellino
t/ 0825.771620 / m/ 389.2932553
- 6 febbraio 2020 - Comunicato stampa





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MessaggioInviato: Lun Feb 10, 2020 23:10    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - 11/02/20 - LECCE, Teatro POLITEAMA GRECO Rispondi citando









ALESSANDRO PREZIOSI nel ruolo di protagonista in

VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco



11 febbraio 2020, LECCE Teatro POLITEAMA GRECO







a LECCE, PREZIOSI è VAN GOGH alle prese col bianco


di Gennaro Totorizzo; LA REPUBBLICA ed. Bari PUGLIA Giorno e Notte pag.10





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MessaggioInviato: Mar Feb 11, 2020 11:55    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - 11/02/20 - LECCE, Teatro POLITEAMA GRECO Rispondi citando





ALESSANDRO PREZIOSI nel ruolo di protagonista in

VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco



11 febbraio 2020, LECCE Teatro POLITEAMA GRECO




ha scritto:




PREZIOSI, Van GOGH e l’odore assordante del bianco




"La personalità del celebre pittore è resa in modo vibrante e lirico da Preziosi, sulla scia di tutte le sue precedenti prove, diverse per generi e registri, ma tutte intense". - Eraldo Martucci -


Nuovo QUOTIDIANO di PUGLIA ed. Nazionale 9/2/20 Cultura&Spettacoli, 24







Nuovo QUOTIDIANO di PUGLIA ed.Nazionale 11/2/20 Cultura&Spettacoli, 25







VAN GOGH di Alessandro PREZIOSI in tour in PUGLIA



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MessaggioInviato: Mar Feb 11, 2020 12:12    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - 11/02/20 - LECCE, Teatro POLITEAMA GRECO Rispondi citando





ALESSANDRO PREZIOSI nel ruolo di protagonista in

VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco



11 febbraio 2020, LECCE Teatro POLITEAMA GRECO




ha scritto:




Lecce, Politeama Greco / Intenso spettacolo su testo

di Stefano Massini / Alessandro Preziosi e le “bianche

mura” di Vincent Van Gogh / Il tormento del pittore

olandese recluso nell’ospedale psichiatrico. A teatro.


di Maria Agostinacchio per

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - ed. Nazionale – Vivi la Città pag. 43








produz. KHORA.teatro |TSA Teatro Stabile d'Abruzzo

VINCENT VAN GOGH - L'odore assordante del bianco

di STEFANO MASSINI, la regia è di Alessandro Maggi







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MessaggioInviato: Mer Feb 12, 2020 14:55    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - a TARANTO - 12-13/02/20 - Teatro FUSCO Rispondi citando








VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco


12-13 febbraio, TARANTO, Teatro Comunale FUSCO

"Teatro Pubblico Pugliese", MiBACT - Regione Puglia








Taranto, dramma e follia di Van Gogh secondo Massini

LA REPUBBLICA ed. Bari PUGLIA Giorno e Notte pag.16 - Teatro FUSCO



Mercoledì 12 febbraio (ore 19.00) nel foyer del Teatro Comunale FUSCO di TARANTO, l’attore Alessandro PREZIOSI incontrerà - durata di 30 minuti - la stampa locale per parlare del suo spettacolo VINCENT VAN GOGH, nel 130esimo Anniversario della morte dell’artista olandese; saranno presenti all’incontro oltre l’attore, l’Assessore al Comune di Taranto Fabiano Marti e il direttore del Teatro Fusco di Taranto Michelangelo Busco.






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MessaggioInviato: Mer Feb 12, 2020 20:55    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - a TARANTO - 12-13/02/20 - Teatro FUSCO Rispondi citando





QUOTIDIANO di Puglia: PREZIOSI e il suo VAN GOGH




ha scritto:




Taranto. Dal colore al bianco PREZIOSI è Van GOGH



L’attore in scena per la stagione comunale al TEATRO “FUSCO”

Oggi e domani sul palco la travagliata vita dell’artista olandese




CRITICA TEATRALE di Anita PRETI


Nuovo QUOTIDIANO di PUGLIA ed. Taranto 12/2/20 Giorno & Notte pag. 25








12-13 febbraio, TARANTO, Teatro FUSCO, sold out!

"Teatro Pubblico Pugliese", MiBACT - Regione Puglia



VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco









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MessaggioInviato: Ven Feb 14, 2020 23:48    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - a TARANTO - Teatro FUSCO - recensione Rispondi citando








12-13 febbraio, TARANTO, Teatro FUSCO, sold out!

"Teatro Pubblico Pugliese", MiBACT - Regione Puglia



VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco








ha scritto:




TARANTO, per Alessandro Preziosi\Van Gogh


grande successo di pubblico al Teatro FUSCO

con lo spettacolo “Vincent Van GoghL’odore

assordante del bianco
”, di Stefano Massini, per

la regia di Alessandro Maggi
.




Dopo il grande successo nei teatri di tutta Italia, la pièce teatrale ha emozionato e entusiasmato il pubblico tarantino, entrambi gli spettacoli (mercoledì 12 e giovedì 13 febbraio) hanno registrato il tutto esaurito, confermando questo come uno degli appuntamenti più attesi della stagione di prosa a Taranto. In una scenografia completamente bianca, troviamo Van Gogh, interpretato da Alessandro Preziosi, nel pieno dei suoi deliri durante il ricovero presso il manicomio di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Remy-de-Provence, nel sud della Francia. Siamo nel giugno 1889, Vincent Van Gogh ha trentasei anni ed è rinchiuso in un vero e proprio carcere non solo fisico ma anche mentale, poiché la sua mente non gli permette di distinguere realtà e allucinazioni. In un luogo totalmente bianco – persino il fondale ripropone il quadro Campo di grano con volo di corvi ma privo dei colori – Preziosi, con la sua interpretazione dall’alta carica drammatica, rende lo spettatore partecipe della malattia del pittore olandese, non per compatirlo ma per comprenderlo. Comprendere il disagio di un uomo rinchiuso in un posto dal quale non può fuggire, dove “il tempo non ha tempo”, nel quale non può leggere e neppure dipingere, sottoposto a trattamenti crudeli e inutili o, più probabilmente, peggiorativi della sua situazione. Neppure la visita del fratello Theo porterà giovamento a Vincent, ormai sprofondato nel “castello bianco” e con la testa confusa da quei rumori che facilmente si immaginano potessero popolare un ospedale psichiatrico in quegli anni. La prima parte dell’opera inquieta, con le regole crudeli degli infermieri e del medico, che impediscono a Van Gogh di vivere quella vita con i colori che forse avrebbe potuto salvarlo: “I colori ti entrano dagli occhi e ti escono dai pennelli. Chi dipinge si lascia attraversare” dice Preziosi/Van Gogh e chiede solo di poter uscire a rivedere questi colori, rincontrare i suoi amici pittori, tornare nell’amata Parigi e dipingere. Dipingere e basta.

E invece lui è rinchiuso in un ospedale/prigione dove tutto è bianco: i muri, il pavimento, i (pochi) mobili, la sua camicia di forza e i pantaloni, i camici degli infermieri e del medico. “Il bianco ti lava gli occhi” dice ancora il protagonista, prostrato dai suoi deliri, seppur ancora smanioso di uscire, scappare, vivere insomma. Il direttore dell’ospedale, che appare nella seconda parte dello spettacolo, come Theo all’inizio, invece, non è vestito di bianco e rappresenta il lato positivo, il lato umano, la cura. Egli più degli altri comprende Van Gogh e guida anche gli spettatori a comprendere un genio ingabbiato nella follia, egli non (si) chiede come possa un “pazzo” dipingere, ma comprende quanto fosse importante per Vincent Van Gogh dipingere e quanto prezioso fosse questo talento. “I pittori possono ricostruire la realtà. Dio è un pittore” dice il direttore, in questo spettacolo toccante, forte e potente che è terminato con diversi minuti di applausi.



Francesca Perrone, 13/02/20; pubblicato via oltreilfatto.it / Punti di vista









'un'istantanea che racconta pathos e bellezza di uno spettacolo davvero unico'



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MessaggioInviato: Sab Feb 15, 2020 00:03    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - a BARLETTA 14-15-16/02/20 - Teatro CURCI Rispondi citando




VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco


14-15-16/02/ BARLETTA, Teatro "Giuseppe CURCI"

"Teatro Pubblico Pugliese", MiBACT, Regione Puglia









sabato 15 febbraio, a BARLETTA presso il Teatro Curci ore 18.30 - "VINCENT VAN GOGH" - Conversazione con ALESSANDRO PREZIOSI e la COMPAGNIA


Intervengono: Cosimo Damiano Cannito, Sindaco di Barletta; Graziana Carbone, Assessore alla Cultura di Barletta; Fabio Troiano, Coordinatore Artistico delle azioni di promozione e formazione del cartellone. Modera Floriana Tolve, giornalista








ha scritto:



La follia e l’arte di Van Gogh nell’interpretazione
di Alessandro Preziosi al Teatro Curci di Barletta




Ritratto di uno dei momenti più duri della vita, ovvero la reclusione in una struttura di sicurezza per cosiddetti “malati mentali”, il Van Gogh di Massini è un uomo con tanto da dare, ma perso nel mare dei propri tormenti interiori.


CORRIERE DEL MEZZOGIORNO ed. Puglia Spettacoli, 14/02/20








ha scritto:



LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - Vivi la Città pag. 37, Barletta





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MessaggioInviato: Dom Feb 16, 2020 17:59    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - a BARLETTA 14-15-16/02/20 - Teatro CURCI Rispondi citando



ha scritto:




LA REPUBBLICA ed. Bari PUGLIA Giorno e Notte pag.14 - TEATRO







VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco


14-15-16/02/ BARLETTA, Teatro "Giuseppe CURCI"

"Teatro Pubblico Pugliese", MiBACT, Regione Puglia









ha scritto:



VAN GOGH in vita al “Curci” grazie a PREZIOSI



Van Gogh è tornato a vivere durante i 75 minuti di spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro Curci di Barletta e in replica anche questo pomeriggio alle ore 18:00.

Alessandro Preziosi, infatti, si è calato in una magistrale interpretazione del genio della pittura, per una resa scenica ricca di emozioni, riflessioni e perché no, anche di colpi di scena.

La follia del pittore olandese, dunque, è solamente la punta dell’iceberg: il testo, accuratamente scritto da Stefano Massini, è una vera e propria esaltazione della psiche dell’uomo e non dell’artista, che vive i suoi giorni lontani dalla gloria che in realtà meriterebbe.

L’odore assordante del bianco, questo il nome dello spettacolo, è una contraddizione vivente: uno dei pittori più grandi degli ultimi tempi viene, in un certo senso, umiliato e sopraffatto da eventi più grandi di lui. Il vero emblema dell’intera pièce andata in scena, quindi, è tutto racchiuso lì: nella sinestesia del titolo.

Un Alessandro Preziosi particolarmente in forma, dunque, ha poi contribuito ad avvicinare lo spettatore all’uomo, riuscendo, attraverso le sue parole, a far immedesimare la platea al proprio stato d’animo. Van Gogh (l’attore si è calato così tanto nella parte che sarebbe difficile chiamarlo diversamente), si mostra per la prima volta al pubblico sdraiato per terra e in preda alla sua follia. Circondato da quell’assordante bianco che lo attanaglia, il pittore appare in scena mentre si rotola, muove e rantola.

La ricerca dei colori tanto cari all’artista si sviluppa durante tutto lo spettacolo: anche la scenografia, curata da Marta Crisolini Malatesta, riproduce sulle pareti il quadro Campo di grano con volo di corvi, ma in bianco.

La sua ossessione nei confronti delle tinte non ha mai fine: L’odore assordante del bianco si conclude solamente quando il palcoscenico viene riscaldato dalla tanto agognata luce gialla. Solamente così, dunque, Van Gogh ha la possibilità di tornare a fare ciò che meglio gli riesce: utilizzare la variopinta tavolozza tanto amata.




Sonia Tondolo, 16/02/20; pubblicato via: BARLETTAnews.it TEATRO





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genziana



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MessaggioInviato: Lun Feb 17, 2020 13:11    Oggetto: VINCENT VAN GOGH - a TARANTO - Teatro FUSCO - recensione Rispondi citando




'un'istantanea che racconta pathos e bellezza di uno spettacolo davvero unico'







"Teatro Pubblico Pugliese"; MiBACT, Regione Puglia

12-13 febbraio, Teatro Fusco TARANTO; recensione



VINCENT VAN GOGH. L'odore assordante del bianco




ha scritto:




PREZIOSI\VAN GOGH nasce tutto dagli occhi



Al Teatro Fusco Alessandro Preziosi interpreta Vincent Van Gogh per la Stagione del Comune di Taranto: un successo annunciato.




Le allucinazioni e la capacità di percepirle come tali segnano gli ultimi mesi prima del suicidio, sono quelli che Vincent Van Gogh visse nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy de-Provence. Ed è li, tra le pareti bianche che lo pone Stefano Massini, autore del testo teatrale messo in scena dal regista Alessandro Maggi. “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco“ è l’antitesi del colore, della vita, del mondo dell’artista, nel quale si insinueranno i dubbi della realtà percepita tra gli incubi che lo annebbiano. In questa scenografia manicomiale si affastellano le manie persecutorie che distruggevano la psiche del pittore olandese.
Affiorano i ricordi che già riecheggiano grazie alla voce infantile (fuori scena) che apre lo spettacolo, associata alla figura a lui più familiare e vicina, il fratello Theo, colui che rappresenta il filo della speranza, al quale si spera di poter dare fiducia e che sia il grimaldello per evadere dalla cella bianca. Quando si disintegra l’illusione si affaccia una nuova speranza che veste i panni del direttore del manicomio. Una sorta di Freud che illude la mente, scacciando le ombre malefiche degli infermieri e del medico aguzzino. Ma le nebbie non si diraderanno.

Sul palco Alessandro Preziosi assorbe le ansie e i fantasmi che gravano quasi fisicamente sulla pelle, nella testa e negli occhi dell’artista del ‘Campo di grano con volo di corvi’, dipinto che è proprio lì in scena, ma appiattito nel bianco totale.

Il castigo è proprio negli occhi dai quali escono i colori ed i quadri, sono loro stessi ferite e dolore e comprenderlo non è facile, lo stesso Preziosi afferma: “Non è facile far entrare lo spettatore nella testa di Van Gogh ed è stata la cosa più interessante.”

Arte e follie vanno a braccetto nella vita di Van Gogh: quanta arte e quanta follia c’è nello spettacolo?
Arte e follia secondo me non dialogano così direttamente come si vuole credere. La follia è un pretesto attraverso il quale noi releghiamo l’artista lontano dalla geniale creatività. E’ facile definirlo folle, così recintiamo l’artista all’interno di una dimensione di alterazione della realtà. Sicuramente l’arte è un’alterazione della realtà e sicuramente Van Gogh ha diffuso nella sua vita biograficamente notizie sulla sua consistente alterazione della realtà e quindi infermità mentale. Ma questa credo che sia uno dei tanti presupposti attraverso i quali si può ricostruire l’arte. Tra i tanti tra i quali si ricostruisce la pittura di Van Gogh ci sono: il senso morale della pittura, i grandi infiniti viaggi fatti per riuscire a trovare la luce giusta, il grande confronto con gli artisti e colleghi dell’epoca Seurat, Gauguin, Monet, Tolouse Lautrec. E’ quindi abbastanza strano immaginare come un pittore così dedito alla follia fosse così dedito al suo lavoro.”

Lo spettacolo non si regge unicamente sul protagonista, lo specchio dei suoi pensieri allucinati trovano forze nelle figure che la stessa mente materializza, con ottime capacità attoriali che spingono nel vortice della faticosa comprensione dei pensieri dell’artista, quasi seguendo gli indizi di un giallo.

In scena anche Francesco Biscione, Roberto Manzi, Leonardo Sbragia, Antonio Bandiera; scene e costumi Marta Crisolini Malatesta; disegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta; musiche Giacomo Vezzani;
supervisione artistica Alessandro Preziosi.

L’evento è rientrato nella Stagione Teatrale comunale del Teatro Fusco, che continua a inanellare un sold out dietro l’altro.


Foto: Emilio CATTOLICO/TEATRO FUSCO

Maddalena Orlando, 15/02/20; pubblicato via: CorrierediTARANTO.it





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MessaggioInviato: Lun Feb 17, 2020 13:50    Oggetto: VAN GOGH 05/2/20 al GRANDINETTI di LAMEZIA TERME; recensione Rispondi citando









VINCENT VAN GOGH - L'odore assordante del bianco


al Grandinetti di LAMEZIA Terme 5/2/20. Recensione










ha scritto:




AMA Calabria. Alessandro Preziosi 'folle' Vincent




LAMEZIA TERME. Altro grande appuntamento 2020 con la Stagione Teatrale organizzata da AMA Calabria al Teatro Comunale Grandinetti. In scena Alessandro Preziosi in Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco di Stefano Massini, regia di Alessandro Maggi; co-produzione KHORA.teatroTSA Teatro Stabile d’Abruzzo.




Un décor astratto e levigato firmato da Maria Crisolini Malatesta, tre pareti bianco calce, accecanti, fredde, refrattarie. Sulla parete di fondo – in impercettibile rilievo ton sur ton – il Campo di grano con volo di corvi a suggerire lo spazio e la libertà sognati. Quelle laterali usate come schermo su cui si stagliano, nitide, le ombre dei personaggi in un gioco di specchi. Su un piano inclinato, che occupa tutto il perimetro scenico, giace un corpo rannicchiato come un baco nel suo bozzolo. Un silenzio grondante di attesa è rotto da una voce fuori campo, infantile e nasale “È stato ammesso oggi in ospedale il signor Vincent Van Gogh, 36 anni. Egli è colpito da manie acute con allucinazioni della vista e dell’udito. Si reputa incapace di vivere e gestirsi in libertà. Necessita sottomettere il soggetto a prolungate osservazioni psichiatriche.”

Inizia in una immobilità gravida di senso la sofferta interpretazione di Alessandro Preziosi nel ruolo di Vincent Van Gogh rinchiuso nel manicomio di Saint Paul. Una interpretazione controllata in tutti i suoi particolari e minutissimi effetti sulla traccia di un testo simbolico, denso e inafferrabile insieme, a partire dal sottotitolo: L’odore assordante del bianco. Sinestesia ossimorica.

In questa falsa atmosfera da paradiso spettrale, in un tempo senza tempo, in una condizione di non-vita, Alessandro/Vincent respira e nutre il suo personale incubo aggrappandosi ai suoi incontri onirici, come quello con il fratello Theo nell’incipit dello spettacolo, per non precipitare nell’abisso dell’indifferenza e della solitudine “Giurami che esisti, giurami che sei reale, che gli altri ti vedono come ti vedo io, che ci sei, che respiri, che non sei vivo solo dentro la mia testa…”.

Fame di colori in un bianco che è assenza di colore, di riferimenti percettivi “Fissare la pianta in cerca di colore, una macchia, una traccia, uno sputo di colore, una goccia di carminio, di magenta, un segno rosso, giallo, turchese…” e un delirio fatto di immagini evocate, desiderate, nascoste in una obliqua, sghemba stanza della memoria e condannate ad esistere: il treno, il carretto, le colline dorate, i vigneti, il campo di grano, le case arancioni fra gli alberi di prugne, le albicocche con i rami giapponesi…

Si sente la sua voce fredda, tagliente, gelidamente pazza, d’un tono – tuttavia – stranamente naturale, senza privarsi degli sfoghi e degli eccessi della follia, sempre morbosamente bella da vedere e da recitare così come la rabbia che prende forma su quella tela dipinta col carbone rubato di nascosto. Ritrarre il Dottor Vernon-Lazàre è come ucciderlo. Perché creare è uccidere ovvero tentare di purificarsi, di estirpare un male, un modo di salvare il proprio io da qualcosa o qualcuno che provoca dolore, vomitandolo come “carne marcia”.

Un demone tragico che si misura con le proprie paure, le attese terribili anche se sulla porta della sua stanza c’è scritto “totalmente placido”.

Una recitazione inquieta, forte e sicura, intensa e straniata insieme, fatta con tutto il corpo. Il curvo inscriversi della schiena, lo sguardo sbarrato, la lingua che vanamente umetta labbra riarse, le dita dei piedi disarticolate che si aprono come un ventaglio, le mani che si arrampicano su pareti d’aria per poi artigliare la camicia, strapazzandola, e trovare finalmente rifugio in un gesto-barriera o requie in un pietoso auto-abbraccio. Gesti reiterati ma misuratissimi, concepiti come proiezioni di un vuoto denso di sommovimenti. Sfasature e intermittenze di una coscienza (ma si può ancora parlare di coscienza?) a rivelare la ricerca di una verità più profonda, più antica, la verità delle pelle, della carne, delle viscere: l’identificazione dell’arte con il mondo e sé con l’arte.

Il dissolvimento del pensiero, del linguaggio, delle cose raggiunge una rarefazione sublime e concreta sorretta da una scrittura, quella di Stefano Massini, nitida e feroce dove la parola scritta si confronta con la parola teatrale senza il meccanismo del compiacimento ma restituendo il senso di una complessità che si risolve in armonia e pienezza linguistica.

Nel finale, con la circolarità che ricorda le sue stelle vorticanti, la voce adulta di Vincent ripete “È stato ammesso oggi in ospedale il signor Vincent Van Gogh, 36 anni. Egli è colpito da manie acute con allucinazioni della vista e dell’udito. Si reputa incapace di vivere e gestirsi in libertà. Necessita sottomettere il soggetto a prolungate osservazioni psichiatriche” mentre la serena luminosità del giallo inonda la scena sul tema musicale del Sacro Graal dal Parsifal di Wagner nella potente e morbida voce di Kirsten Flagstad.

Il dialogo immaginato e immaginario con il fratello e il contrappunto vocale con gli infermieri e i medici giocato sul doppio registro del dramma e dell’ironia virgolettano gli altri interpreti della pièce che esprimono, d’ogni personaggio affidato alle loro cure, una attenta configurazione. Sollecito e premuroso il Theo di Massimo Nicolini, empatico e benefico ma innervato da una sottile vena di follia prudentemente amministrata il Dottor Peyron di Francesco Biscione; tirannico e viscido, affetto da “sindrome del piedistallo” il Dottor Vernon-Lazàre di Roberto Manzi; colorati di humour nero gli infermieri Roland e Gustave nelle interpretazioni di Antonio Bandiera e Leonardo Sbragia.

La regia rigorosa, a tratti severa, di Alessandro Maggi costruita su movimenti geometrici, l’uso evocativo delle luci di Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta e l’alberatura musicale di Giacomo Vezzani restituiscono uno spettacolo di classica linearità e di inquietante spessore nel felice tentativo di creare una nuova, credibile idea contemporanea della tragicità.

Ovazione finale.



[ph_Marco Masi /Courtesy AMA Calabria, Lamezia Terme]

testo di Giovanna Villella, 5/2/2020; via Attualità - LAMEZIATERME.It
















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MessaggioInviato: Lun Feb 17, 2020 18:39    Oggetto: VAN GOGH al Teatro di MESSINA 22-23-24/1/20 - Recensione Rispondi citando





VINCENT VAN GOGH - L'odore assordante del bianco

22-23-24/01/20 al TEATRO DI MESSINA; recensione





ha scritto:





ALESSANDRO PREZIOSI E VINCENT VAN GOGH:
L’AFFASCINANTE INQUIETUDINE SENZA TEMPO DELL’ARTE

Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” con un brillante Alessandro Preziosi al Teatro Vittorio Emanuele di Messina su un intenso testo di Stefano Massini per la regia di Alessandro Maggi














Dopo una lunga tournée in tutti i principali teatri italiani ed aver riscosso ovunque un grandissimo successo, fin dal debutto a Napoli e poi al Festival di Spoleto nell’estate del 2017, lo spettacolo teatrale “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” è giunto anche al Teatro Vittorio Emanuele di Messina mercoledì 22 gennaio (in replica il 23 e il 24). Con la produzione di Khora.teatro e TSA Teatro Stabile D’Abruzzo, per la regia di Alessandro Maggi e la supervisione artistica dello stesso Alessandro Preziosi, la pièce teatrale è tra i primi testi di Stefano Massini che, nel 2005, vinse il Premio Riccione Teatro “Pier Vittorio Tondelli” per «la scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica»: un’opera coinvolgente, penetrante, non priva anche di una delicata poetica.

Il cuore del testo ruota attorno ad uno degli artisti più famosi di tutti i tempi, Vincent Van Gogh: immenso ed universale, nell’immaginario collettivo rappresenta l’artista moderno per eccellenza che identifica la sua arte con la sua vita, vivendo l’una e l’altra completamente e con profonda drammaticità.

Una gran bella sfida la complessità di Van Gogh per un artista e per un attore che gli si accosta per interpretarlo. Un’affascinante sfida a cui il grande talento di Alessandro Preziosi, che ne ricopre il ruolo, ben risponde prestando tutto se stesso, per un’ora e mezza sempre sul palco: si muove ed interpreta il suo Vincent con tutto con il suo corpo ed appropriata mimica anche nei dettagli (da notare i movimenti dei piedi e delle mani), accartocciato su se stesso e bravissimo nel saper rendere uno stato mentale alterato tra squarci di pura genialità e il manifestarsi della malattia. Preziosi cattura totalmente l’attenzione dello spettatore nel ripercorrere e rappresentare la fragile natura e l’irrequietezza della vita di Van Gogh.

La vicenda è collocata temporalmente nel 1889 quando Vincent Van Gogh, a 36 anni, viene internato (dall’8 maggio indica il testo) presso l’ospedale psichiatrico nel manicomio di Saint-Paul-de-Manson, a Saint-Rémy-de-Provence, località molto vicina alla sua amata Arles. Risale a qualche mese prima l’episodio in cui la partenza improvvisa di Paul Gauguin (con cui aveva iniziato un intenso sodalizio artistico) gli procurò una grande crisi per cui si tagliò il lobo di un orecchio: probabile primo acceso grido e traccia di un’inquietante e crescente follia.

Nel presentare i vari personaggi già nel testo l’autore, Stefano Massini, li associa ad una caratteristica “cromatica”: Vincent Van Gogh è la disperata sete di colore, il fratello Theo è una pacifica innocenza del colore, il Dottor Peyron è una traccia di colore nel bianco, il Dottor Vernon-Lazàre senza colore è natura morta e gli infermieri Gustave e Roland, barili di birra e spreco di colore.

Ma il bianco (che è luce, assoluto valore di chiarezza) e il nero (che è buio, assoluto valore d’oscurità) sono le due posizioni estreme della tavolozza cromatica in cui, pur appartenendo ad essa, il colore si perde e, nello stesso tempo, sono le due realtà in cui lo stesso Van Gogh vive, ed è costretto a vivere, i giorni di reclusione nella casa di cura.

Ecco quindi che “L’odore assordante del bianco” non è solo una sinestesia, un’associazione espressiva tra due parole attinenti a due diverse sfere sensoriali, non è solo quello che può sembrare un artificio letterario ma appena si apre il sipario se ne comprende in pieno il significato.

Dal buio del palcoscenico un raggio di luce illumina la figura di Van Gogh che, vestito di bianco, rotolando sul piano del pavimento è accompagnato dalla voce fuoricampo di una bimba che annuncia: «É stato ammesso oggi in ospedale il signor Vincent Van Gogh, trentasei anni. Egli è colpito da manie acute, con allucinazione della vista e dell’udito: si reputa incapace di vivere e gestirsi in libertà. Necessita sottomettere il soggetto a prolungata osservazione psichiatrica».

Poi, su un dialogo tra Vincent ed il fratello Theo, tutto si illumina su uno spazio racchiuso in un unica grande scatola scenica, un abbagliante e “bianco” ambiente come lo è anche il pavimento: un piano inclinato in una pendenza che pare arrivare fino in platea. Poi tre pareti dove, sul fondale, è ripreso il quadro “Campo di grano con volo di corvi”, sempre in bianco: non c’è altro sulla scena, non c’è nulla se non una pianta anch’essa con bianchi fiori.

Una totale assenza del colore che per un pittore è come non avere ossigeno, una sorta di granitico “castello bianco” che racchiude una dimensione di grande sofferenza che finisce con scardinare l’artista dalla realtà e da cui Vincent vuole disperatamente fuggire, implorando il fratello Theo ad aiutarlo in questo.

Un grande lavoro fisico e mentale quello di Alessandro Preziosi in quest’opera che porta in scena una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica. Come risultato vi è una perfetta sovrapposizione, dall’inizio alla fine, fra l’attore e il personaggio che ben restituisce realisticamente l’angoscia e il tormento continuo del pittore e ci immerge nella sua controversa e profonda personalità. Non facile reggere tale dimensione anche per gli altri attori in scena che, nondimeno, durante tutto lo spettacolo hanno tenuto un ritmo ben saldo ed equilibrato: Francesco Biscione (il dottor Peyron), che ha saputo dare particolare profondità al personaggio come anche significativamente importanti, nei rispettivi ruoli, sono stati Massimo Nicolini (Theo Van Gogh), Roberto Manzi (il dottor Vernon-Lazàre), Leonardo Sbragia (Gustave) e Antonio Bandiera (Roland).

La regia di Alessandro Maggi ha ben orchestrato il tutto con perfetto equilibrio tra testo, scena, luci e musica. Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta hanno gestito le luci in modo da rendere ciò che vive Van Gogh in ogni momento, mentre la musica, che Giacomo Vezzani unisce ai rumori (quali il battito del cuore), ben esprime i passaggi di pensiero del protagonista trasportando lo spettatore nel sentire del pittore.

Le scenografie di Marta Crisolini Malatesta rappresentano perfettamente il freddo e gelido ambiente che accerchia ed intrappola l’artista tramite il bianco del colore cosi come è altamente significativo il rilievo del dipinto “Campo di grano con volo di corvi” che ricopre la parete di fondo: incombente e funesto presagio di quella che sarà la drammatica fine di Vincent Van Gogh l’anno successivo, proprio in quel campo di grano, il 29 luglio 1890.

Una gran bella operazione artistica che alla fine chiude il sipario tra i tantissimi applausi del pubblico, attento e col fiato sospeso fino all’ultima battuta dell’epilogo finale (che non sveleremo), ed offre un’occasione che consente di “sentire” e meglio avvicinarsi all’intensità del percorso artistico ed umano di Vincent per meglio capire e “sentire” cosa intendesse quando scriveva, tra le tantissime lettere, all’amato fratello Theo «…per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione…».

Si aprono inoltre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul quale sia, nello specifico, il ruolo dell’artista nella società contemporanea, quali rischi contempla la ricerca pura e, quindi, cosa comporta la nascita di un processo creativo… E certamente, dopo questa esperienza di indubbio arricchimento culturale e personale, magari qualcuno di noi osserverà con occhi diversi ed “ascolterà” con più attenzione l’immensa, prorompente e sconvolgente energia delle opere di Van Gogh, come nella “Notte stellata” (Saint-Rémy, giugno 1889) dove se “ascolti” con attenzione… puoi sentire all’unisono tutte le voci dell’Universo.



di Rosaria Landro | 23/01/2020; pubblicato via GLOBUSmagazine.It





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MessaggioInviato: Lun Feb 17, 2020 19:39    Oggetto: VINCENT VAN GOGH a FERRARA dal 16 al 19/1/2020 Teatro ABBADO Rispondi citando





VINCENT VAN GOGH - L'odore assordante del bianco



        dal 16 al 19 gennaio 2020 a FERRARA

        Teatro Comunale "CLAUDIO ABBADO"



ha scritto:




Vincent Van Gogh: il dubbio è un luogo bianco




"I colori ti entrano dagli occhi e riescono dalla punta del pennello. Chi dipinge non fa altro: si lascia attraversare."

Ferrara. Una luminosa domenica di gennaio, di quelle con i colori perfetti e sgargianti, che quasi fanno male agli occhi.
E poi le luci del Teatro Comunale, il buio che scende sulla sala e il bianco abbacinante della scena.
Un miscuglio di colori e impressioni, ideale per esplorare l’immaginario di un artista, per riuscire a comprendere, seppure in minima parte, l’assalto costante del mondo che subisce la sua sensibilità eccezionale, superiore.

"Era come se tutte le cose mi si lanciassero addosso, all’improvviso. Con violenza."

Dopo una vita trascorsa a farsi tramite di tinte, suoni, volti, ora Vincent Van Gogh è rinchiuso nel bianco immutabile di un istituto psichiatrico e brama una qualsiasi traccia di colore. Bianco, solo bianco, intorno a lui. Persino i fiori in un vaso, di cui ha atteso trepidante il dischiudersi, si sono rivelati bianchi.

Amo la scrittura di Stefano Massini, così evocativa e allo stesso tempo essenziale. Poetica e disperata questa incursione nella mente di Van Gogh: tra tutto quel bianco che destabilizza e annulla spigoli e ombre, i colori narrati e sognati sono crudelmente, appassionatamente vividi, tagliano più di un paio di forbici. E il dubbio… Il dubbio assume una disarmante, spietata semplicità. Un filo che si spezza, in maniera irrimediabile.

"Se scopri – e basta una volta – che la mente ti può ingannare… Be’, allora il filo si spezza: quando i tuoi occhi incontrano le cose, dovranno sempre e comunque dubitare."

Nella bianca prigione di Van Gogh entrano via via suo fratello Theo, due inservienti poco affidabili, un medico detestabile, il sorprendente direttore dell’istituto… Ma cosa è vero e cosa non lo è, in quell’assenza di colore senza ombre? Chi è reale?

Alessandro Preziosi riesce a rendere tangibile questo dubbio, che piega, consuma, incattivisce, toglie voce e speranza. Lo interiorizza, si trasforma fisicamente. Ottimi anche gli altri interpreti, in particolare Francesco Biscione. Suggestivo il disegno luci di Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta e struggente l’uso del Lohnegrin di Wagner.

Alla fine pare di risvegliarsi da una lunga, visionaria seduta psicanalita, quasi con il sollievo di poter uscire da quella bianca trappola. Magari con il desiderio di un’ultima salvifica pennellata, un nuovo colore da inventare, a renderci liberi.
Noi, e Vincent.

"Quando mescoli le tinte nasce un colore nuovo.
Non sai più ciò che c’era prima."




Franca Bersanetti Bucci, 16/02/20; via dallafinestrasivedeunsogno.com







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